Perchè “La Mosca Bianca”?

Come dite?
Anche voi siete sommersi da newsletter e informazioni sul web, spesso inutili e fastidiose, come sciami di mosche che ci ronzano intorno?
La nostra reazione, il più delle volte, è “scacciare” questi fastidi.
Per questo motivo abbiamo sentito il forte desiderio di innovare la nostra comunicazione e abbiamo rivisto il format della nostra newsletter.
La nostra Mosca Bianca nasce per questo: distinguersi dallo sciame delle mosche “fastidiose” e fornirvi strumenti per aiutarvi a diventare mosche bianche nella vostra attività.

A quali criteri deve rispondere un erogatore per potersi definire antimanomissione?

Di seguito sono riportati i criteri per le postazioni di esca a prova di manomissione emessi dalla United States Environmental Protection Agency nel settembre 1994:

  1. Resistente alla distruzione o all’indebolimento causato da agenti atmosferici tipici non catastrofici (ad es. neve, pioggia, temperature estreme e umidità, luce solare diretta, ecc.);
  2. Abbastanza forte da escludere l’ingresso o la distruzione da parte di cani e bambini di età inferiore ai sei anni con le mani, i piedi o gli oggetti che si trovano comunemente nell’ambiente di utilizzo (ad es. bastoncini, pietre, vetri rotti, ecc.). Occorre utilizzare postazioni più forti di quelle definite “Antimanomissione” nelle aree frequentate da ungulati, procioni, orsi, altri animali potenzialmente distruttivi o in aree soggette ad atti di vandalismo;
  3. Capace di essere bloccata o sigillata in modo tale che i bambini e gli animali non bersaglio non possano accedere attraverso l’apertura o le procedure utilizzate per riempire il compartimento / i esca;
  4. Dotata di ingressi per roditori che a) consentono prontamente l’accesso degli animali bersaglio alle esche, b) negano tale accesso ad altri animali più grandi degli adulti delle specie bersaglio e c) scoraggiano l’ingresso da parte degli uccelli. I mezzi per raggiungere questi obiettivi potrebbero includere l’uso di deflettori, labirinti o piccoli ingressi:
  5. Capace di essere ancorata in modo sicuro per resistere agli sforzi per spostare la postazione o di spostarne il contenuto, o dotato di un meccanismo che impedisce virtualmente che l’esca venga scossa dalla stazione dopo che è stata spostata;
  6. Dotata di strutture interne per contenere le esche e minimizzare la fuoriuscita e la perdita di parti di esca all’esterno della postazione o nei punti facilmente accessibili della postazione;
  7. Realizzata con un design e un colore non particolarmente attraente per i bambini;
  8. In grado di applicare i consigli di prudenza in una posizione visibile.

Trappole a luce UV: assicurati che il tuo investimento sia efficiente come dovrebbe

È sempre opportuno valutare se le trappole a luce UV installate funzionano al meglio delle loro capacità e ancor di più è bene esserne certi all’inizio della stagione degli insetti volanti.

  • I tubi fluorescenti infrangibili producono livelli ottimali di luce ultravioletta?
  • Le piastre collanti sono ancora in grado di trattenere qualsiasi insetto che vi finisce sopra?
  • L’unità è mantenuta adeguatamente?

Tubi fluorescenti “infrangibili”

È un dato di fatto, noto a tutti coloro che lavorano con trappole per mosche a luce UV, che la luce ultravioletta prodotta dai fosfori all’interno dei tubi si deteriora nel tempo. A seguito del calo dell’emissione della luce UV è diventata una pratica standard, fra i disinfestatori più responsabili, sostituire i tubi UV quando l’emissione è diminuita di un massimo del 30-50%. La maggior parte delle persone ritiene che con tubi di buona qualità equivalga a circa 8-10 mesi di funzionamento.

È importante ricordare che la stragrande maggioranza dell’emissione del tubo non può essere percepita dall’uomo. La tipica luce blu-viola, che non si degrada come la luce UV, non ha alcun ruolo reale per l’attrazione degli insetti!

È buona norma sostituire i tubi ogni anno all’inizio della stagione degli insetti, verso marzo/aprile. Una sostituzione annuale è un requisito di tutti i principali standard di sicurezza alimentare (ISO 22000, AIB, BRC, IFS …). Questi standard rendono anche un requisito legale il fatto di evitare la contaminazione causata da rotture accidentali del tubo di vetro, in particolare durante la sostituzione annuale. Per portare questo rischio al minimo, vengono utilizzati tubi infrangibili. Tutti i rivestimenti infrangibili devono essere conformi alla legislazione internazionale per la conservazione del vetro in caso di impatto, la norma IEC 61549 e consentire l’emissione di almeno il 95% della luce UV attraverso il rivestimento.

Quando si acquistano tubi per sostituire quelli nell’unità è quindi assolutamente necessario ricordare che non tutti i tubi disponibili sono della stessa qualità. Vi è una grande discrepanza nei livelli di uscita dei vari tubi disponibili e anche nella loro longevità. Anche la qualità del rivestimento è fondamentale. Per questi motivi è assolutamente essenziale scegliere tubi di produttori di qualità.

Come puoi sapere quali sono i tubi di buona qualità? Produttori rinomati come PestWest saranno in grado di fornire dati di supporto per i loro tubi e i loro rivestimenti infrangibili. Questi dati descriveranno i dettagli dei livelli di emissione, nonché i dettagli del livello di emissione nel tempo, ecc.

C’è spesso una grande tentazione di acquistare tubi meno costosi ma è sempre un falso risparmio nel lungo termine!

Piastre collanti

Esattamente come per la scelta dei tubi, quella delle piastre collanti è estremamente importante. Sono state condotte molte ricerche sullo sviluppo delle piastre collanti che trattengono gli insetti volanti quando vengono attratti da una trappola dalla luce UV. Non si tratta solo di applicare qualsiasi colla su una piastra e sperare che le mosche vengano catturate quando entrano in contatto con la piastra. È essenziale che la colla non si degradi troppo rapidamente a causa della luce UV, che la colla non si asciughi rapidamente, che la colla non coli dalla piastra, ecc. Oltre a ciò, la piastra collante deve utilizzare il cartone giusto e deve avere il giusto spessore e deve essere trattata in modo che mantenga la forma ed eviti le deformazioni sotto l’impegnativa combinazione di UV, calore e talvolta umidità.

Piastre collanti di rinomati produttori sono state sviluppate in molti anni di test e sperimentazioni. Queste piastre devono offrire molte settimane di cattura degli insetti in modo affidabile ed efficace all’interno delle trappole per mosche. Le piastre collanti di qualità devono ancora essere sostituite quando diventano piene o polverose. È pratica comune sostituire le piastre collanti da 6 a 8 volte l’anno; spesso questo avviene una volta nei mesi più freddi e mensilmente nei mesi estivi.

RESISTENZA ANTICOAGULANTE IN EUROPA – STORIA, IMPATTO E GESTIONE CON STORM®ULTRA – Dr Adrian Meyer e Sharon Hughes


STORIA E IMPATTO – Di Adrian Meyer

DEFINIZIONE DI RESISTENZA AGLI ANTICOAGULANTI: “La resistenza ad un anticoagulante rappresenta una significativa perdita di efficacia nei confronti di una popolazione di roditori sottoposta al controllo tramite un utilizzo corretto dell’anticoagulante. In questo caso viene selezionato un ceppo di roditori con una sensibilità ereditaria ridotta e commensurabile all’anticoagulante.” Greaves, 1994.

STORIA

Gli anticoagulanti (warfarin) furono introdotti in Europa all’inizio degli anni ’50. Il loro utilizzo ha rivoluzionato il controllo dei roditori, fornendo un metodo molto più efficace per eliminare i roditori rispetto ai rodenticidi acuti precedentemente disponibili.

I rodenticidi acuti: fosfuro di zinco, ANTU (alfa-naftiltiourea), 1080, 1081, tallio, erano relativamente inefficaci a causa della loro scarsa appetibilità, azione più rapida (minuti/ore) e impatto sull’animale relativamente doloroso. Molti roditori non riuscivano a mangiare le esche oppure consumavano solo dosi sub-letali, sviluppando spesso diffidenza verso l’esca e compromettendo ulteriori tentativi di avvelenamento. Anche con il pre-adescamento non era agevole superare una mortalità superiore al 70%.

L’introduzione del warfarin, e successivamente di altri anticoagulanti, ha fornito un mezzo molto più efficace per il controllo delle infestazioni di roditori e, se applicato correttamente, ci si poteva aspettare una mortalità del 100%. Questa maggiore efficienza era dovuta alla natura cronica degli anticoagulanti; generalmente molto più appetibili dei rodenticidi acuti, venivano usati a concentrazioni molto più basse di principio attivo e agivano molto più lentamente (tempo medio di morte 6-7 giorni). Inoltre i sintomi, che comparivano dopo diverso tempo dall’ingestione, sono stati considerati meno dolorosi di quelli dei rodenticidi acuti. Per questo motivo, i roditori non erano generalmente consapevoli di essere stati avvelenati e potevano continuare a nutrirsi per diversi giorni. Ciò ha reso più facile somministrare una dose letale e raggiungere livelli più elevati di mortalità. Alla fine degli anni ’50 altri anticoagulanti oltre al warfarin furono introdotti sul mercato europeo, tra cui il clorofacinone, il difacinone e il cumatetralil.

Sfortunatamente, solo pochi anni dopo il lancio di questi prodotti, alcune popolazioni di ratti (Rattus norvegicus) e topi domestici (Mus musculus) avevano già sviluppato resistenza a questi primi anticoagulanti e potevano sopravvivere anche consumando notevoli quantità di esca. Questi roditori venivano considerati “resistenti al warfarin”, sebbene esistesse un alto livello di resistenza crociata nei confronti di tutti questi anticoagulanti. La diffusione della resistenza ha stimolato la ricerca commerciale di nuovi e più efficaci rodenticidi anticoagulanti e nei primi anni ’70 è apparso sul mercato il difenacoum, seguito poi dal bromadiolone. Al momento della loro introduzione erano considerati efficaci contro le popolazioni di roditori resistenti ai primi anticoagulanti. Per differenziare queste nuove molecole dai vecchi anticoagulanti, è stato coniato il termine “anticoagulanti di seconda generazione (SGAR)” per distinguerli dagli “anticoagulanti di prima generazione (FGAR)”.

Successivamente, negli anni ’80 e ’90, sono comparsi sul mercato europeo ulteriori SGAR: brodifacoum, flocoumafen e, più recentemente, difetialone. Già alla fine degli anni ’70, le popolazioni di roditori furono identificate come resistenti al difenacoum e successivamente anche al bromadiolone. Nel corso degli anni la resistenza al difenacoum e al bromadiolone è diventata sempre più evidente, mentre non è mai stata dimostrata quella al flocoumafen, brodifacoum e difetialone. Un aggiornamento sullo stato di resistenza, paese per paese, è disponibile sul sito Web del Comitato d’azione per la resistenza ai vari rodenticidi (RRAC), https://guide.rrac.info/resistance-maps.html

IMPATTO DELLA RESISTENZA

Nelle prime fasi dello sviluppo della resistenza in una popolazione di roditori, quando compaiono per la prima volta individui resistenti eterozigoti, i trattamenti di controllo possono fallire e danneggiare la reputazione del professionista. Infatti questi individui eterozigoti hanno un allele per la resistenza e l’altro per la suscettibilità. Identificare la resistenza come motivo di un fallimento è spesso difficile e l’unico modo sicuro per confermare la resistenza è eseguire un test genetico sulla popolazione murina.

Il trattamento permanente di popolazioni resistenti ad un anticoagulante è costoso in termini di manodopera e materiali e non produce il risultato prefissato: i roditori continuano a causare danni e diffondere malattie. Inoltre l’utilizzo continuo di questi prodotti su un gruppo di animali non sensibili porta ad un’amplificazione del fenomeno della resistenza, in quanto nel tempo tendono a diventare prevalenti gli individui omozigoti resistenti. In questo caso i roditori selezionati hanno entrambi gli alleli per la resistenza e, quando questi individui colonizzano altre aree, questo fenomeno si diffonde.

La frustrazione per il mancato raggiungimento del controllo può portare ad un utilizzo eccessivo e meno sicuro degli anticoagulanti, con un aumento del rischio ambientale. Nelle popolazioni resistenti, l’uso prolungato dei rodenticidi a lungo termine aumenta il rischio di accesso agli anticoagulanti da parte di animali non bersaglio e può provocare potenziali danni/contaminazione alla catena alimentare umana. Inoltre il consumo continuo di esca da parte di roditori resistenti aumenta la presenza di anticoagulante nel loro corpo con il conseguente rischio di avvelenamento secondario nei confronti degli animali spazzini e dei predatori.


GESTIONE CON STORM® ULTRA – Di Sharon Hughes

STORM® ULTRA E IL CONTROLLO DEI RODITORI RESISTENTI AGLI ANTICOAGULANTI

All’interno dell’UE, dal 1° marzo 2018, le esche anticoagulanti rodenticide vendute per l’uso non professionale devono contenere meno di 30 ppm di sostanza attiva. Le esche contenenti 30 ppm o più vengono classificate come frasi di rischio “H360D – può nuocere al feto” e non sono disponibili per gli utenti non professionali.

Quindi, quale sarà l’impatto di questa riclassificazione sul controllo di ratti e topi resistenti agli anticoagulanti e la futura selezione per roditori resistenti? Per quanto riguarda le esche FGAR queste non sono efficaci a una concentrazione inferiore ai 30 ppm, di conseguenza questa rimarrà solo un’opzione limitata. In riferimento al bromadiolone invece e, in misura minore, anche al difenacoum, vi sono prove di resistenza a questi due principi attivi sia nei ratti che nei topi e l’incidenza della resistenza sta crescendo, anche in aree in cui non si sapeva in precedenza che esistesse. Sembra che più cerchiamo roditori resistenti, più ne troviamo, quindi in questo momento non si conosce la portata della resistenza a queste due molecole. Poiché esistono già problemi di resistenza alle esche con difenacoum e bromadiolone quando il contenuto di sostanza attiva è di 50 ppm, vi è il timore che una riduzione a meno di 30 ppm per questi due attivi possa determinare un’ulteriore selezione a favore di roditori resistenti alle molecole anticoagulanti. Una situazione che non vorremmo si sviluppasse in futuro.

Non c’è resistenza al potente flocoumafen (SGAR), quindi ci si aspetta che un’esca contenente meno di 30 ppm di flocoumafen possa controllare il 100% dei ratti e dei topi resistenti ad altre esche anticoagulanti. Pertanto, BASF ha sviluppato un’esca in blocchi a base di flocoumafen inferiore a 30 ppm, chiamata Storm® Ultra (Storm® Ultra e Storm® Ultra Secure). Questa innovativa formulazione in blocchi:

  • è disponibile in due taglie, Storm® Ultra – esca da 5 g in blocco e Storm® Ultra Secure – 25 g – un blocco fissabile
  • contiene 25 ppm di flocoumafen
  • include un innovativo legante BASF, con prestazioni superiori, al posto della paraffina che consente di utilizzare una maggiore percentuale di ingredienti più appetitosi per i roditori rispetto alle esche in blocchi con paraffina
  • è almeno due volte più appetibile delle principali esche per blocchi con paraffina
  • è abbastanza resistente per non deteriorarsi anche a temperature estreme

In sintesi, Storm® Ultra combina l’appetibilità di un’esca morbida con la durata di un blocco. Pertanto si tratta di un rodenticida notevolmente efficace, nuovo e innovativo rispetto alla già affermata gamma di esche per roditori Storm® 50 ppm. Storm® Ultra fornisce un migliore profilo per la salute umana rispetto alle esche anticoagulanti contenenti 30 ppm o più di principio attivo, ma controlla le infestazioni di roditori, sia sensibili o resistenti agli anticoagulanti*, in modo rapido ed efficace.

Ceppo

Resistenza agli anticoagulanti

(Abbreviazione di mutazione)

Sesso

Appetibilità*

(dati per 5g)

Mortalità (%)

(dati per 5g)

Wistar Sensibile 3.11 (3.35) 100 (100)
11.30 (17.78) 100 (100)
Welsh Resistente ai FGAR (Y139S) 2.16 (2.18) 100 (100)
3.77 (8.33) 100 (100)
Hampshire Tollerante al difenacoum e al bromadiolone (L120Q) 2.41 (4.03) 100 (100)
7.82 (8.08) 100 (100)
Berkshire Resistente al difenacoum e al bromadiolone (L120Q) 2.00 (2.40) 100 (100)
3.38 (4.24) 100 (100)

 

 

I valori sono per Storm® Ultra Secure da 25 g, mentre i valori tra parentesi sono per Storm Ultra da 5 g. Questa tabella riassume i risultati degli studi di efficacia di laboratorio BASF su ratti maschi e femmine di diversi ceppi di R. norvegicus. In questi test di scelta alimentare, ai ratti è stata offerta l’opzione tra una dieta non tossica di controllo (dieta di laboratorio per roditori) e Storm® Ultra. Le quantità consumate sono state registrate. L’Appetibilità è la quantità di Storm® Ultra consumata e divisa per la quantità di dieta di controllo mangiata. Un valore maggiore di 1 indica che è stato preferito lo Storm® Ultra. Come riferimento: l’appetibilità della maggior parte delle esche a blocchi sul mercato varia tra 0,5 e 1,5.

* Secondo i dati BASF

Liberamente tradotto

Protecta EVO Edge è l’erogatore di esca ultimo nato in casa Bell: è efficiente e antimanomissione, ideato per un servizio di controllo molto rapido.

MADISON, WI, USA – Bell Laboratories, Inc., leader nella produzione di prodotti per il controllo dei roditori, presenta la nuova PROTECTA EVO EDGE, una versatile stazione di esca per roditori che è veloce da aprire e controllare. PROTECTA EVO Edge è facile da usare, si apre e si blocca rapidamente con la chiave EVO di Bell. Il sostegno integrato per l’eventuale scheda di registrazione del servizio, il design ad apertura laterale e le pareti interne arrotondate rendono la manutenzione rapida, massimizzando la produttività del tecnico. L’erogatore ha una grande capacità di esca che può alloggiare saldamente fino a otto blocchi da 28 g oppure due blocchi da 225 g. La postazione viene fornita con aste di fissaggio verticali. PROTECTA EVO Edge può ospitare anche due trappole per topi TRAPPER Mini T-Rex o una trappola per topi TRAPPER T-Rex che possono essere collocate sul corridoio interno. I tecnici possono cambiare rapidamente la tecnica di controllo dei roditori senza dover cambiare attrezzatura.

PROTECA EVO EDGE è l’ultima aggiunta alla vasta gamma di stazioni esca per roditori EVO antimanomissione in offerta dai laboratori Bell, tra cui PROTECTA EVO Express, PROTECTA EVO Ambush, PROTECTA EVO Circuit, PROTECTA EVO Landscape, PROTECTA EVO MOUSE e PROTECTA EVO Weighted Landscape . Di piccole dimensioni ma di grande versatilità, PROTECTA EVO EDGE ha tutte le caratteristiche che ci si aspetta da stazioni esca antimanomissione di Bell Laboratories.

Erogatori Bell classificati Tier 1

Nell’ambito dell’impegno di Bell Laboratories nel far progredire il settore del controllo dei roditori attraverso la formazione permanente, il manager dell’Europa meridionale e del Medio Oriente di Bell, Arnaud Del Valle, ha tenuto una serie di seminari sulla sicurezza per i clienti di Killgerm. Queste presentazioni, tenute a Siviglia, Madrid e Barcellona, sono state un’opportunità per formare il settore sull’importanza di utilizzare postazioni di esca a prova di manomissione.”I workshops Killgerm del 2015 sono stati una fantastica opportunità per incontrare i clienti spagnoli e per informarli dell’importanza di utilizzare postazioni di esca sicure“, ha affermato Del Valle.

I distributori e i disinfestatori interessati a fornire ai clienti i massimi livelli di sicurezza degli erogatori possono affidarsi alla linea antimanomissione della Bell Laboratories. Bell offre quattro postazioni di esca che soddisfano i criteri della classificazione di livello 1 (Tier 1) della Environmental Protecta Agency (EPA) americana.

Il sistema “Tier” classifica le postazioni esca in base al loro livello di resistenza alla manomissione da parte di bambini, di cani e la resistenza agli agenti atmosferici – dal Tier 1 che è al livello più alto fino al Tier 4, il più basso. Gli erogatori Protecta LP, Protecta EVO Express, Protecta EVO Ambush e Protecta EVO Circuit hanno soddisfatto tutti i requisiti necessari per certificarli come postazioni Tier 1. Per ricevere questa prestigiosa certificazione, le postazioni devono superare i protocolli stabiliti dall’EPA che dimostrano la resistenza a bambini e cani e che possiedono caratteristiche adatte alla resistenza agli agenti atmosferici.

Le nostre postazioni Tier 1 resistenti alle intemperie sono state testate per bambini e per cani e hanno superato le prove a pieni voti“, ha dichiarato Del Valle.

Il protocollo EPA 1.229 richiede che una postazione venga testata con almeno 50 bambini per assicurarsi che non siano in grado di aprirla o di raggiungere l’interno e accedere all’esca placebo. Gli erogatori Tier 1 di Bell hanno superato questo test in cui 50 bambini su 50 non sono stati in grado di aprirli o di accedere all’esca.

A causa della forza delle mascelle di un cane, creare un erogatore resistente ai cani è molto più difficile che creare una postazione resistente ai bambini. Il protocollo EPA 1.230 richiede che 6 cani non riescano ad accedere all’esca per almeno 2 ore. Bell immaginava che questo protocollo avrebbe (e forse ha) permesso ad alcune aziende di aggirare il test scegliendo cani passivi, riuscendo a superare la prova senza mai mettere a repentaglio l’integrità dell’erogatore. Così Bell ha collaborato con l’EPA per progettare un test più rigoroso. Il protocollo approvato EPA di Bell richiede che 12 cani interagiscano attivamente con la stazione entro i primi 15 minuti di esposizione oppure il cane viene squalificato. Anche con il protocollo più rigoroso, le stazioni Tier 1 di Bell hanno superato tutti e 12 i cani senza un solo fallimento.

Tenere lontano l’esca per roditori da bambini e cani è fondamentale, soprattutto quando i disinfestatori stanno disinfestando case, appartamenti e altre strutture residenziali.

Arnaud Del Valle di Bell Laboratories ha clienti che hanno utilizzato l’erogatore Protecta EVO Circuit (tra le altre postazioni) in molte destinazioni turistiche dell’Europa meridionale e del Medio Oriente. Dalla regione francese di Lione, e l’abbazia di Montecassino in Italia, alla storica Gerusalemme: EVO Circuit ha dimostrato di essere una postazione di esca efficace. Include connettori simulati sui lati dell’erogatore, facendolo apparire come una scatola elettrica. Perfetto per zone sensibili in cui la discrezione è essenziale, si fonde in ambienti scenici ed edifici storici. Protecta EVO Circuit Tier 1 protegge l’esca contro gli elementi e le interferenze umane.

Bombex®: due insetticidi microincapsulati per insetti volanti e striscianti a bassa tossicità

Nell’epoca dei Biocidi e delle sempre più numerose restrizioni in termini di prodotti e del loro utilizzo, si va sempre di più alla ricerca delle migliori alternative possibili da utilizzare nel mercato professionale.

Proprio per questo vi vogliamo parlare ancora di Jesmond e della loro gamma di prodotti innovativi Bombex: Bombex® Farumy® e Bombex® Pebbys® 25 CS.

Si tratta di due prodotti che fanno parte della stessa famiglia di microincapsulati (CS) di Jesmond ma, grazie ai diversi principi attivi che li compongono, creano un pacchetto prodotti in grado di permettere un controllo duraturo ed efficace di un’ampia gamma di insetti volanti e striscianti.

  • Bombex® Farumy® è costituito da una combinazione di Cifenotrina (100 g/L) microincapsulata e di Pralletrina (10 g/L) come principio attivo libero. La Pralletrina agisce subito con il suo effetto abbattente, mentre la Cifenotrina microincapsulata permette il rilascio costante e controllato dei principi attivi per una durata di oltre 12 settimane.
    Bombex
    ® Farumy® è adatto al controllo duraturo di parassiti difficili da controllare come la cimice dei letti (Cimex lectularius) e le popolazioni più resistenti di blatte (Blatta orientalis, Blatella germanica)
  • Bombex® Pebbys® 25 CS è formato da Permetrina microincapsulata (250 g/L), che attraverso una combinazione tra un picco di rilascio immediato e una base di rilascio lento, dà la possibilità di eseguire trattamenti rapidi e duraturi nello stesso tempo. Anche qui la durata dell’effetto arriva fino a 12 settimane.
    Bombex
    ® Pebbys® 25 CS è particolarmente efficace per il controllo di formiche (Lasius niger) e di mosche (Musca domestica) nei principali agglomerati urbani e rurali.

Il punto di forza di Jesmond e dei loro prodotti è l’utilizzo di una tecnologia di microincapsulazione (CS) di nuova generazione da loro creata e brevettata. Questa particolare tecnologia è basata su specifiche microcapsule incredibilmente piccole (2-10 micron di diametro) a forma di reticolo. Questa forma reticolare consente di controllare le dimensioni dei pori nella parete della capsula, consentendo così di adattare le proprietà delle microcapsule alle caratteristiche dei diversi principi attivi.

In base al modo in cui sono costruite le microcapsule, inclusa la ricetta proprietaria di altri componenti di formulazione, i microincapsulati di Jesmond possono essere applicati sia attraverso la nebulizzazione a caldo sia a freddo. Questo è abbastanza unico e non richiede nemmeno l’aggiunta di additivi per la nebulizzazione a caldo, come è solitamente richiesto per soluzioni a base acqua.

Va inoltre precisato che la stabilità fisica delle formulazioni CS è fondamentale. I prodotti Bombex sono ottimizzati utilizzando la giusta quantità di tensioattivi ed emulsionanti di alta qualità, per garantire capsule a flusso libero all’interno di un unica formulazione. Questo evita che le capsule si uniscano o si agglomerino. Gli agglomerati di microcapsule possono portare a una copertura disomogenea delle superfici trattate e al possibile blocco degli ugelli delle attrezzature di spruzzatura.

Una distribuzione omogenea di microcapsule all’interno della formulazione e nella soluzione spray, come nel caso dei prodotti Bombex, garantisce una diffusione uniforme delle microcapsule sulle superfici trattate offrendo così l’efficacia prevista.

Oltre i vantaggi appena citati, le formulazioni di Jesmond presentano una bassissima tossicità nei confronti dei mammiferi grazie all’incapsulazione dei principi attivi e, grazie all’uso di materie prime di altissimo livello e all’assenza di idrocarburi e solventi aromatici, non macchiano le superfici trattate e non provocano la creazione di odori sgradevoli.

 

 

Rubrica di Dario n.17: Il sopralluogo, questo sconosciuto (Seconda e ultima parte)

Dal punto di vista tecnico, il nostro obiettivo nel sopralluogo è quello di ottenere le informazioni giuste, senza perdere tempo eccessivo.

Per prima cosa, è necessario capire la natura del problema. Per farlo, occorre rispondere a due domande. La prima: quale specie è presente? La seconda: qual è il luogo di origine degli individui? Quest’ultima può essere così riformulata: gli animali vengono da fuori oppure c’è una popolazione già insediata nella struttura? La risposta a queste domande permette di avere un’idea abbastanza precisa della gravità del problema, e di quanto tempo occorrerà per risolverlo.

Ad esempio, una presenza di topo domestico dovuta ad ingressi regolari, ma senza una popolazione stabile all’interno, è risolvibile in tempi brevi, dopo una accurata verifica delle misure di esclusione. Ci tengo però a sottolineare il senso della parola “accurata”: significa che non bisogna fermarsi alla prima mancanza che si riscontra, ma che va verificata la capacità di esclusione dell’intera struttura. Assai diverso è il caso di una popolazione residente di topi o, peggio, di ratti, una situazione che richiederà un’analisi accurata (vedi sopra) delle strutture interne, alla ricerca dei probabili rifugi e delle fonti di cibo. Anche qui devo farmi delle domande precise: dove mangiano e che cosa? Dove si rifugiano? Che strada fanno per andare a mangiare?

Dal punto di vista operativo, per quanto mi riguarda, nella fase iniziale sto più che altro a sentire, nella seconda faccio molte domande, nella terza eseguo il vero e proprio sopralluogo, facendomi portare nei posti che ritengo più importanti, e interagendo con chi mi accompagna. Ho spesso notato che il cliente accetta di buon grado di dedicarmi del tempo quando mi vede concentrato sul problema, il segnale è che non obietta nulla alle richieste più impegnative del tipo “possiamo aprire qualche erogatore?”, oppure “c’è una scala per ispezionare quel cavedio?”.

Nella mia esperienza, i migliori risultati si ottengono coinvolgendo nel sopralluogo figure professionali diverse, soprattutto (in ordine crescente di importanza) i responsabili del controllo qualità, gli addetti alla manutenzione e chi ha progettato o costruito il capannone o l’edificio. Ognuna di queste figure può contribuire alla risoluzione del problema, il compito del professionista è quello di fare le domande giuste.

Poi ci sono gli strumenti, su cui si potrebbero scrivere pagine e pagine. Come molti altri, anche a costo di apparire banale, io uso sempre questi due: una mappa della struttura, su cui segnare qualunque informazione, dalle tracce di attività alla porta che non chiude; una torcia sufficientemente potente per illuminare gli angoli più bui. Anche una buona macchina fotografica sarebbe fondamentale, ma non è scontato che ci permettano di usarla. Ho visto utilizzare specchietti, telecamere da endoscopia, ginocchiere (utili per chinarsi a guardare sotto i mobili), luci ultraviolette, addirittura cani da caccia. Ognuna di queste cose può essere utile, ma servono a poco se a mancare sono la disponibilità e la capacità di applicarsi alla risoluzione di un problema.Specchio ispezioni