In questo numero:
» NOVITÀ: E’ arrivata la bombola a svuotamento totale One Shot
» DAL MONDO: Cosa ha fatto crollare il ponte di Minneapolis?
» NOVITÀ: E’ arrivata la bombola a svuotamento totale One Shot
One Shot è una bombola aerosol a svuotamento totale a base di piretro naturale per l'utilizzo in ambienti civili e domestici.
Questo tipo di prodotto permette di intervenire facilmente ed agevolmente per eliminare un'ampia gamma di parassiti, soprattutto volanti, nelle più differenti situazioni.
Chi non ha avuto mai la necessità di eliminare delle zanzare da un ufficio, delle vespe da un cassonetto di una tapparella o stanare centinaia di scarafaggi da una cucina industriale o eliminare le mosche da una pasticceria? Con One Shot basta un semplice e veloce gesto.
One Shot è autorizzato per l'eliminazione di insetti volanti e striscianti quali mosche, zanzare, vespe, tafani, calabroni, scarafaggi, formiche, pulci.
One Shot si usa per la disinfestazione di ambienti civili, sia pubblici che domestici quali:
- Mezzi di trasporto, navi, treni, aerei, roulotte, autobus, containers
- Locali domestici: abitazioni, ambienti di soggiorno, servizi igienici, cucine, cantine, soffitte, garage
- Locali civili: settore ricreativo/comunità (scuole, campeggi, locali pubblici in genere, hotel, comunità, caserme, sale riunione, negozi), settore alimentare (industrie alimentari, mense, ristoranti, bar, magazzini, laboratori, depositi), settore zootecnico (allevamenti, ricoveri di animali).
La semplicità d'uso è uno dei punti di forza di One Shot: basta posizionare la bombola sul pavimento al centro della zona da trattare, avendo cura di chiudere ogni porta e finestra. Una bombola da 150 ml è sufficiente per coprire circa 200 m3 di ambiente.
Per ambienti di dimensioni maggiori, posizionare bombole in numero proporzionale, distribuendole in tutta l'area. Premendo il pulsante della valvola, l'erogazione ha inizio.
Allontanarsi dall'ambiente da trattare e lasciare che la bombola eroghi automaticamente il prodotto fino a che, nel giro di circa 5 minuti, sia completato lo svuotamento della stessa.
I locali trattati possono essere rioccupati dopo 2 ore, previa rimozione delle bombole vuote ed adeguata aerazione.
Questa la composizione della bombola One Shot:
100 grammi di prodotto contengono:
Estratto di piretro 7,2% (pari a 1,8% di piretrine pure)
Piperonilbutossido 15,4%
Coformulanti q.b. a 100,0%
» LEGISLAZIONE: Raee
Nella Comunità Europea si producono ogni anno circa 2.000 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui oltre 40 milioni di tonnellate sono classificate come pericolose. L'industria elettrica ed elettronica è il settore produttivo in maggiore espansione nel mondo e, in conseguenza di tale crescita e del fatto che i prodotti invecchiano sempre più rapidamente, gli scarti elettrici ed elettronici sono in rapido aumento. I rifiuti elettronici, se non gestiti correttamente, sono dannosi; alcuni di essi contengono migliaia di sostanze diverse, di cui molte pericolose che potrebbero causare seri problemi di inquinamento in fase di smaltimento. Per questo motivo, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (denominati RAEE) sono stati considerati un problema da regolare in relazione a principi di prevenzione, recupero e smaltimento sicuro.
L'unione Europea ha emanato, nel gennaio 2003, le direttive Waste from Electrical and Electronic Equipment (WEEE) e Restriction of Hazardous Substances Directive (RoHS), che dettano regole ben precise in relazione allo smaltimento ecologicamente corretto dei rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici e alla sostituzione/eliminazione in tali apparecchiature di alcune sostanze pericolose. Le Direttive applicano il concetto della Responsabilità estesa del produttore (chi inquina paga). Infatti i produttori hanno l'obbligo di provvedere al finanziamento delle operazioni di raccolta, stoccaggio, trasporto, recupero, riciclaggio e corretto smaltimento delle proprie apparecchiature una volta giunte a fine vita.
L'Italia ha recepito la Direttiva Europea con il Decreto Legislativo 25 luglio 2005 n.151. Per Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE) – così come definite dall'articolo 3 del D.Lgs. 151 – si intendono le apparecchiature che dipendono, per un corretto funzionamento, da correnti elettriche o da campi elettromagnetici e le apparecchiature di generazione, trasferimento e di misura di questi campi e correnti e progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1.000 volt per la corrente alternata e a 1.500 volt per la corrente continua.
Le AEE diventano RAEE (ossia Rifiuti) quando chi detiene le apparecchiature, l'utilizzatore, decide di disfarsene. Per RAEE si intendono tutti i componenti, i sottoinsiemi e i materiali di consumo che sono parte integrante delle apparecchiature elettriche ed elettroniche nel momento in cui si decide di disfarsene.
Per quanto riguarda la nostra attività, alcuni esempi di AEE comunemente utilizzati sono: nebulizzatori elettrici, trappole a luce UV, erogatori di aerosol, pompe erogatrici elettriche, ecc.
Questa normativa prevede importanti adempimenti: impone, innanzitutto, limitazioni all'utilizzo di sostanze pericolose in fase di produzione e detta principi, sia gestionali che finanziari, per il trattamento a fine vita delle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Inoltre suddivide questi rifiuti sia per tipo di provenienza – da “nuclei domestici” o da “utenti diversi dai nuclei domestici (RAEE professionali)” - sia per periodo di costruzione, distinguendo i “rifiuti storici” dai “rifiuti nuovi”.
Il decreto definisce i RAEE Domestici come quelli provenienti da nuclei domestici o quelli similari per tipologia di apparecchiatura anche se provenienti da attività diverse (commerciali, industriali, istituzionali, ecc). Da questa definizione è abbastanza semplice capire che la classificazione di un rifiuto come Domestico o Professionale è tutt'altro che immediata. La classificazione ha grandi ripercussioni sulla gestione del RAEE e quindi comporterà un grosso impegno per ogni produttore.
Innanzitutto qualche chiarimento terminologico che permetta di cogliere appieno il senso e la portata della normativa.
I soggetti interessati a questa normativa sono:
a) i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, che per la normativa sono non solo i fabbricanti in senso stretto, ma chiunque:
• fabbrica e vende apparecchiature elettriche ed elettroniche recanti il proprio marchio
• rivende con il proprio marchio apparecchiature prodotte da altri fornitori
• importa o immette per primo, nel territorio nazionale, apparecchiature elettriche ed elettroniche nell'ambito di un'attività professionale e ne opera la commercializzazione, anche mediante vendite a distanza (via internet)
• chi produce apparecchiature elettriche ed elettroniche destinate esclusivamente all'esportazione
b) i distributori: soggetti iscritti nel registro delle imprese che, nell'ambito di un'attività commerciale, forniscono un'apparecchiatura elettrica od elettronica ad un utilizzatore.
Molti sono gli adempimenti previsti, la maggior parte dei quali sono a carico dei produttori, che fra l'altro devono provvedere a finanziare la raccolta ed il recupero dei RAEE. Naturalmente, questo aggravio di costi si ripercuoterà lungo la catena commerciale del prodotto, come già succede per altre tasse o per altri obblighi (vedi CONAI).
L'entrata in vigore della norma, in origine fissata al 1 luglio 2007, è stata prorogata al 31 dicembre 2007, in quanto devono essere emanati alcuni decreti di attuazione, relativi all'istituzione del Registro nazionale dei soggetti obbligati al trattamento dei RAEE, del Comitato di vigilanza e di controllo, del Comitato di indirizzo sulla gestione dei RAEE e alle modalità di gestione delle AEE, da parte dei distributori. Tali decreti sono in fase di approvazione.
In uno dei prossimi numeri di T&C, o tramite apposita comunicazione, cercheremo di approfondire meglio l'argomento, soprattutto per quanto riguarda le AEE da noi commercializzate.
» DAL MONDO: Cosa ha fatto crollare il ponte di Minneapolis?
ST. PAUL – Sovraccaricato dal passaggio dei mezzi pesanti, indebolito dalla mancanza di alcuni bulloni e affaticato dalle crepe nell'acciaio, il ponte autostradale crollato a Minneapolis ha dovuto affrontare anche un ben più banale nemico: gli uccelli.
I piccioni, che del ponte avevano fatto la loro casa, lo utilizzavano anche come toilette. Gli ispettori avevano cominciato a documentare l'aumento di deposito di guano dei volatili sul ponte già da una ventina di anni.
Il problema è quindi aumentato anno dopo anno. Gli esperti concordano nel riconoscere che il guano depositato sulle travature in acciaio del ponte ha accelerato il processo di corrosione del metallo.
Gli investigatori, che hanno identificato le ragioni del crollo avvenuto il 1° Agosto 2007 e che ha provocato la morte di 13 persone ed il ferimento di un ulteriore centinaio, sostengono che il guano è solo uno dei tanti avvenimenti che si sono accaniti sulle travi in acciaio durante i decenni, portando al loro deperimento.
Nel 1987-1989 gli ispettori scrivevano sui loro report: “C'è uno strato di guano di piccione sull'acciaio, e una gran quantità di nidi all'interno delle sezioni cave”.
Nel 1996, vennero sistemate delle schermature su tutte le aperture per impedire la nidificazione. Ciò nonostante, le deiezioni furono segnalate anche nei report successivi. Questo problema si manifesta ovunque.
In Colorado gli operai del Dipartimento dei Trasporti passavano talmente tanto tempo a pulire il guano dai ponti che i responsabili del Dipartimento hanno iniziato un progetto di ricerca biennale per impedire agli uccelli di nidificare sui ponti.
Patricia Martinek,direttrice della ricerca in materia ambientale dell'agenzia dei trasporti, ha dichiarato che il guano dei piccioni è molto più che un fatto estetico: “il guano può danneggiare le nostre strutture perché è debolmente acido e contiene sostanze capaci di sciogliere materiali come il cemento.”
I tempi in cui gli operai del Dipartimento dei Trasporti erano costretti a spalare il guano con guanti e mascherine è finito, almeno nell'area di Denver. Per ripulire i ponti, Rob Haines, supervisore della manutenzione, ha deciso di incaricare operatori specializzati esterni dotati di tute e respiratori per il rischio biologico, perché il timore dell'influenza aviaria e di altri contaminanti si è via via accentuato nel tempo. “Non dobbiamo esporre i nostri operatori a tali rischi senza le adeguate protezioni che riducano la possibilità di esposizione a zero” ha dichiarato Haines.
Secondo quanto dichiarato dal Dr. Langerman, un funzionario della divisione Salute e Sicurezza dell' American Chemical Society, il guano dei piccioni contiene ammoniaca e acidi. Se non viene dilavato, il guano si secca e si trasforma in un sale concentrato. L'acqua che penetra nelle strutture si combina con il sale e l'ammoniaca producendo piccole reazioni elettrochimiche che accelerano la corrosione e la formazione di ruggine. A lungo termine, tutto questo indebolisce la struttura.
Secondo John Hart, un biologo dell'U.S. Department of Agriculture di Grand Rapids, Minn, allontanare i piccioni da un ponte richiede una strategia complessa che comprenda l'installazione di reti per proteggere fori e superfici, il posizionamento di dissuasori a spilli e, qualche volta, l'utilizzo di esche avvelenate, di trappole o di carabine.