Linee Guida BASF®: il controllo degli scarafaggi (seconda e ultima parte)

Pulizia

Le infestazioni di scarafaggi sono più estese e difficili da controllare dove la pulizia è scadente.

Limitare il cibo e i nascondigli può essere un valido aiuto nel controllo degli scarafaggi, mentre una buona pulizia in prossimità delle esche generalmente aumenta il controllo riducendo le sorgenti competitive di cibo e acqua e aumentando la possibilità di contatto con l’esca.

Le popolazioni possono essere ridotte o eliminate rimuovendo il disordine o i mobili pesantemente infestati.  Siccome le modifiche ambientali sembrano interferire con le abitudini radicate, le pulizie possono essere utili per combattere la diffidenza all’esca.

Posizionamento dell’esca

L’efficacia di un’esca insetticida dipende dal numero di individui che se ne cibano.

Per questo è importante usare esche appetibili e che mantengano la loro appetibilità per un esteso periodo di tempo.

Anche in presenza di un’esca, il raggio limitato di foraggiamento degli scarafaggi può ridurre l’efficacia in caso di posizionamento sbagliato. Per essere efficaci, le esche devono essere messe il più vicino possibile ai rifugi degli scarafaggi in un’area infestata.

Come per le trappole collanti, le esche devono essere piazzate in modo da essere intercettate dalle blatte in cerca di cibo. I punti esca posizionati nei luoghi bui,caldi e umidi che le blatte prediligono, hanno più probabilità di essere efficaci.

Controllo a cascata

Per un controllo ottimale e più duraturo, gli insetticidi devono poter arrivare in quantità sufficiente anche alle femmine e le ninfe che rimangono all’interno dei nidi.

Questo è reso possibile dalle esche perché le femmine e le ninfe si cibano degli individui avvelenati che tornano per morire nel nido o delle loro feci, in quanto hanno un limitato accesso ad altre fonti di cibo.

Quanto sarà efficace questo “effetto a cascata” nel controllare le popolazioni che non foraggiano, dipenderà naturalmente dalla potenza dell’insetticida.

Anche con un potente insetticida disponibile, fipronil, molte infestazioni saranno difficilmente eliminate in una sola settimana, soprattutto se si tratta di Blatta orientalis invece che di Blattella germanica. Il controllo è inoltre difficoltoso se l’infestazione è alta o se sono presenti fonti alternative di cibo.

Trattamento di crepe e fessure

Anche il miglior programma basato sull’impiego di esche richiede di  essere supportato da un trattamento complementare di crepe e fessure.

In particolare, l’utilizzo di esche meno potenti tende a essere limitante in termini di minore “effetto a cascata“ cosi come da ogni ostacolo al loro consumo.

Allo stesso modo, un controllo completo può essere raggiunto quando le uova si sono schiuse e le ninfe sono maturate e hanno assunto sufficiente insetticida cibandosi degli individui avvelenati o delle loro feci.

Queste difficoltà possono essere superate attraverso il trattamento mirato dei siti chiave di nidificazione con un insetticida liquido residuale.

Fendona® potrebbe essere la prima scelta per un trattamento di crepe e fessure contro le blatte, sia per aumentare la velocità del controllo a fianco dell’applicazione mirata di esche o come misura principale nelle aree dove l’adescamento è probabilmente meno efficace.

Mythic® SC è un insetticida di contatto, non repellente, valida alternativa al Fendona® per i trattamenti di crepe e fessure e particolarmente adatto anche alle popolazioni di scarafaggi più impegnativi e alle condizioni più esigenti (come quando si sospetta la presenza di popolazioni resistenti).

L’impiego di un differente principio attivo è importante nel limitare l’impatto o lo sviluppo di resistenza o avversione all’esca.

Controllo conveniente

Il modo di offrire un controllo economicamente conveniente è minimizzare i tempi di trattamento, ottimizzando l’azione.

Per molti operatori non esperti, assicurare il corretto e più efficace posizionamento dell’esca può richiedere tempi piuttosto lunghi.

Le moderne linee guida sulle raccomandazioni del numero standard di punti esca da usare invece del tradizionale approccio basato sul numero di punti per metro quadrato di area infestata, può fare molto per accelerare l’applicazione del prodotto.

Ottenere il massimo dai prodotti

Per prevenire costose richiamate e massimizzare sia la soddisfazione del cliente sia la redditività del servizio, i prodotti per il controllo delle blatte devono essere impiegati con una valutazione delle loro particolari forze, limitazioni e prerogative, così come l’etologia delle blatte.

Trattamento integrato

Le esche sono diventate il trattamento per eccellenza nella maggioranza dei programmi di controllo per la loro convenienza, la relativa assenza di preparazione e il minimo disturbo per il cliente – così come per questioni di odore ed esposizione.

Il trattamento con un’esca ben formulata come Goliath® Gel è utile per la maggior parte dei lavori di controllo di blatte in appartamenti, così come nelle cucine commerciali e nei ristoranti.

Comunque, dove le aree sono ampie e  con estesi vuoti – come alcuni locali di preparazione degli alimenti e molte industrie e magazzini – un trattamento in crepe e fessure con un insetticida residuale come Fendona® 60 SC o Mythic® 10 SC può essere utile sia assieme all’impiego di esca, sia come alternativa a questa.

Allo stesso modo, quando è richiesto un controllo rapido e totale – come è di solito nei ristoranti e nei negozi di alimentari – il trattamento mirato in crepe e fessure può essere di grande ausilio alle esche per colpire gli adulti e le ninfe che non foraggiano.

In queste circostanze, non è sorprendente che il trattamento residuale di crepe e fessure rimanga un elemento importante nei moderni piani di controllo delle blatte, accanto alle esche con sufficiente potere “a cascata”.

Per minimizzare la possibilità dell’insorgenza di resistenza o di avversione per l’esca, non è consigliabile utilizzare per periodi prolungati nello stesso luogo un singolo principio attivo o la stessa formulazione di esca come unico mezzo di controllo.

Supportare l’esca con un trattamento in crepe e fessure può evitare queste situazioni senza la complicazione di dover alternare tipi di esche.

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Linee Guida BASF®: il controllo degli scarafaggi (prima parte)

La lotta moderna agli  scarafaggi

Gli scarafaggi sono persistenti, elusivi e prolifici. Sono associati a numerosi organismi patogeni, sorgenti di allergeni e talvolta sintomo di scarsa igiene. Per questo, la loro presenza ovunque gli alimenti siano stoccati, preparati o serviti è inaccettabile.

Controllare le infestazioni di blatte in questi ambienti, comunque, può essere piuttosto difficile. Loro si muovono facilmente con le merci, si riproducono rapidamente e preferiscono vivere all’interno di crepe e fessure difficili da raggiungere.

Queste sfide sono aggravate da metodi di controllo che coinvolgano inadeguate ispezioni, insufficiente cooperazione con gli occupanti dei locali ed eccessiva dipendenza da singoli prodotti o metodi di applicazione.

Il fatto che anche livelli di controllo elevati possano essere insufficienti per prevenire un relativamente rapido riacutizzarsi dell’infestazione, rende queste sfide particolarmente difficili.

Capire l’etologia delle blatte

Anche se risultano molto brave nell’adattarsi alle più diverse condizioni, le blatte necessitano di quattro risorse chiave per sopravvivere e prosperare – cibo, acqua, calore e riparo. Loro si aggregano naturalmente nei luoghi nelle cui vicinanze sono presenti queste condizioni.

La blattella germanica che è il principale problema in Europa richiede in modo particolare il calore, quindi vive quasi esclusivamente in ambienti interni. La più grossa blatta orientalis, si trova ugualmente all’interno delle case come all’esterno.

Anche se le blatte orientali possono ricercare cibo a distanze maggiori di quella germaniche, generalmente non si spostano più di pochi metri dalle crepe, fessure e vuoti in cui si raggruppano, per cercare cibo e acqua.

Entrambe le specie amano il buio e la maggior parte degli individui passa la maggior parte della loro vita nei loro nascondigli protetti, uscendo solo per cercare cibo.

Mostrano una preferenza per cibi altamente energetici e vengono scoraggiate dall’alimentarsi dall’eccessiva untuosità, tracce di insetticida, muffe o deterioramento dei cibi.

Mentre i maschi cercano il cibo quotidianamente, le femmine passano il 75% della loro vita senza alimentarsi e possono sopravvivere 45 giorni senza assumere cibo a patto di avere accesso all’acqua. Anche le giovani ninfe foraggiano relativamente poco.

La ricerca del cibo avviene quasi solo di notte ed è disturbata dall’attività dell’uomo. Gli individui appartenenti a popolazioni numerose sono più attivi e discernono meno nei loro appetiti rispetto a quelli di popolazioni più piccole perché devono competere maggiormente fra loro per il cibo.

Siccome gli scarafaggi si ritiene non siano capaci di rilevare gli odori a pochi centimetri di distanza, la capacità di trovare il cibo sembra essere in relazione a incontri casuali lungo le vie regolari di attività di foraggiamento in base all’esperienza. Se hanno una buona provvista di cibo e acqua vicino al nido, gli individui possono non venire mai in contatto con un’esca posizionata a pochi metri da loro.

Il ciclo di vita di circa 170 giorni e la produzione di ooteche con 30-40 uova prodotte ogni 2-3 settimane, sono la ragione per cui la popolazione di blattella germanica può aumentare in modo considerevole in tempi molto brevi, a dispetto anche di un discreto livello di controllo.

Pianificare al meglio il controllo

Le sfide del moderno controllo degli scarafaggi ci dicono che con un singolo trattamento con esca in gel è difficile che si possa arrivare ad un controllo sufficiente e duraturo.

Anche nelle migliori condizioni possibili, il naturale comportamento delle blatte raramente rende possibile un controllo superiore all’80% con un singolo trattamento con esca.

Nella maggior parte dei casi, un controllo duraturo richiede un approccio integrato basato sulla solida conoscenza delle abitudini degli scarafaggi, ispezione, pulizia e un programma di trattamenti – inclusi un posizionamento finale di esca  e un trattamento in crepe e fessure, se necessario.

Ispezione

Siccome le blatte si aggregano in rifugi protetti e si cibano principalmente di notte, è essenziale un’ispezione approfondita delle aree infestate per pianificare i trattamenti mirati.

È meglio condurre le ispezioni di notte con una torcia e un piccolo specchietto flessibile per esaminare le aree meno accessibili per cercare, oltre a blatte vive, escrementi, insetti morti e vecchie ooteche.

I piretroidi spruzzati nelle crepe e fessure possono essere molto efficaci per snidare temporaneamente le blatte e identificare i siti occupati.

In molti casi, le trappole collanti offrono il mezzo migliore per stabilire l’area e il livello dell’infestazione. Devono essere poste in aree comunemente frequentate per il foraggiamento – in particolare luoghi caldi e umidi come dietro frigoriferi e altre apparecchiature, giunzioni pavimento/parete, intorno ai bordi delle apparecchiature e sotto i mobili, ecc.

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ON TOP PRO: nate per quei luoghi in cui non c’è spazio per collocare le trappole a luce UV

Queste trappole dall’esclusivo design, si adattano con discrezione e semplicità a controsoffitti nuovi o esistenti.

Ideali per minimarket, supermercati e aree in cui i limiti di spazio potrebbero aver reso difficile, in precedenza, la collocazione di unità standard.

I design brevettati evitano la possibilità di caduta delle mosche catturate e controllano in modo efficace le infestazioni nelle aree pubbliche.

 

 

Cosa sai sulla sicurezza della luce UV?

La “luce nera” ha effetto sulla salute umana? Una trappola a luce ultravioletta può essere nociva per i miei clienti e i dipendenti? Quali norme di sicurezza occorre seguire quando si deve scegliere la tecnologia giusta per i clienti? La tecnologia innovativa può far sollevare molte domande giustificate ed è bene cercare le risposte più giuste.

Vi proponiamo qualche informazione sulla luce UV che può aiutare a prendere confidenza con l’uso di una trappola elettroinsetticida:

  • La ricerca ha dimostrato che l’intervallo ottimale per attirare gli insetti volanti è compreso tra 345 e 370 nm (nanometri) e questa è la lunghezza d’onda che viene emessa dai tubi per le trappole per mosche. Numerosi scienziati che hanno studiato il possibile pericolo per gli esseri umani concordano sul fatto che risulta innocua in normali condizioni d’uso. Nelle trappole UV per le mosche non viene usata né luce UVB, né UVC.
  • Esiste una norma europea specifica per le trappole per mosche a luce UV, la EN 60335-2-59. Le trappole PestWest sono testate secondo gli standard di sicurezza europei e ciò include in particolare i livelli massimi di radiazioni consentiti dalla Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ICNIRP). Qualsiasi trappola che non rispetta questi i criteri non supera il test.
  • Le trappole UVA PestWest sono progettate per fornire un valore di uscita UVA più basso possibile, compatibile con un’efficace attrazione degli insetti. L’energia complessiva prodotta è bassa e l’esposizione ai raggi UVA è di gran lunga maggiore all’aperto in una giornata media di sole.
  • Il picco di emissione prodotta dai tubi Quantum® è di circa 365 nm. La maggior parte degli UVA è concentrata intorno al picco della lunghezza d’onda, il che significa che la lampada è “più luminosa” dove è più importante cioè la minima parte di energia elettrica viene utilizzata per produrre luce perché non serve per attirare gli insetti volanti.

6 semplici cose da fare nel posizionamento delle trappole per mosche

 

Questa è una delle domande più frequenti dei disinfestatori: dove e a quale altezza è opportuno montare un’unità di controllo dei parassiti per garantire le migliori prestazioni?

Se segui queste semplici regole non ti sentirai mai incerto su come procedere con il posizionamento delle trappole.

1. Evita altre fonti di luce!

Le trappole elettriche devono essere posizionate in modo da ridurre al minimo la competizione creata da altre fonti di luce, quindi è opportuno non montarle vicino alle finestre.

2. Proteggi il cibo esposto!

Colloca la trappola vicino, ma non direttamente sopra, al cibo esposto o alle superfici di preparazione del cibo (se possibile per attirare le mosche lontano dalle aree di preparazione del cibo).

3. Avvicinati al nemico per combatterlo!

Osserva dove le mosche tendono a radunarsi e, se possibile, metti la trappola all’interno o vicino a quell’area.

4. Taglia loro la strada!

Colloca le trappole in una posizione di “intercettazione” rispetto al punto di ingresso principale delle mosche – normalmente porte e/o finestre – e rispetto all’area da proteggere. Negli stabilimenti di ristorazione le mosche hanno più probabilità di entrare attraverso la porta posteriore piuttosto che da quella anteriore, perché è lì che si trovano i rifiuti della cucina e le pattumiere.

5. Concediti una successiva manutenzione semplice e sicura!

Posiziona le unità dove possono essere raggiunte nel modo più semplice possibile e mai sopra macchinari in cui l’accesso può essere difficile o pericoloso.

6. Scegli l’altezza corretta!

Monta le trappole in una posizione comoda per svuotare il vassoio di raccolta, cambiare il cartoncino collante o sostituire i tubi e, nel caso di un montaggio sospeso in edifici industriali, collocale ad almeno a 2,5 metri sopra il livello del suolo, lontano dal traffico dei carrelli elevatori.

Ci sono talmente tanti luoghi in cui è possibile utilizzare le trappole per mosche che risulta impossibile seguire ognuna di queste 6 regole contemporaneamente. Avere comunque in mente questi elementi ti aiuterà a decidere cosa è meglio fare per le zone che devi proteggere.

Liberamente tradotto dal Blog di PestWest

Aumentare al massimo il successo degli erogatori per roditori

Gli erogatori di esca rappresentano uno strumento importante nei programmi di IPM (Integrated Pest Management) e l’installazione avviene fondamentalmente per due motivi: in primo luogo fornire una misura preventiva per qualsiasi roditore che potrebbe avvicinarsi all’edificio da altre aree e, in secondo luogo, controllare una infestazione di roditori in prossimità oppure all’interno dell’edificio.

Una volta posizionati i contenitori, si presume che possano succedere tre cose:

  1. I roditori presi di mira incontreranno effettivamente gli erogatori;
  2. I roditori entreranno negli erogatori;
  3. I roditori si nutriranno del tipo di esca posta al loro interno.

Sfortunatamente non è sempre così, in quanto i “topi” non interagiscono sempre con gli erogatori installati oppure, anche se lo fanno e consumano le esche, non avviene ciò che il cliente si aspetta: una soluzione rapida al suo problema.

Ma perché questo non avviene? Quali sono i fattori in gioco che potrebbero causare la mancata visita degli erogatori anche quando si è sicuri della presenza di roditori in quel luogo?

  • I roditori si sono accorti della presenza degli erogatori?
  • Oppure li hanno semplicemente ignorati?
  • Magari erano insicuri e timorosi di avvicinarsi ed entrare in questi nuovi “oggetti”?

L’obiettivo di questo articolo è presentare una panoramica degli aspetti relativi alla biologia e al comportamento dei roditori al fine di migliorare i risultati sul posizionamento degli erogatori e conseguente consumo di esca.

I principi discussi qui si applicano a ratti e topi, sebbene questa ricerca sia stata   condotta sul surmolotto (Rattus norvegicus).

Comportamento intorno alle esche

Negli ultimi decenni, i ricercatori hanno raccolto informazioni sul comportamento dei roditori in risposta a oggetti, come le bait station, che appaiono improvvisamente nel loro ambiente. In generale questo comportamento, che dipende da diversi fattori, è complesso e può variare, anche in maniera significativa, da una colonia di roditori ad un’altra. Fondamentale è la densità, cioè quanti roditori condividono le stesse risorse in un’area limitata: ad esempio nel seminterrato di un edificio, in un cantiere, un parco urbano, un giardino inutilizzato e così via. Quello che gli studiosi hanno imparato è che raramente ci sono due infestazioni di roditori esattamente uguali.

La parte successiva della discussione rappresenta una sintesi parziale dei risultati della ricerca, i quali possono aiutarci a implementare e migliorare il servizio del controllo dei roditori.

Esplorazione degli erogatori

Perché i ratti entrano (o non entrano) nei nostri nuovi erogatori?

  1. Il tempo impiegato dai ratti per entrare in un nuovo contenitore di esca posizionato nel loro territorio può variare notevolmente ed avvenire anche in 24 ore oppure richiedere giorni, settimane, mesi. Oppure i nuovi erogatori potrebbero non essere mai visitati. Questa tempistica è correlata in larga misura alla stabilità dell’ambiente. Ad esempio, per quanto tempo il cibo, l’acqua e i nascondigli sono rimasti disponibili e invariati nel tempo? Molte generazioni di roditori sono riuscite a crescere e prosperare nell’ambiente? Se il sito è stato favorevole per la colonia di roditori e il successo riproduttivo elevato, i ratti (almeno alcuni) potrebbero essere disponibili ad interagire con i nuovi erogatori e/o le nuove trappole.
  2. L’esitazione verso nuovi erogatori ed oggetti può essere particolarmente significativa nelle femmine adulte che si sono già riprodotte.
  3. Il comportamento neofobico è più forte verso i nuovi punti esca che verso il nuovo cibo.

Il ruolo degli odori

Che importanza hanno “gli odori”?

  1. Gli odori associati al singolo individuo e alla colonia in generale, possono svolgere un ruolo importante nel comportamento alimentare, sociale e riproduttivo. Queste sostanze chimiche (spesso contenenti feromoni) possono anche influenzare le risposte dei roditori ai nostri erogatori, trappole ed esche. Negli studi sul ratto di fogna all’interno delle aziende agricole, gli erogatori vengono generalmente installati in luoghi in cui si sono verificati i più alti livelli di attività (escrementi, urina, segni di sfregamento, ecc.) e di conseguenza si riscontra il maggior numero di visite al loro interno. E’ chiaro le interazioni sociali tra i ratti hanno interessato gli erogatori frequentati, determinando quali individui del gruppo “erano autorizzati” a nutrirsi delle esche.
  2. I ratti spesso seguono le tracce lasciate da altri individui per arrivare al cibo. In parte questo è dovuto al fatto che tali percorsi sono ricoperti del “profumo” della colonia e dei membri di una stessa famiglia.
  3. Allo stesso modo, se i ratti “toccano” l’esca che trovano all’interno di un erogatore, ciò può essere influenzato dagli odori che i roditori precedentemente hanno lasciato all’interno, all’esterno o in prossimità del dispositivo di esca. Questo è lo stesso comportamento con cui i roditori distribuiscono i loro effluvi presso gli ingressi delle tane e dei rifugi. Tali odori possono essere presenti nelle deiezioni, urine e secrezioni urogenitali.

Comportamento alimentare

Quali sono le preferenze dei ratti nei confronti del cibo e della sua distribuzione?

  1. In generale, i ratti preferiscono nutrirsi all’interno o in prossimità di un sito riparato. Se viene individuato un alimento appetibile in aree aperte ed esposte, questo verrà trascinato in un luogo protetto oppure in un’area conosciuta e già utilizzata per l’alimentazione.
  2. Nelle infestazioni gravi, i ratti possono consumare il cibo contemporaneamente in gruppi numerosi, formati anche da oltre una dozzina di individui. Di conseguenza se un erogatore di grandi dimensioni viene installato nel punto giusto, diversi membri di una famiglia si alimenteranno all’interno della stesso contenitore.
  3. Alcuni studi hanno evidenziato come sia fondamentale per i roditori adulti uno spazio adeguato per il consumo di una quantità sufficiente di esca. Ad esempio, gli animali possono mangiare più cibo se hanno la possibilità di appoggiarsi alla base con le zampe posteriori e manipolare l’alimento con quelle anteriori. Questo comportamento viene addirittura favorito da un erogatore con un’altezza superiore ai 15 cm.

Dieci punti da tenere a mente

Questi suggerimenti sono importanti e possono velocizzare l’utilizzo degli erogatori e il relativo consumo dell’esca da parte dei nostri “amici”.

Tuttavia occorre sempre tenere presente che in ogni infestazione possono agire fattori sconosciuti al disinfestatore e anche le esperienze precedenti, da cui i ratti hanno imparato, possono influenzare l’esito di qualsiasi programma di controllo dei roditori.

  1. Secondo Peter Cornwell, famoso entomologo urbano: “Il successo del trattamento dipende dal dettaglio dell’ispezione” e questa formula si applica molto bene al controllo dei roditori. Prima di installare qualsiasi erogatore è importante, sia dal punto di vista del servizio che da quello commerciale, analizzare la situazione ambientale. E’ necessario capire innanzitutto dove i roditori si procurano il cibo e l’acqua e in quali punti sono presenti le tane. Questo può non essere scontato e di conseguenza vanno individuate anche zone tranquille e ambienti caldi, dove magari sono presenti i ripari (permanenti o temporanei), i percorsi più adatti per gli spostamenti, gli elementi fondamentali di un complesso che li possono favorire come angoli, linee di servizio e vuoti strutturali.
  2. La fase pratica riguarda le visite sul campo per conoscere le zone ad alta attività della colonia. Ciò viene fatto osservando le “tracce attive dei roditori” (ARS) come escrementi, marcature del loro passaggio, segni di rosicchiamento, peli, “resti alimentari”, ecc. In quelle aree in cui gli ARS sono più numerosi e concentrati (e specialmente nei siti dove si sovrappongono con le risorse ambientali menzionate in precedenza) dobbiamo immaginare di collocare su una mappa dei riferimenti specificitipo quelli che si osservano su Google Maps – per indicare il punto dove installare un erogatore.
  3. Se possibile, posizionare gli erogatori non direttamente sopra le tracce, ma “adiacenti”. Non intercettare il percorso principale di una colonia, anche di soli venti centimetri, può incidere negativamente sui risultati e sul consumo di esca.
  4. Gli erogatori non vanno spostati, né devono essere apportare modifiche al piano di controllo una volta che i roditori hanno cominciato a frequentarli..
  5. Se per qualche motivo i roditori non entrano nei classici contenitori in plastica, negli Stati Uniti vengono utilizzate delle grosse postazioni artigianali in legno. Nel nostro paese l’utilizzo e l’obbligo di “erogatori di sicurezza” rende questa procedura scarsamente affidabile ed economicamente poco applicabile.
  6. Dopo aver collocare gli erogatori nelle zone ad “elevata attività”, è consigliato pre-adescare (prebaiting) gli erogatori con cibi familiari ai ratti in quella specifica area e/o utilizzare esche attrattive di monitoraggio. Questo sistema a volte permette di superare o ridurre la loro avversione iniziale. Quando i roditori cominceranno ad utilizzare il cibo pre-adescato, le stazioni saranno diventate familiari e conterranno così “il profumo della colonia”. A questo punto verranno posizionati i rodenticidi e le esche placebo/di monitoraggio potranno essere allontanate oppure lasciate sul posto.
  7. Ispezionare gli ambienti che forniscono una protezione ai roditori (cespugli, materiali accatastati, accumuli di spazzatura, angoli nascosti) per scoprire eventuali ARS (indice di una significativa attività dei roditori): anche questa è una valida soluzione per posizionare gli erogatori.
  8. Tramite una particolare “pinza” (strumento utile per il disinfestatore professionale), un buon suggerimento è quello di raccogliere tutti i pellet fecali trovati nelle vicinanze e posizionarne un paio immediatamente all’esterno di entrambi i fori di ingresso degli erogatori.
  9. In caso di ratti che hanno le tane nel terreno, disporre alcuni mucchietti di terra, raccolti in prossimità delle gallerie, su entrambi i lati dell’erogatore, di fronte agli accessi (come fatto in precedenza con gli escrementi).
  10. Infine, se sono presenti resti d’involucri per alimenti, cartone, piccole pietre, pezzi di legno o altri oggetti con segni evidenti di attività da parte dei roditori, è opportuno collocare alcuni di questi “oggetti familiari” all’interno oppure all’esterno dei contenitori di esca. E’ utile coprire il più possibile il pavimento degli erogatori proprio con questi materiali oppure aggiungere terra, foglie, erba, ecc. Questa tecnica funziona soprattutto nei confronti di quelle colonie permanenti che si sono stabilite già da tanto tempo.

Liberamente tradotto dall’articolo di Bobby Corrigan su Pest Magazine di Ottobre-Novembre 2017

Cimici svernanti? Avete mai provato con le trappole a luce UV?

Nel nostro magazzino di San Martino in Strada (LO), abbiamo da poco installato la nuova Sunburst TAB. Questa trappola a luce UV ha la caratteristica di unire un aspetto gradevole a un costo decisamente interessante. Particolarmente indicata per tutte le realtà di dimensioni ridotte – come bar, piccoli negozi, abitazioni – adesso è disponibile anche nei colori accattivanti bianco o nero.

Nel nostro showroom abbiamo installato quella nera e la teniamo accesa 24 ore su 24, come è opportuno fare con tutte le trappole a luce UV, rinnovando la colla ogni mese.

Dopo una settimana, con l’arrivo delle prime cimici svernanti, abbiamo potuto verificare direttamente il risultato dell’attrattività della luce UV anche verso questi insetti:

TRAPPER T-REX & MINI-REX: mai più senza!

Nessun equipaggiamento per il controllo dei roditori può dirsi completo senza trappole Trapper T-Rex e Mini-Rex.

Di seguito sono riportati alcuni suggerimenti utili per un buon utilizzo di queste trappole:

  • Far passare le fascette attraverso gli appositi fori presenti sulle trappole per ratti e fissare le trappole ai tubi e alle travi. In questo modo si possono catturare i ratti mentre camminano.

  • Pre-Baiting:
    • Per consentire ai ratti di abituarsi alle trappole, collocarle con la parte posteriore contro il muro, adescarle ed esaminarle senza attivarle per 3-7 giorni
    • Una volta che i ratti si sono abituati alle trappole, collocare nuova esca e metterle nel giusto senso (con la “bocca aperta”) verso il muro, attivandole

  • Installazione delle Trappole:
    • Collocare le trappole vicino alle pareti e in spazi bui/appartati in quanto sono i luoghi prediletti dai roditori quando si spostano e quando cercano rifugio
    • Mettere le trappole dove si vedono i segni di roditori, come escrementi o rosure
    • Se le trappole sono installate parallele alla parete, devono essere collocate in coppia per intercettare i roditori che arrivano da entrambe le direzioni

 

 

Prove di efficacia sull’S-Methoprene (Seconda parte)

  1. RISULTATI

4.1 Studi con Biopren® 50 LML (LARVICOL LIQUIDO)

Sono stati eseguiti quattro studi di laboratorio e uno studio di semi-campo, tutti con diverse dosi di Biopren® 50 LML per determinare l’intervallo di applicazione. Le concentrazioni applicate variano da 290 a 2.900 ml / ha. Le soluzioni di lavoro differenziate sono state fatte prima delle prove e 10 ml sono stati versati in secchi di plastica da 15 litri.

  • 4.1.1 – 0,005 ppm di S-methoprene contro Culex pipiens

L’applicazione a questo basso dosaggio (290 ml di Biopren® 50 LML / ha) ha ancora fornito il 94,77% di inibizione del tasso di emergenza per una durata di 10 giorni. Successivamente, tra i 10 e i 20 giorni dall’inizio del test, l’inibizione è diminuita drasticamente e lo studio è stato terminato.

  • 4.1.2 – 0,010 ppm di S-methoprene contro Aedes aegypti

I primi dieci giorni di esposizione a questo dosaggio di applicazione (580 ml di Biopren® 50 LML / ha) ha dato il 90,51% di inibizione del tasso di emergenza. L’esposizione ulteriore fra 10 e 20 giorni ha portato un’inibizione dell’87,05%, leggermente al di sotto del tasso accettabile del 90%. L’esposizione fra 20 e 30 giorni ha portato al 56,84%, dopodichè lo studio è stato terminato.

  • 4.1.3 – 0,030 ppm di S-methoprene contro Aedes aegypti

I primi dieci giorni di esposizione a questo dosaggio di applicazione (1740 ml di Biopren® 50 LML / ha) ha dato il 93,43% di inibizione del tasso di emergenza. L’esposizione ulteriore fra 10 e 20 giorni ha portato un’inibizione del 97,12%, mentre l’esposizione fra 20 e 30 giorni ha portato al 87,77%. Questo risultato è leggermente sotto la soglia accettabile ma per avere un quadro più preciso si è prolungata l’esposizione fra 30 e 40 giorni che ha fornito un’inibizione del 44,44%.

  • 4.1.4 – 0,050 ppm di S-methoprene contro Aedes aegypti

I primi dieci giorni di esposizione a questo dosaggio di applicazione (2900 ml di Biopren® 50 LML / ha) ha dato il 99,27% di inibizione del tasso di emergenza. L’esposizione ulteriore fra 10 e 20 giorni ha portato un’inibizione del 98,57%, mentre l’esposizione fra 20 e 30 giorni ha portato al 89,21%. Lo studio è proseguito fra 30 e 40 giorni che ha fornito un’inibizione del 91,11% che mostra chiaramente l’effetto ritardato del S-methoprene microincapsulato. I test sono continuati e fra i 40 e i 50 giorni fornendo un dato pari a 37,50%, con un calo deciso di residualità.

 

Sommario degli studi con BIOPREN® 50 LML (LARVICOL LIQUIDO) in tre dosaggi contro Aedes aegypti

  • 4.1.5 – 0,005 ppm di S-methoprene in test di semi-campo contro Aedes aegypti, Aedes albopictus e Culex pipiens

Questo studio in semi-campo è stato effettuato in Francia, applicando una dose inferiore di concentrato di BIOPREN® 50 LML (290 ml / ha) in serbatoi da 300 litri. Sono state eseguite quattro repliche per ogni specie. Biopren® 50 LML ha dato tre settimane (21 giorni) di inibizione dell’emergenza in tutte le specie. Il rapporto di emergenza nella serie non trattata (gruppo di controllo) era abbastanza elevato per convalidare il processo.

AA = Aedes aegypti, AAL = Aedes albopictus, CP = Culex pipiens

Biopren® 50 LML (LARVICOL LIQUIDO) applicato alla dose inferiore contro le tre specie di zanzara ha avuto una perfetta efficacia a 3 settimane nel prevenire lo sviluppo delle larve ad adulti.

 

4.2 Studi con Biopren® Tablets (LARVICOL COMPRESSE)

  • 4.2.1 Biopren® Tablet contro Aedes aegypti in contenitori da 15 litri

Le dosi di S-methoprene applicate erano 0,005 e 0,01 ppm (1 compressa (2 gr) / 2 m3 e 1 m3 acqua), che corrispondono a 13,76 e 27,52 mg di compressa per 15 litri d’acqua.


I risultati mostrano che S-methoprene
alla concentrazione di 0.005 ppm fornisce 20 giorni di efficacia, mentre la concentrazione più alta, 0.01 ppm, fornisce 30 giorni di efficacia. 

 

  • 4.2.2 Biopren® Tablet contro Culex pipiens in fusti da 200 litri

Questo studio è stato un test di semi-campo in fusti di plastica da 200 litri (pieni di 150 litri d’acqua) all’aria aperta. Le dosi di S-methoprene applicate erano 0,005 e 0,01 ppm (1 compressa (2 gr) / 2 m3 e 1 m3 di acqua) che corrispondono a 137,6 e 275,2 mg di compressa per 150 litri d’acqua.


Mentre la Aedes aegypti è più suscettibile, la Culex pipiens è meno sensibile a S-methoprene.
 

Di conseguenza, siccome in questi test l’obiettivo è l’inibizione del 90% di emergenza, la residualità del Biopren® Tablet è stata fissata a 14-15 giorni.

 

  • 4.2.3 Biopren® Tablet contro Aedes aegypti, Aedes albopictus e Culex pipiens, in fusti da 200 litri


Biopren tablet 4 settimane

 AA = Aedes aegypti, AAL = Aedes albopictus, CP = Culex pipiens

Applicata la dose di S-methoprene pari a 0,010 ppm (1 compressa (2 gr) / 1 m3 di acqua). Questo test di semi-campo è stato fatto in serbatoi da 200 litri con 4 paralleli e il controllo. La dose applicata era una compressa da 0,4 grammi in 200 litri d’acqua.

I risultati dello studio di semi-campo dimostrano che in tutte e tre le specie, il Biopren® Tablet può sopprimere lo sviluppo di larve in pupa o adulti, per una durata di circa 4 settimane.

  

CONCLUSIONI

Questo studio ha valutato differenti formulazioni basate sul regolatore di crescita degli insetti S-methoprene. Durante la fase di sviluppo, l’attenzione era rivolta alle diverse condizioni di utilizzo, alla specie bersaglio e agli utenti finali. Sia il pubblico generale che gli operatori professionali hanno una vasta scelta.

Con il totale di 12 prove di laboratorio, semi-campo e campo condotte, sono state acquisite prove che – se utilizzate tra le concentrazioni di S-methoprene da 0,003 a 0,05 ppm – le formulazioni sviluppate inibiscono efficacemente lo sviluppo delle specie di zanzare prevalentemente presenti in Europa così come le specie invasive. La capacità di inibizione delle emergenze delle diverse formulazioni fornisce una vasta gamma di residualità variabile tra 10 e 60 giorni, come mostrato nella seguente tabella:

Sommario residualità
La sostanza attiva S-methoprene di BABOLNA BIO è stata approvata anche nell’Unione Europea, in Australia e negli Stati Uniti. Il controllo della zanzara e altre formulazioni sono ora in fase di valutazione da parte delle autorità europee. La nostra convinzione è che in futuro, le formulazioni di larvicidi a base di S-methoprene svolgeranno un ruolo sempre più importante nel controllo della zanzara come misura biorazionale di controllo biologico.In conseguenza del Regolamento Biocidi Europeo – considerando il controllo della zanzara – sono ormai in vigore troppe restrizioni. A causa di queste, la salute pubblica e il controllo dei vettori in generale soffre perchè le sostanze disponibili e i mezzi stanno diventando sempre meno. Quindi, nel lavoro di sviluppo, l’obiettivo era quello di ampliare la famiglia di prodotti Biopren® a base di S-methoprene per impieghi multipli.

Liberamente tradotto dallo studio:

S-METHOPRENE INSECT GROWTH REGULATOR MOSQUITO LARVICIDES

RESULTS OF EFFICACY TRIALS

Dr. D. Bajomi *, N. Balázsdi-Szabó *, J. Schmidt *, J. Szilagyi *, B. Serrano #

* Babolna Bioenvironmental Centre Ltd., 1107-Budapest, Szallas u. 6., Hungary

# Laboratoire T.E.C., 1,rue Jules Védrines ZAC Maignon, 64600 Anglet, France