Quando è bene utilizzare esche non tossiche?

Le esche non tossiche possono essere collocate all’interno e intorno alle strutture, vicino ai punti di ingresso dei roditori, nei veicoli di trasporto e accanto alle tane dei roditori per rilevare la presenza di topi e ratti.Le esche non tossiche per il monitoraggio dei roditori hanno molti usi, specialmente in aree sensibili come scuole, zoo, magazzini di cibo, strutture mediche e altri siti in cui è necessario limitare l’uso di pesticidi.

Le esche tossiche, o altri tipi di controllo, vengono posizionati solo se e quando necessario secondo quanto stabilito dal programma di monitoraggio.

Le esche non tossiche hanno l’aspetto, l’odore e il sapore di esche rodenticide dello stesso produttore, ma non contengono il principio attivo. Possono essere posizionati all’interno e intorno alle strutture, vicino ai punti di ingresso dei roditori, nei veicoli di trasporto e accanto alle tane dei roditori per rilevare la presenza di topi e ratti.

Uso come strumenti di prebaiting e postbaiting. Le esche di monitoraggio sono utili nel prebaiting, poiché consentono ai ratti e ai topi di nutrirsi in determinati luoghi e con una formula specifica di cibo. Occorre collocare le esche di monitoraggio come si farebbe con le esche rodenticide, lungo le piste e nelle aree in cui si notano i segni di presenza dei roditori. Poi è importante seguire le indicazioni sull’etichetta per il distanziamento delle esche. Applicare in luoghi e fuori dalla portata dei bambini e di altri animali non bersaglio oppure utilizzare una stazione esca antimanomissione. Rimuovere quanto più cibo alternativo possibile per incoraggiare il consumo dell’esca non tossica. Dopo aver rilevato il consumo dell’esca di monitoraggio, sostituirla con un’esca tossica o con trappole. Dopo aver eliminato il problema dei roditori, posizionare nuovamente le esche non tossiche per il monitoraggio continuo.

Tracciamento dei roditori con luce UV. Bell Labs offre un prodotto con Lumitrack Biomarker: Detex Blox. Gli escrementi di roditori brillano di un verde brillante se illuminati con una luce nera, consentendo di monitorare gli spostamenti, di trovare i siti di nidificazione e di stimare le dimensioni dell’infestazione.

Se si passa a un’esca tossica per il controllo, utilizzare un prodotto esca rodenticida dello stesso produttore che abbia la stessa formula a base di cibo dell’esca di monitoraggio perchè in questo modo si avrà la certezza che i roditori saranno già abituati a consumarla.

Liberamente tradotto da PCT online

Detex è una formulazione di esche atossiche molto appetibili ed è ideale per monitorare l’attività dei roditori in account sensibili.
Una volta rilevata l’attività dei roditori, i Disinfestatori possono sostituire l’esca non tossica con esche rodenticide, trappole o altri prodotti di controllo dei roditori di Bell per sbarazzarsi di un’infestazione. Poiché le sue numerose scanalature e il sapore attirano i roditori, DETEX con Lumitrack offre ai tecnici la stessa eccellente accettazione dell’esca e resistenza agli agenti atmosferici delle altre esche BLOX di Bell.
Detex è privo di questi comuni allergeni: arachidi, latte, uova, pesce, crostacei e molluschi.

 

SANIDART, SANNY e OXIDAL: tre disinfettanti per ogni necessità

In Colkim, da sempre, quando scegliamo di intraprendere lo sviluppo di un nuovo business, poniamo grande attenzione agli aspetti sociali che ci circondano e spesso ci coinvolgono.

Il progetto di definire e commercializzare una gamma limitata, ma concreta e completa, di Detergenti Disinfettanti, formulati per combattere il pericoloso Coronavirus, ci ha attivato immediatamente, con un enorme impatto emotivo che ci ha toccato tutti, come persone facenti parte di una unica comunità.

Dopo un attento studio su tutti i maggiori principi disinfettanti oggi presenti sul mercato delle pulizie professionali ed impiegabili contro il CoViD 19, abbiamo deciso di commercializzare e quindi di predisporre una gamma di tre Detergenti Disinfettanti utilizzabili in tutte le situazioni dove è necessaria la detersione e la disinfezione di un ambiente, sviluppando una reale azione virucida sulle superfici oggetto del trattamento.

Sanidart

Il primo Deter-Disinfettante su cui vogliamo richiamare la vostra attenzione è il Sanidart, un Deter-Disinfettante multiuso, a base alcolica, specifico per superfici piane, alte, verticali, arredi ed attrezzature.

Un pronto all’uso universale, utilizzabile su qualunque superficie, anche le più delicate, che non necessita di risciacquo, tranne quando viene impiegato su piani di lavoro e attrezzature a diretto contatto con alimenti. Solo in questo caso, come previsto dall’insieme di procedure mirate a garantire la salubrità degli alimenti (HACCP), è necessario risciacquare con acqua potabile.

Sanidart è un Presidio Medico Chirurgico Registrato al Ministero della Sanità n° 20454.

Sanidart ha superato il test, ed ottenuto la certificazione UNI ‐ EN 14476, legato alla attività virucida in sospensione.

Il Test UNI – EN 14476 viene utilizzato per la determinazione della capacità virucida di un disinfettante, al quale i laboratori fanno riferimento per determinare l’effetto virucida.

I test di efficacia sono stati effettuati dal Laboratorio Mérieux (Chelab).

Formulato con:

  • 36% di alcool etilico (volume / peso)
  • 0,5% Benzalconio Cloruro (Quaternari d’Ammonio)
  • 0,2% Clorexidina

Il Ministero della Salute, con circolare del 24 febbraio 2020, specifica sul Corona Virus, alle pagine 5 e 6, ed in collaborazione e accordo con:

  • Istituto Superiore di Sanità, con circolare del 18 marzo 2020, specifica sul Corona Virus, alla pagina 2
  • Organizzazione Mondiale di Sanità, con la Guida relativa al Corona Virus, del 12 febbraio 2020, all’articolo 2 comma C
  • European Center for Disease Prevention and Control con il report relativo al Corona Virus del febbraio 2020

ha informato che tutti i Presidi Medici Chirurgici, Registrati al Ministero della Sanità, che impiegano come principio disinfettante i Sali Quaternari d’Ammonio, e che hanno superato il test ed ottenuto la certificazione UNI ‐ EN 14476 legato alla attività virucida in sospensione, sono impiegabili nella lotta contro il CoViD 19, nelle soluzioni d’uso e con il tempo di contatto dichiarato e raccomandato dal Produttore del Disinfettante.

La giusta soluzione in uso e il tempo di contatto sono variabili fondamentali nella disinfezione.

Queste due condizioni possono variare secondo il principio disinfettante che si utilizza e in soluzione a quante parti per milione lavora.

I ppm, parti per milione, è una unità di misura adimensionale che indica un rapporto tra quantità misurate omogenee di un milione a uno.

Viene usata per livelli estremamente bassi di concentrazione di un elemento chimico.

Sanidart contiene Clorixidina e Quaternari in soluzione idroalcolica quindi abbina l’azione di due principi attivi che lavorano a 7.000 ppm, con la presenza di alcool al 36%. Questo gli permette di sviluppare un’azione disinfettante rapida e ad ampio spettro d’azione.

A questo proposito, ricordiamo che il Ministero della Sanità, nella lotta contro il CoViD 19, raccomanda di lavorare in soluzione da 1.000 ppm a 5.000 ppm, in base all’ambiente in cui si deve operare.

Sanidart è attivo su:

  • Gram negativi / Gram positivi
  • Pseudomonas / Candida albicans
  • Sui principali tipi di virus

N.B. Non è attivo sulle spore

Sanidart è conforme ai test:

  • UNI ‐ EN 1276 : 2009 / EC1 : 2011 Attività battericida in sospensione
  • UNI ‐ EN 13697 : 2015 Attività battericida di superficie
  • UNI ‐ EN 1650 : 2013 Attività fungicida in sospensione
  • UNI ‐ EN 13697 : 2015 Attività fungicida di superficie
  • UNI ‐ EN 14476 : 2015 Attività virucida in sospensione

In letteratura diverse evidenze hanno dimostrato che i Corona Virus possono persistere sulle superfici, in condizioni ottimali di umidità e temperatura, fino ad un massimo di 9 giorni.

Le evidenze disponibili hanno confutato che i suddetti virus sono efficacemente inattivati da adeguate procedure di Detersione e Disinfezione. A questo proposito raccomandiamo l’impiego del Sanidart in ambito sanitario: case di riposo, ospedali, cliniche, laboratori, studi medici, ambienti con elevata presenza di persone, quali ad esempio le scuole, per superfici di camere bianche e grigie.

Prestando particolare attenzione a tutte le superfici toccate di frequente, quali:

  • Maniglie di porte e finestre
  • Interruttori della luce
  • Superfici dei servizi igienici e dei sanitari

Il prodotto deve essere vaporizzato direttamente sulle superfici in modo che il principio disinfettante possa svolgere la sua azione virucida sul CoViD 19.

Unica eccezione sono le tastiere di computer, le parti elettriche, i telecomandi, i mobili antichi di pregio: in questo caso il disinfettante viene spruzzato, in quantità rilevante, direttamente su un panno in microfibra che poi viene passato sulle superfici.


Sanny

Nell’organizzazione delle pulizie di Detersione e Disinfezione di un ambiente è necessario implementare un sistema, una metodologia di lavoro, che preveda un’attenzione particolare alle pavimentazioni.

È fondamentale ricordare che l’80% dello sporco presente in un locale, è depositato su queste superfici.

Sono necessarie altre due considerazioni quando ci si appresta a svolgere questo lavoro:

  1. Le pavimentazioni sono superfici estremamente diverse fra loro ed ognuna di queste deve essere approcciata con estrema attenzione per evitare che una non corretta procedura di pulizia possa rovinarle in modo irreversibile.
  2. Le pavimentazioni hanno un valore stimato che equivale al 10% dell’intero immobile.

Nell’ambito delle operazioni di detersione e disinfezione di queste superfici è indispensabile conoscere questa situazione quando si deve pianificare la loro pulizia.

In Colkim, quando abbiamo dovuto definire quale principio disinfettante inserire nella nostra gamma prodotti per la detersione e disinfezione delle pavimentazioni, abbiamo valutato con estrema attenzione questo stato delle cose, muovendoci di conseguenza nella scelta del formulato da commercializzare.

Alla fine abbiamo optato per un prodotto a base di Sali Quaternari d’Ammonio: il Sanny.

Sanny è un Presidio Medico Chirurgico Registrato al Ministero della Sanità n° 18200.

Questo prodotto, su cui vogliamo richiamare la vostra attenzione, è un Deter-Disinfettante che lavora al 3% di quaternario attivo, specifico per pavimenti, che non necessita di risciacquo, utilizzabile su qualunque superficie, anche le più delicate.

Disinfetta, lasciando l’ambiente profumato grazie alla sua capacità deodorante persistente.

La sua versatilità e la compatibilità con qualsiasi pavimentazione, comprese quelle trattate con cere metallizzate, in soluzione al 4% lavora ad un pH 10, consentendone l’uso nel settore sanitario, nell’industria alimentare e nella ristorazione, in convivenze, scuole, alberghi.

Grazie alla sua capacità di abbattere velocemente la carica batterica il prodotto può essere inserito nella metodologia di lavoro di pre-impregnazione delle frange di lavaggio in microfibra.

Trova impiego nella pulizia e disinfezione dei filtri e dei pacchi alettati degli impianti di condizionamento.

Preparato in soluzione al 4% (40 grammi per litro d’acqua) lavora a 1200 ppm di principio attivo quaternario.

A questo proposito, ricordiamo che il Ministero della Sanità raccomanda di lavorare in soluzione da 1.000 ppm a 5.000 ppm, in base all’ambiente in cui si deve operare.

Sanny è attivo su:

  • Gram negativi e Gram positivi
  • Pseudomonas e funghi
  • Escherichia coli
  • Staphilococcus aureus
  • Pseudomonas aeruginosa
  • Enterococcus hirae
  • Candida albicans
  • Penicillum verrucosum

Non è attivo sulle spore.

Sanny è conforme ai test:

  • UNI ‐ EN 1276 : 2009 Attività battericida in sospensione
  • UNI ‐ EN 13697 : 2001 Attività battericida di superficie
  • UNI ‐ EN 1650 : 2008 Attività fungicida in sospensione
  • UNI‐EN 13697 : 2001 Attività fungicida di superficie

Sanny è conforme ai “Criteri Ambientali Minimi” previsti nelle specifiche tecniche di cui al punto 6.2 del Decreto del Ministero dell’Ambiente del 24 Maggio 2012.


Oxidal

Nella lotta contro il CoViD 19 le evidenze disponibili hanno confermato che i suddetti Virus possono essere efficacemente inattivati da procedure di Detersione e Disinfezione che prevedano l’utilizzo di nebulizzatori.

L’uso di queste apparecchiature, nell’applicazione di soluzioni Deter Disinfettanti, consente di stendere rapidamente il prodotto sulle superfici.

L’effetto nebulizzante nell’aria ha un’azione di abbattimento del pulviscolo, potenzialmente veicolo di microorganismi.

Il disinfettante vaporizzato nell’aria ricade sulle superfici, in particolare sul pavimento e sui mobili. Quindi è necessario rispettare una corretta tecnica di intervento.

Vanno Deter-Disinfettate, con particolare attenzione, tutte le superfici toccate di frequente quali:

  • Maniglie di porte e finestre
  • Interruttori della luce
  • Superfici dei servizi igienici e dei sanitari

Per ottenere un efficace risultato di igienizzazione dell’ambiente, il prodotto deve essere finemente disperso in microgocce, quindi è necessario vaporizzare regolando l’ugello di uscita del nebulizzatore a 110 micron, erogando la soluzione ad altezza uomo.

Le superfici devono essere ricoperte con 10 grammi di soluzione per metro quadro.

Quando nei locali si opera con questa metodologia devono essere staccate le spine di tutte le apparecchiature elettriche e protette carte / stoffe / tessuti / computer / apparecchiature elettriche.

Per questa applicazione, il Ministero della Sanità e l’Istituto Superiore di Sanità raccomandano, tra i principi attivi utilizzabili, l’uso di Perossido d’Idrogeno (acqua ossigenata).

L’acqua ossigenata è un forte ossidante, impiegabile per il trattamento di ossidazione e di igienizzazione, ossida lo sporco organico e ha effetto igienizzante e sbiancante sulle superfici.

L’Oxidal è un prodotto aggressivo che deve essere maneggiato con attenzione.

Per moquette e tappeti si devono fare dei test preliminari sulla tenuta del colore.

La raccomandazione del Ministero della Sanità e dell’Istituto Superiore di Sanità è di usare il Perossido di Idrogeno puro allo 0,5% (5 grammi / litro), per consentire di lavorare a 5.000 parti per milione.

I ppm, parti per milione, è una unità di misura adimensionale che indica un rapporto tra quantità misurate omogenee di un milione a uno.

Viene usata per livelli estremamente bassi di concentrazione di un elemento chimico.

Nella gamma Colkim, il prodotto che raccomandiamo, per questo tipo di operazione, è l’Oxidal.

Abbiamo deciso di proporre questo articolo perché contiene il 35% di Perossido di Idrogeno (acqua ossigenata), ad alta concentrazione (130 volumi).

Questo consente di lavorare, quando si fa uso di nebulizzatori, rispettando il corretto dosaggio in soluzione del 4,5%, equivalente a 45 grammi per litro di acqua, a 15.000 parti per milione.

A questo proposito, il Ministero della Sanità e l’Istituto Superiore di Sanità raccomandano di lavorare in soluzione da 1.000 ppm a 5.000 ppm, in base all’ambiente in cui si deve operare.

Il tempo di contatto è una variabile fondamentale nella disinfezione, quando viene impiegato il Perossido d’Idrogeno, nostro Oxidal, viene processato da un minimo di 5 minuti ad un massimo di 45 minuti.

Per una applicazione manuale il corretto dosaggio della soluzione in uso è pari all’1,5%.

Utilizzando panno carta monouso o in microfibra, per le superfici piane / alte / verticali / arredi / attrezzature e per un impiego sulle pavimentazioni, usando frange di lavaggio in microfibra o panni monouso, grazie alla forza meccanica che si produce e allo sporco che di conseguenza si asporta, il tempo di contatto è di 5 minuti.

Per la decontaminazione dei locali è necessario utilizzare attrezzature dedicate o monouso.

Le attrezzature riutilizzabili, dopo l’uso, devono essere decontaminate con un disinfettante con principio cloro attivo.

Quando la metodologia applicativa impiega nebulizzatori, il corretto dosaggio della soluzione in uso è pari al 4,5% e il tempo di contatto prevede, dopo avere vaporizzato l’Oxidal sulle superfici, a locale chiuso, un tempo di attesa pari a 45 minuti, dove si lascia asciugare il prodotto naturalmente.

Passato questo tempo è necessario assicurare la ventilazione degli ambienti per ulteriori 15 minuti.

Possiamo, quindi, affermare che dopo un’ora, dal momento in cui è stato vaporizzato il prodotto sulle superfici, il locale è di nuovo fruibile dalle persone.

In ambienti dove abbiano soggiornato casi confermati di CoViD 19, prima di essere stati ospedalizzati, a causa della possibile sopravvivenza del virus, tutte le operazioni di Deter-Disinfezione devono essere condotte da Personale formato, dotato dei Dispositivi di Protezione Individuale previsti, seguendo le misure indicate per la vestizione:

  • Filtrante respiratorio con FFP2 o FFP3

Quando l’Oxidal viene utilizzato con nebulizzatori la maschera deve essere con filtro ABEK P3

  • Protezione facciale
  • Guanti monouso
  • Camice monouso impermeabile a maniche lunghe
  • Sovra scarpe

Dopo l’uso è necessario seguire le procedure indicate per la rimozione in sicurezza dei Dispositivi di Protezione Individuale (svestizione).

I Dispositivi di Protezione Individuale monouso vanno smaltiti come materiale potenzialmente infetto.

Sistemi di controllo da remoto: uno strumento da rivalutare in tempo di pandemia

Sicuramente in questo periodo di SARS-CoV2 tutti noi abbiamo risentito delle limitazioni che ci hanno imposto: lockdown con riduzione delle libertà personali e nell’ambiente di lavoro.

Molti disinfestatori durante il periodo iniziale della pandemia, hanno avuto dei seri problemi a svolgere il proprio lavoro routinario di interventi presso le aziende e hanno dovuto lasciare scoperti dal servizio i locali di somministrazione di cibo e bevande perché chiusi.

Chi più chi meno, ha sperimentato lo smartworking, le videochiamate con parenti ed amici grazie alla tecnologia della comunicazione sempre più avanzata.

Nel nostro settore forse adesso come non mai si può pensare di adottare sistemi che “lavorano” nonostante tutto.

A questo proposito aziende leader nei propri settori hanno messo a punto sistemi di cattura, monitoraggio e trasmissione dei relativi dati, sempre più avanzati e performanti.

Sicurante nel settore del controllo dei parassiti questi sistemi digitali spaventano ancora tanto, soprattutto in Italia, ma ad oggi non sarebbe sbagliato iniziare a pensare a come sviluppare questi servizi.

flyDetect®, PestWest – il futuro del controllo delle mosche

Per quanto riguarda il monitoraggio degli insetti volanti, PestWest presenta, dopo anni di ricerca e sviluppo, la sua ultima innovazione pionieristica che rappresenta il futuro nel controllo delle mosche: flyDetect®, trappola leader del settore nel monitoraggio online degli insetti volanti.

Ci sono molte caratteristiche tecniche che portano vantaggi a una società di disinfestazione:

• Si può impostare una soglia per insetti volanti e si viene avvisati quando viene superata.

• Una volta raggiunta la soglia, la trappola rimarrà in stato di allerta fino a quando non sarà effettuata la manutenzione e l’app flyDetect® darà la priorità a queste unità utilizzando un sistema a semaforo rosso, giallo e verde, a seconda dell’avanzamento verso il livello di allerta.

• Si possono ricevere notifiche immediate di infestazioni emergenti.

• È possibile visualizzare in ogni momento le immagini della piastra collante oppure si possono anche ricevere le foto delle piastre ogni giorno, oppure visualizzarle nell’arco di qualche settimana seguendo un programma di manutenzione regolare.

flyDetect® è una trappola adatta per le zone di produzione sensibili, quindi in luoghi come impianti farmaceutici, camere bianche in siti di produzione alimentare o di confezionamento, dove il rilevamento precoce di infestazioni è decisamente auspicabile e prezioso per l’azienda e per la sua reputazione.

Un altro vantaggio per le aree di produzione sensibili è che il sistema registra tutte le immagini che scatta e le registra in un archivio ricercabile. Ciò consente al tecnico di analizzare le tendenze oltre ad avere una traccia / una prova permanente della loro scrupolosità.

Il tutto da remoto senza dover accedere a queste speciali aree all’interno delle aziende farmaceutiche e alimentari.

La capacità di sapere quando una trappola supera una soglia o un limite accettabile in tempo reale, sarà sempre più preziosa per le aziende. Anche i tempi di risposta più rapidi delle trappole che richiedono attenzione e la riduzione delle ore di manodopera, non dovendo visitare trappole che non necessitano ancora di assistenza, sono fondamentali per l’efficienza aziendale.

 


Xignal

La soluzione ICT (tecnologie riguardanti i sistemi integrati di telecomunicazione) perfetta per questo obiettivo è l’utilizzo delle trappole intelligenti Xignal!

Normalmente il controllo dei roditori si esegue 12 volte all’anno con situazioni particolari (industrie alimentari) che richiedono controlli dei dispositivi anche giornalieri. Questa è una questione cruciale e che comporta molto tempo e lavoro.

La soluzione

Il monitoraggio digitale di Xignal è il sistema online di registrazione delle catture più innovativo e automatizzato. Un sistema encomiato dagli auditor internazionali. Questo monitoraggio digitale ha diversi vantaggi per il disinfestatore:

  • Monitoraggio 24/7 e una panoramica in tempo reale nel portale di controllo;
  • Un aggiornamento immediato in caso di scatto di una trappola, con indicazione di cattura o senza cattura;
  • Informazioni dettagliate sulla posizione della trappola scattata;
  • È possibile agire immediatamente in caso di cattura;
  • Ispezioni più veloci ed efficienti;
  • Grande risparmio di manodopera degli operatori sul campo.

Come funziona Xignal?

Xignal è disponibile sia per topi che per ratti. I sensori non registrano solo che la trappola è scattata, ma anche se ha catturato. Il sistema invia i dati tramite LoRa. Con l’aiuto del Gateway, fornito, lo stato della trappola viene verificato in tempo reale.

Le trappole Xignal catturano i roditori in maniera intelligente con sensori all’avanguardia.

Xignal è la soluzione per il presente e per il futuro: derattizzazione intelligente e sostenibile.

Le trappole del sistema Xignal parti fondamentali di questo sistema presentano alcune caratteristiche tecniche notevoli

  • Trappole per topi e ratti durata della batteria 5 anni.
  • Dotazioni on-board: quindi niente adattamenti dei contenitori che le ospitano e massima flessibilità.
  • Molle con potenze elevate, in caso di cattura non mortale non permettono nessuna fuga.

Inoltre il sistema Xignal è completato da due router diversi, uno per interni e l’altro per esterni. I router avranno automaticamente la possibilità di incorporare una scheda sim oppure di attaccare semplicemente il cavo ethernet. La principale differenza tra i due è che il segnale del router da esterni ha un raggio d’azione di 3-4 km, invece quello da interni arriva ad un massimo di 200 metri. Entrambi i router sono in grado di ospitare le SIM di qualsiasi operatore italiano o europeo.

ZEFIRO 300, NUOVO SISTEMA GERMICIDA PER AMBIENTI CONFINATI

Prima di riportare quelli che sono gli aspetti tecnici di questo nuovo sistema di disinfezione dell’aria ambiente ideato da Colkim, ci sembra corretto effettuare una premessa per inquadrare il contesto di applicazione di questa macchina. Infatti, la situazione legata a questa pandemia che tutti stiamo vivendo, pone l’accento sul problema del possibile contagio nei luoghi confinati e quindi della disinfezione da operare in questi ambienti per renderli sicuri. Tutto questo per permettervi di valutare al meglio quelle che sono le peculiarità ed i possibili campi di applicazione di Zefiro.

Partiamo dal concetto di contaminazione generata dai microrganismi patogeni, comprendendo in questa classificazione anche i virus, che pur non potendo essere considerati dei veri e propri organismi viventi, in quanto non in grado appunto di vivere e riprodursi autonomamente, sono a tutti gli effetti annoverati in questa classificazione. Possono farlo soltanto all’interno di una cellula ospite che può essere di origine batterica, vegetale o animale.

La contaminazione, in senso generale, può avvenire in cinque differenti modalità: per via orale, quindi attraverso il trasferimento della saliva; ematica, attraverso il sangue; per contatto; per via sessuale e per via aerea.

Nel caso specifico dei Coronavirus, la contaminazione può avvenire soltanto per tre di queste cinque vie: per via orale, per contatto e per via aerea; quest’ultima via di contaminazione, quella definita come aerogena, è stata stimata essere responsabile del 25% del totale delle infezioni e di fatto si è rivelata la principale via di diffusione del Sars – Cov2.

Come ormai è risaputo, i coronavirus hanno una morfologia rotondeggiante, con un diametro di circa 0,1 micron (circa 600 volte più piccolo del diametro di un capello umano); sono costituiti da un involucro di proteine, il capside, che è ricoperto a sua volta da una seconda  membrana, il pericapside, sul quale sono presenti delle caratteristiche proiezioni allungate costituite da una particolare e ormai famosa proteina, chiamata Spike, che determina la caratteristica struttura a corona di questi virus. Sono proprio queste proiezioni allungate che consentono al Sars-Cov2 di riconoscere specifici recettori posti sulle cellule ospite che ne permettono l’ingresso e quindi di procedere all’infezione. Naturalmente, il capside racchiude il materiale genetico virale, che nei coronavirus è rappresentato dalla molecola dell’RNA la quale, una volta introdotta, costringerà la cellula ospite a produrre copie del virus infettante.

Ritornando quindi, al concetto di contaminazione per via aerea, l’agente infettante viene veicolato sostanzialmente attraverso la saliva, semplicemente respirando, parlando o, peggio ancora, tossendo o starnutendo.

Questo aerosol di saliva, potenzialmente infetta, è composta da numerose migliaia di goccioline (chiamate droplets) che possono assumere, in base alla temperatura e all’umidità dell’ambiente, dimensioni diverse: quelle più grandi (> 5 micron) possono restare sospese pochi minuti e cadendo infettano in massima parte le superfici, mentre quelle più piccole (< 5 micron) possono restare in sospensione nell’aria diverse ore (anche fino a 3) e sono le più insidiose, essendo responsabili delle gran parte delle contaminazioni. A questo punto è facile immaginare che se con il semplice respiro produciamo tra 50 e 5.000 goccioline, con lo starnuto si arriva a produrne addirittura circa 30.000 che oltretutto vengono disperse, grazie all’impeto dello starnuto, a distanze notevoli se non opportunamente intercettate da una mascherina o dalla piega del braccio.

Descritto, se pur a grandi linee, il possibile scenario di contaminazione, se siamo in presenza di un ambiente potenzialmente infetto si deve procedere alla sua sanificazione.

Nella sua accezione più generale sappiamo che il termine sanificazione riguarda il complesso di procedimenti ed operazioni atti a rendere salubri determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o disinfezione e/o disinfestazione, ovvero mediante il controllo ed il miglioramento delle condizioni del microclima come possono essere la temperatura e l’umidità.

Per quello che ci interessa in questa sede possiamo accennare a due sole azioni fondamentali da compiere, che sono:

  • la pulizia (o detersione), che ovviamente, consiste nella rimozione dello sporco visibile da oggetti e superfici e di solito viene eseguita manualmente o meccanicamente usando acqua con detergenti e/o prodotti enzimatici. Una pulizia accurata è di fondamentale importanza prima di passare alla successiva fase della disinfezione poiché i materiali inorganici e organici come grasso, polvere etc. interferiscono con l’efficacia di tutti i disinfettanti. Considerate che una pulizia accurata di superfici e suppellettili riesce a rimuovere circa il 90% dei microorganismi presenti in un ambiente.
  • la disinfezione consiste in un processo in grado di eliminare la maggior parte dei microrganismi presenti nell’ambiente (sia su oggetti inanimati che, come vedremo, nell’aria), ad eccezione delle spore, forme cellulari specializzate per la sopravvivenza anche in condizioni ambientali avverse che alcuni batteri sono in grado di produrre. I fattori che influenzano l’efficacia della disinfezione sono molti ed includono: la carica organica ed inorganica presente; il tipo ed il livello di contaminazione microbica; la concentrazione ed il tempo di esposizione al germicida; la natura fisica degli oggetti e delle superfici da disinfettare (ad es. porosità del materiale, presenza di fessure, fori, etc.), la temperatura e l’umidità relativa dell’ambiente.

In genere, si focalizza l’attenzione sulla contaminazione delle superfici da parte dei droplets che dopo aver viaggiato nell’aria possono direttamente raggiungere soggetti suscettibili nelle immediate vicinanze, come anche depositarsi su oggetti o superfici che diventano quindi, fonte di diffusione del virus.

Studi sui coronavirus, suggeriscono che il tempo di sopravvivenza di questi patogeni sulle superfici, in condizioni sperimentali, oscilla da poche ore fino ad alcuni giorni, in base al tipo di  materiale interessato, alla concentrazione della carica virale presente, all’umidità e alla temperatura dell’ambiente interessato.

In realtà, viene poco evidenziata la modalità di contaminazione aerea; basti considerare che le particelle più piccole, come abbiamo detto, posso rimanere nell’aria addirittura per qualche ora prima di depositarsi sulle superfici. Quindi, hanno tutto il tempo di posarsi sugli esseri umani presenti o addirittura di introdursi all’interno delle loro vie aeree tramite il respiro.

Pertanto, una corretta ed efficace disinfezione dovrà mirare ad un intervento di tipo integrato che prevede un abbattimento della carica batterica e virale dell’aria ed una sanificazione delle superfici.

Per operare una corretta disinfezione si può considerare l’impiego di due tipologie di mezzi distinti: quelli chimici e quelli fisici.

Nel primo caso si impiegano disinfettanti liquidi, come i Cloroderivati, il Perossido di idrogeno, gli Alcoli sia etilico che isopropilico, i Fenoli, i Sali quaternari d’ammonio, etc.

Mentre nel secondo, i mezzi fisici, vengono compresi sostanzialmente il calore e le radiazioni UV-C, ed in particolari situazioni i filtri HEPA ed i filtri elettrostatici.

L’importante distinzione tra le due categorie è rappresentata dall’impossibilità di impiegare i mezzi chimici in presenza di persone e possono creare ceppi batterici resistenti, mentre i mezzi fisici possono essere usati in presenza di persone e non creano ceppi resistenti.  Unica distinzione è che i raggi UV-C debbono essere opportunamente schermati perché dannosi alla salute.

 

Fig.1

Su quali basi scientifiche poggia la tecnologia di Zefiro?

Zefiro impiega proprio i raggi UV-C per operare la disinfezione dell’aria ambientale.

Nel panorama delle onde elettromagnetiche, generate dal Sole, solo una parte è rappresentata dalla luce che noi riusciamo a vedere (è indicata al centro del piccolo schema di Fig.1), quindi esistono molte altre radiazioni elettromagnetiche caratterizzate da lunghezze d’onda diverse che noi assorbiamo tutti i giorni. Luce che appunto noi non riusciamo a vedere.

Man mano che la lunghezza d’onda si accorcia, cioè ci spostiamo verso sinistra nel grafico, la radiazione è più energetica. Non è indicato in figura, ma dopo le bande dei raggi ultravioletti abbiamo i raggi X (quelli che vengono impiegati per farci le radiografie) ed infine i raggi gamma che sono quelli più energetici, responsabili in parte della morte delle persone durante le esplosioni nucleari.

Quindi, subito dopo la banda visibile abbiamo la radiazione ultravioletta che si divide, sempre in base alla lunghezza d’onda, in raggi UVA, UVB e UVC.

La banda UVA è quella che, per intenderci, ci rende abbronzati d’estate; la banda UVB favorisce alcuni processi fotochimici necessari alla vita come l’assimilazione della vitamina D; la banda UVC è quella che ci interessa maggiormente perché c’è una particolare lunghezza d’onda (circa 260 nm) che ha la maggiore capacità di alterare il materiale genetico delle cellule, e quindi anche quello dei microrganismi, e si può vantaggiosamente impiegare per ridurre la carica patogena presente nell’aria.

Tra l’altro questa lunghezza d’onda è anche relativamente facile da produrre con delle lampade a vapori di mercurio a bassa pressione, purché ovviamente, siano adeguatamente schermate in modo da non investire le persone presenti. Queste radiazioni, infatti possono provocare nelle persone eritemi cutanei, arrossamenti e lesioni corneali, fino all’insorgenza di tumori della pelle in base al tempo di esposizione e all’intensità della radiazione.

Quindi Zefiro aspira l’aria ambiente e, obbligandola a passare in un labirinto forzato dove viene illuminata da una dose massiccia di radiazioni, è in grado di denaturare il materiale genetico di tutti i patogeni aspirati, siano essi batteri, lieviti, funghi, virus e spore con una percentuale di efficienza molto elevata (si arriva ad abbattere il 99,99% dei microorganismi).

Fig. 2

Nello specifico, lo vedete in Fig.2, si tratta di:

– un contenitore simile ad uno split di un condizionatore, che racchiude le sorgenti luminose della potenza necessaria per ottenere il risultato voluto, perché abbiamo la sicurezza che la radiazione non fuoriesca grazie a particolari schermi ottici brevettati;

– un ventilatore, il più silenzioso possibile, che aspira l’aria dalla parte anteriore, dove è posizionato un filtro antipolvere, che evita il passaggio di particelle grossolane che potrebbero creare problemi di efficacia alla macchina;

– infine l’aria aspirata e disinfettata fuoriesce nella parte superiore della macchina.

Quindi, con questa disposizione delle componenti principali, possiamo impiegare tutta la potenza effettivamente necessaria per avere un’azione germicida efficace; al suo interno l’irraggiamento dell’aria avviene lambendo le lampade, dove l’intensità della radiazione è massima. Quest’ultima viene ulteriormente concentrata con l’impiego di specchi in alluminio ottico che riflettono circa il 90% della radiazione totale.

Considerate che l’efficacia delle radiazioni va al contrario con il quadrato della distanza. Cosa significa?

Se si raddoppia la distanza dalla sorgente luminosa non si ha solo la metà dell’efficacia, ma ne ho un quarto, se la triplico ne ho un nono, quindi se ho l’efficacia del 100% a 10 cm di distanza, ad 1 metro avrò l’1%. Quindi, è di fondamentale importanza che l’aria da disinfettare passi il più vicino possibile alla sorgente di luce. Nel caso di Zefiro siamo intorno ai 4 cm.

L’effetto disinfettante è cumulativo:

– se il 90% dei germi viene ucciso in un primo passaggio, il restante 10% al passaggio successivo viene di nuovo ridotto del 90% e così via. Se si lascia funzionare la macchina 24 ore su 24 abbiamo un effetto disinfettante veramente buono.

Inoltre, questa apparecchiatura è stata registrata come Dispositivo Medico attivo di Classe 1. Ovviamente per godere di questa definizione, emessa dal Ministero della Salute, ha dovuto essere scrupolosamente investigata dai tecnici dell’Istituto Superiore di Sanità.

Vi ricordiamo qual è la definizione di Dispositivo Medico: è uno strumento utilizzato in medicina per finalità diagnostiche o terapeutiche. Per intenderci, la TAC è un dispositivo medico. Quindi, è un’apparecchiatura certificata a tutti gli effetti.

 Ci sembra superfluo riportare in questa sede uno ad uno tutti gli studi che da più di 30 anni sono stati effettuati per indagare, capire e come dire dimostrare le interazioni che i raggi ultravioletti, ed in particolare quelli di tipo C, hanno sul materiale vivente. Ormai è risaputo che nelle cellule riescono ad operare tutta una serie di mutazioni, che alla base hanno l’interferenza con le molecole di DNA e RNA (attaccano le basi pirimidiniche in essi contenute)  che costituiscono il materiale genetico delle cellule, cioè quelle molecole che sottintendono alla vita.

Quindi, denaturando queste molecole, qualsiasi essere vivente è destinato a morte certa. Anche i virus, che in questo momento ci interessano da vicino, contenendo materiale genetico e poco altro, sono senz’altro suscettibili a queste radiazioni.

Vi riportiamo solo alcune notizie che riteniamo più salienti a supporto di quanto esposto:

Recentemente alcuni ricercatori dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) in collaborazione con il Dipartimento di fisiopatologia medica dell’Università di Milano, stanno realizzando dei filtri a raggi UVC da applicare agli apparecchi di ventilazione in terapia intensiva. Normalmente queste macchine impiegano dei filtri a membrana HEPA che dopo alcune ore di funzionamento debbono essere sostituiti, con un costo economico ed ambientale notevole.

Infatti, uno dei grossi problemi legati a questa epidemia è che l’aria espulsa ad ogni respiro dai pazienti, carica delle famose goccioline, contamina l’ambiente di degenza.  Si consideri che ad ogni respiro si emette circa mezzo litro di aria contaminata (720 lt/die).  Con l’impiego di filtri a raggi UVC si avrebbe innanzi tutto una disinfezione più accurata, una spesa minore e l’assenza o quasi di rifiuti pericolosi sempre di difficile gestione.

Per quanto riguarda invece l’ufficialità Italiana si riportano integralmente alcune frasi riportate nei periodici rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel n.25 del 15 maggio scorso viene scritto:

La radiazione UV-C ha la capacità di modificare il DNA o l’RNA dei microorganismi impedendo loro di riprodursi e quindi di essere dannosi. Per tale motivo viene utilizzata in diverse applicazioni, quali la disinfezione di alimenti, dell’acqua e dell’aria”.

Ed ancora:

Studi in vitro hanno dimostrato chiaramente che la luce UV-C  è in grado di inattivare il 99,9% dei virus dell’influenza posti in aerosol, e questo è stato dimostrato in studi condotti anche sui virus MERS e SARS COV 1 umani”.

A maggiore supporto circa l’efficacia del metodo, il rapporto conclude con l’auspicabile futuro impiego standardizzato, quindi come procedura di base, nella disinfezione degli ambienti ospedalieri.

Un gruppo di ricerca dell’Università di Milano ha pubblicato i primi articoli scientifici sull’efficacia dell’irraggiamento con raggi UVA-UVB ed UVC proprio sul Sars Cov2, fornito loro dall’Istituto Spallanzani di Roma, con risultati molto interessanti, che dimostrano la straordinaria efficacia dei raggi ultravioletti, soprattutto di tipo C,  su questo virus.

Fig.3

Nella Fig.3 vengono riportate visivamente quelle che potrebbero essere le possibili istallazioni di Zefiro. Quindi, la camera d’albergo, piuttosto che il ristorante, ma anche il bar e soprattutto gli uffici e le sale d’aspetto.

I luoghi di maggior rischio di contaminazione sono gli ambienti in cui le persone stazionano per più ore. Infatti, un possibile portatore del virus, o di qualsiasi altra malattia infettiva, con il solo respiro fa sì che miliardi di agenti infettanti vengano espulsi. Questi microrganismi in un ambiente confinato si accumulano fino ad arrivare a livelli di concentrazione elevati in cui anche una persona, con un sistema immunitario in ordine, ha difficoltà a non contaminarsi.

 

 

Fig.4

È bene riportare (Vedi Fig.4) alcune notizie tecniche della macchina. Solo una merita un piccolo approfondimento:

  • Zefiro ospita tre lampade della potenza di 95 watt ognuna per un totale di 285 watt di cui 243 watt vengono completamente convertiti in raggi UV-C generando una sorgente luminosa molto potente

 

Fig. 5

Ricapitolando quelli che sono i punti di forza della macchina (Vedi Fig.5), possiamo dire che:

  1. Grazie all’impiego di mezzi fisici per la disinfezione dell’aria, Zefiro non diffonde sostanze chimiche che potrebbero, dopo un certo lasso di tempo, creare ceppi di batteri resistenti dando luogo a possibili allergie;
  2. Contemporaneamente i raggi UVC nocivi per la salute umana vengono totalmente schermati, in maniera tale da poter impiegare tutto l’irraggiamento necessario all’uccisione dei patogeni all’interno della macchina;
  3. Non comportando nessun effetto collaterale, la disinfezione può essere effettuata in presenza di persone, per cui la carica patogena viene costantemente controllata, perchè mentre si rilascia viene in massima parte disattivata senza mai raggiungere livelli preoccupanti per la salute umana;
  4. Zefiro necessita della sostituzione del vassoio delle lampade ogni anno ed anche della sostituzione del filtro Hepa ogni 15 giorni. Filtro posto nella parte anteriore della macchina.

Si consideri che la luce UV-C viene emessa per circa 9.000 ore, quindi circa un anno di funzionamento ininterrotto.

Il terzo punto appena riportato, merita un approfondimento:

Se noi abbattiamo la carica patogena dell’aria mentre la sua concentrazione sta crescendo ne avremo sicuramente un vantaggio, si è dimostrato infatti, che i parametri del contagio sono:

il tempo di esposizione al patogeno, ma anche e soprattutto l’intensità del contagio.

Se veniamo esposti a livelli bassi anche se per lungo tempo, il nostro sistema immunitario riesce per così dire a “smaltire” l’infezione, mentre se veniamo esposti, anche se per breve tempo, a livelli importanti, le probabilità di contrarre la malattia aumentano vertiginosamente.

Ora, i sistemi chimici non possono essere usati in presenza di persone, ne consegue che i locali subito dopo l’intervento registrano un costante incremento di contaminazione che aumenta, fino alla sanificazione successiva.  Sapete tutti che l’azione del disinfettante si esplica al momento in cui viene impiegato, la sua azione termina in genere nel giro di pochi minuti. Questo tipo di disinfezioni vengono definite come sistemi ON/OFF proprio perché funzionano per pochi minuti e poi si interrompono. Con l’applicazione di questi sistemi fisici invece, la carica patogena viene costantemente controllata senza mai raggiungere dei livelli preoccupanti.

Una volta posizionato, Zefiro aspira l’aria ambiente dalla parte frontale facendola passare attraverso il filtro anteriore per togliere tutte le particelle di polvere grossolana che potrebbero creare delle microscopiche zone d’ombra ai microrganismi e quindi non garantire la piena efficacia dell’irraggiamento seguente.

Poi l’aria viene fatta passare attraverso le lampade e fuoriesce dalla parte superiore disinfettata.

La macchina è in grado di trattare, come detto, 300 metri cubi l’ora e può essere fornito con un supporto da pavimento per renderlo in un certo senso, portatile in base ai bisogni del momento.

Ma, concentriamoci per un attimo sul discorso del dimensionamento, abbiamo detto 300 metri cubi ora.

Normalmente per assicurare una buona efficacia di trattamento degli ambienti comuni (nelle camere operatorie si arriva a 16 ricambi ora) dovrebbero essere assicurati dai 3 ai 4 ricambi ora, quindi ogni unità sarà in grado di trattare efficacemente, considerando un’altezza dei soffitti mediamente di 3 metri, all’incirca 33 metri quadrati di superficie.

C’è però da operare una distinzione, non tutti gli ambienti hanno lo stesso afflusso di persone per cui avremo probabilità diverse di contagio e questo deve influenzare necessariamente il dimensionamento. Per cui avremo situazioni nelle quali questa metratura potrà essere aumentata ed altre in cui dovrà essere ridotta.

Abbiamo cercato di realizzare, in questa prima fase, una macchina più versatile possibile in modo da poter rispondere alle richieste di una più vasta gamma di utenti.

Colkim ha intenzione, nel medio termine, di creare una vera e propria linea Zefiro, con altri apparecchi di potenze ed impieghi diversificati in modo da poter rispondere a tutte le esigenze del mercato.

Come abbiamo già detto, la manutenzione dell’apparecchio consiste nella sostituzione del filtro anteriore che dovrà essere cambiato ogni 15 giorni, ma questo rappresenta un’operazione molto facile e veloce. I filtri sono esterni, magnetici, per cui con un semplice scatto si opera la sostituzione. I 24 filtri occorrenti alle sostituzioni annuali vengono forniti con l’acquisto della macchina.

Anche il modulo delle lampade deve essere sostituito una volta l’anno ed è compreso nel pacchetto di manutenzione annuale insieme ai 24 filtri.

Zefiro ha una garanzia illimitata; Colkim, in accordo con il costruttore, ha voluto con questa decisione dimostrare la completa affidabilità e qualità della macchina. Ovviamente per macchine la cui efficienza sia stata gestita e garantita dalla sostituzione dei filtri e del vassoio delle lampade.

 

 

I 5 buoni motivi per utilizzare Avion® Scarafaggi Gel

Advion Scarafaggi Gel è un’esca che unisce una matrice brevettata altamente appetibile ad un principio attivo unico, l’Indoxacarb, per il controllo completo di tutte le più importanti specie di scarafaggi. 

 1. Appetibilità 

Diversi studi hanno dimostrato che Advion Scarafaggi Gel è estremamente appetibile, piú della maggior parte dei gel presenti sul mercato. L’esca si mantiene stabile, appetibile ed efficace per almeno tre mesi dopo l’applicazione. 

In aggiunta, la sua formulazione è stata specificamente sviluppata per vincere l’avversione all’esca in gel mostrata da alcune popolazioni di scarafaggi. Syngenta è impegnata a monitorare qualsiasi cambiamento nella reazione degli insetti, per garantire la massima efficacia delle sue esche anche negli anni a venire. 

Fonte dati Syngenta Brasile: https://www.youtube.com/watch?v=IL0Ujl_tjkA 

2. Efficacia 

Advion Scarafaggi Gel è l’unico prodotto sul mercato che ha dimostrato un’efficacia potenziata grazie alla trasmissione terziaria.  

Questo permette un controllo migliore degli scarafaggi rispetto ai prodotti che portano alla sola trasmissione secondaria. 

3. Effetto domino e trasmissione terziaria 

ll leggero ritardo dell’effetto letale del principio attivo contenuto in Advion Scarafaggi Gel fa sì che le blatte, una volta consumata l’esca, abbiano il tempo di ritornare nel loro rifugio e contaminare altri individui. Il risultato è una significativa riduzione dell’infestazione ottenuta, nell’esclusivo caso di Advion Scarafaggi Gel, grazie ad un doppio effetto domino (trasmissione secondaria e terziaria). 

4. Controllo di un’ampia varietà di scarafaggi 

Advion Scarafaggi Gel è stato formulato specificamente per risultare appetibile alla maggior parte di scarafaggi infestanti tra cui: 

  • Blattella germanica (Blattella germanica) 
  • Scarafaggio nero (Blatta orientalis) 
  • Blatta americana (Periplaneta americana) 

5. Sicurezza 

Grazie al processo di bio-attivazione, gli enzimi interni dello scarafaggio convertono la molecola di Indoxacarb nella sua forma letale. Questa attivazione metabolica fa sì che l’Indoxacarb distingua efficacemente tra insetti bersaglio e organismi non bersaglio, come i mammiferi, cosí da consentire ai professionisti della disinfestazione di gestire al meglio il controllo degli insetti infestanti e i suoi effetti sull’ambiente. 

 

 

La mosca delle soffitte, Pollenia rudis

Il termine volgare anglosassone relativo a Pollenia rudis (“cluster fly” – mosche a grappoli e “attic fly” – mosche delle soffitte) deriva dalle abitudini degli individui alati di passare l’inverno in grande numero negli ambienti protetti. La specie si riconosce per la presenza di setole giallastre sul protorace e per le ali tenute a riposo sul dorso parzialmente sovrapposte una sull’altra.Talvolta centinaia o migliaia di individui si ammassano nelle parti superiori degli edifici all’interno di cavità nei muri, solai, soffitte, sottotetti, quasi sempre esposti a sud e a sud-ovest. Questi sono gli adulti dell’ultima generazione estiva (le larve sono parassiti nel terreno di lombrichi) i quali, all’avvicinarsi delle temperature più fredde, tendono a penetrare nelle abitazioni attraverso piccole fessure presenti nei cornicioni e nella copertura del tetto oppure insinuandosi nelle discontinuità dei serramenti di porte e finestre. Tale comportamento è legato alla progressiva diminuzione della temperatura esterna fra il giorno e la notte: le mosche si riposano sui muri riscaldati dal sole e, al tramonto, infestano i locali più idonei. Attratte dalla luce, solitamente si riuniscono in gran numero in prossimità dei vetri delle finestre e dei lucernari, dove risultano particolarmente fastidiose e moleste nelle giornate invernali insolitamente tiepide.

Con l’aumento delle temperature primaverili il fenomeno dello “svernamento” tende generalmente a scomparire, in quanto gli insetti che sono sopravvissuti si disperdono all’esterno, al fine di raggiungere luoghi più adeguati per l’alimentazione e l’attività riproduttiva.

Non è chiaro perché un edificio venga pesantemente infestato ed un altro, adiacente, simile per dimensioni, colore, età non lo sia. In ogni caso il fenomeno, nel tempo, potrà verificarsi di nuovo. Di conseguenza i fenomeni di svernamento nelle case non sempre dipendono da situazioni ambientali contigue al luogo infestato: i focolai larvali possono essere lontani e, per quanto riguarda Pollenia rudis, specie con forme giovanili nascoste nel terreno, rimangono praticamente sconosciuti e ingestibili.

Lotta e prevenzione

Sfortunatamente, una volta che gli insetti hanno colonizzato un edificio, risulta particolarmente arduo eliminarli. Quanto più grande e complessa è una struttura, tanto più è difficile ottenere risultati soddisfacenti. Anche dopo ogni trattamento spaziale possiamo osservare delle mosche in attività. Risulta più importante invece trattare le cavità e fessure colonizzate dai Ditteri con prodotti residuali oppure catturare direttamente gli insetti con un aspiratore. In molti casi l’utilizzo di una lampada luminosa è particolarmente indicato, specialmente se i siti di svernamento non vengono individuati.

Il metodo migliore per controllare queste invasioni è semplicemente quello di impedire agli infestanti di colonizzare gli ambienti antropici. Oltre a particolari attività d manutenzione e ristrutturazione dell’edificio, è necessario conoscere per quella determinata area geografica il periodo in cui è più probabile l’inizio del fenomeno. Una buona regola è quella dei trattamenti preventivi sui muri e sulle superfici a rischio, quelle più calde, a fine agosto-settembre: le formulazioni insetticide come “microincapsulati e sospensioni concentrate sembrano particolarmente indicate.

In alcuni paesi del Nord Europa viene utilizzata la lavanda come repellente nei confronti di questi insetti molesti.

 

DISINFEZIONE

Troppa informazione crea disinformazione!

In questo periodo il tema della disinfezione è all’ordine del giorno: se ne parla nella maggior parte delle trasmissioni televisive, nonché sul web e sui social.
Questa estrema attenzione porta purtroppo a veicolare messaggi e informazioni poco chiare e a volte sbagliate. Possiamo dire che la troppa informazione crea paradossalmente disinformazione.

Gli attori professionali coinvolti in prima persona in queste attività, si sentono inevitabilmente abbandonati, costretti a dover operare senza regole chiare, a navigare senza rotta in un terreno pieno di rischi.

Quello che noi consigliamo è di concentrarsi su quanto di più ufficiale vi è al momento, e che vi alleghiamo qui di seguito perché possiate leggerlo.

Scarica il Rapporto dell’ISS 
Scarica le linee guida di ANID

Vi invitiamo inoltre a consultare il sito del Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/portale/home.html che si sta adoperando a far chiarezza in questo mare di notizie poco attendibili. Non da ultimo ha istituito uno spazio dedicato alle Fake News, in cui elenca sinteticamente quali sono le notizie puramente false.

Sperando di aver fatto cosa gradita, vi ricordiamo anche l’appuntamento del Colkim Comunity Room di questa sera – Giovedì 14 Maggio alle ore 19,00 – in cui tratteremo anche noi il tema della disinfezione, con il prezioso aiuto di esperti di livello.
Per tutti i dettagli: http://www.colkim.it/it/iscrizione-ai-webinar/

Ora più che mai è indispensabile lavorare con professionalità, e per farlo non rimane altro che basare le proprie strategie di disinfezione sulle poche ma certe linee guida emanate dalle Autorità competenti ed Enti Associativi di riferimento.
Partner affidabili, insieme a momenti di formazione e informazione di livello, possono essere il corollario ideale.
#Colkimaltuofianco

Il monitoraggio della Cimice Asiatica

La cimice asiatica (Halyomorpha halys) è una specie invasiva che negli ultimi anni ha colonizzato il Nord e alcune aree del Centro Italia. E si appresta ad invadere anche il Sud! Questo insetto (famiglia Pentatomidae), come le classiche cimici verdi e marroni nostrane, durante il periodo più freddo dell’anno tende a insediarsi in ambiente urbano, occupando in gran numero zone asciutte e riparate come porticati, abitazioni, palestre, magazzini, aziende alimentari, ecc. Tuttavia questo grosso fastidio temporaneo per la popolazione è ben poca cosa rispetto al danno economico nel settore agrario, determinato dagli attacchi di questo infestante a numerose piante coltivate (cereali, ortive, alberi da frutta, ornamentali) e forestali. Adulti e forme giovanili tendono a perforare con l’apparato boccale i tessuti vegetali della pianta ospite, provocando problemi rilevanti alla maturazione dei frutti e produzione di semi, con eventuale trasmissione di fitopatogeni. Già ad aprile gli adulti tornano in attività, abbandonando i ricoveri invernali, e nel mese successivo vengono deposte le prime uova (alcune centinaia). In Europa si osserva un’unica generazione all’anno, mentre in Italia di norma ce ne sono due, parzialmente sovrapposte. In un contesto di lotta integrata, è chiaro che il monitoraggio risulta fondamentale per conoscere le dinamica di popolazione e la distribuzione spaziale della cimice asiatica a livello locale. Indubbiamente il sistema PHEROCON di Trecè risulta molto efficace per un approccio conoscitivo, soprattutto se le trappole adesive innescate con il dispositivo per l’emissione del feromone specifico di aggregazione vengono fissate orizzontalmente sulla vegetazione e risultano ben esposte. In presenza di alberi ed arbusti l’altezza ottimale è di circa 2 m dal terreno, preferendo i rami principali e il tronco, mentre sulle piante erbacee i sistemi di cattura vanno ancorati, magari su un tutore oppure un paletto di legno, a circa 1 metro dal suolo. Si posizionano almeno due trappole per sito da controllare, preferendo i margini del frutteto e specialmente le siepi di confine, dove è più facile individuare l’infestante prima che abbia già colonizzato l’area produttiva. Il controllo deve essere effettuato settimanalmente e l’attrattivo va sostituito ogni 3 mesi: il periodo di attività della cimice asiatica in campo può durare da aprile/maggio fino ad ottobre, dipendendo dalle condizioni ambientali e dal tipo di coltura. Purtroppo la lotta a questo fitofago risulta complessa e di difficile soluzione. Attualmente vengono usati prodotti chimici fitosanitari, associati a specifiche reti anti-insetto, ma il futuro sembra associato alla lotta biologica, con l’utilizzo dei parassitoidi in grado di attaccare le uova della cimice. La specie più promettente è Anastatus bifasciatus, piccolo imenottero autoctono allevato in alcune biofabbriche e disponibile già da maggio di quest’anno per la prima immissione sperimentale negli ambienti agricoli da bonificare.
Altri articoli che menzionano questo infestante:

Voi chiedete, noi rispondiamo: quale trappola scegliere per eliminare le mosche svernanti (Pollenia rudis) in locali infiammabili?

La trappola Titan® 300 è progettata per far fronte a grandi infestazioni di insetti volanti e può essere efficacemente utilizzata contro la Pollenia rudis. L’unità è conforme alle relative norme europee e, come tale, ha superato tutti i test di sicurezza. È interamente realizzata in metallo, solida e adatta per applicazioni professionali.

L’uso in locali in cui una supervisione giornaliera è difficile, combinata con una potenziale grossa infestazione di mosche, porta alla necessità di rimuovere il vassoio di raccolta dell’unità e di collocare al suo posto, al di sotto della trappola, una grande scatola non infiammabile per raccogliere le mosche morte.

Se il vassoio non viene rimosso, gli insetti morti possono accumularsi e toccare la griglia elettrificata aumentando il rischio di incendio.

L’installazione deve essere conforme al manuale di istruzioni fornito con l’unità.

Inoltre, occorre prendere nota dei seguenti suggerimenti:

  • Non installare mai l’apparecchiatura in un’area in cui esiste il rischio di esplosione a causa dell’elevata concentrazione di polvere / vapori nell’aria (zone Atex)
  • Installare la trappola in modo tale che la distanza tra la grande scatola di raccolta non infiammabile e l’unità sia sufficiente per evitare il rischio che il mucchio di insetti morti raggiunga la griglia di cattura
  • La scatola di raccolta, preferibilmente in metallo, dovrebbe essere abbastanza grande da catturare tutti gli insetti morti successivamente alla loro elettrocuzione sulla griglia di uccisione
  • Non dovrebbe esserci materiale infiammabile attorno al lato inferiore dell’unità
  • La scatola di raccolta dovrebbe essere svuotata regolarmente e la trappola deve essere controllata, in particolare la griglia elettrificata
  • Una valutazione dei rischi di incendio nei locali deve essere condotta dai proprietari o dai tecnici responsabili.

Liberamente tradotto dal Blog di PestWest

La battaglia dei tubi

Per molti anni, PestWest ha unito scienza e tecnologia applicativa per fornire una vasta gamma di Trappole a luce UV professionali e specializzate. Componente essenziale di questa gamma, e parte dell’impegno di PestWest nella “scienza degli insetti volanti”, è l’innovazione della gamma di tubi a luce ultravioletta (UV) Quantum BL che risponde alle specifiche più elevate.
Mantenendo il tema “verde”, è stata fatta una scelta di risparmio energetico per ridurre il consumo di energia già nel 1997, quando PestWest si rivolse alla Sylvania Lighting International (SLI) per sviluppare una nuova lampada per attrarre le mosche.
Fino a quella data, lo standard industriale accettato era il BL350 basato sulla tecnologia al fosforo allora disponibile.
SLI ha applicato le conoscenze acquisite da un’ampia ricerca sponsorizzata da PestWest in collaborazione con entomologi ed è nata la tecnologia dei tubi Quantum BL.
I fosfori utilizzati nella gamma Quantum BL sono sempre stati al 100% senza piombo. Fino a poco tempo fa, solo le guarnizioni che contenevano gli elementi di filamento all’estremità delle lampade erano fatti di vetro al piombo a causa del punto di fusione più basso e anche questo ora è cambiato.
Allo stesso modo, la quantità di mercurio utilizzata per ogni lampada è il più basso livello raggiungibile coerentemente con tecniche di produzione affidabili.
PestWest e SLI, da oltre un decennio, hanno utilizzato il fosforo su base acqua a basso impatto ambientale, con l’ulteriore vantaggio di mantenere alta l’emissione di UVA.
Quindi le lampade Quantum BL sono sempre state ecologiche, anche prima che fosse di moda essere “verdi”.
La distribuzione dello spettro di luce UV prodotta dalle lampade Quantum BL è progettata per adattarsi perfettamente allo spettro di sensibilità della mosca domestica. Inoltre, le lampade Quantum BL offrono una maggiore resa di luce UV rispetto alle lampade standard che attraggono più insetti e coprono un’area più ampia.
Uno sguardo più ravvicinato alla gamma Quantum BL rivela che PestWest ha sempre tenuto come principale obiettivo l’HACCP fornendo a queste lampade un rivestimento infrangibile. Uno dei migliori materiali per i rivestimenti infrangibili è il FEP: sicuramente è quello più costoso ma è il migliore che l’industria offre e viene utilizzato esclusivamente nella gamma di lampade UV di alta qualità PestWest.
Il rivestimento FEP è caratterizzato da un’ottima resistenza agli urti e garantisce la conservazione del vetro. Non si scioglie, non si scheggia, e non scolorisce o sgocciola ed è conforme alle disposizioni internazionali IEC 61549 riguardanti i rivestimenti dei tubi infrangibili.
Caratteristiche principaliQuantum BL350 BL
Senza piombo
Mercurio ridotto
Fosfori a base acquosa
Distribuzione ottimale dello spettro
Elevata emissione di UVA
Resistente alla frantumazione
Varie dimensioni e lunghezze

DIMINUZIONE DELLE EMISSIONI DI RAGGI UVA NEL TEMPO
Lo studio sull’emissioni di luce UVA riportato nel grafico sopra compara i tubi Quantum® di PestWest con diversi tubi UVA BL368 di varie marche