Rubrica di Mauri N.7: Millepiedi o… centopiedi?

“Ho notato in questi giorni numerosi vermetti scuri che si muovono sui muri ed entrano in casa. Si arrotolano e hanno cattivo odore. Come posso risolvere il problema?”

Quanti disinfestatori avranno risposto a queste chiamate! In realtà non si tratta di larve, ma di un’invasione di millepiedi, soltanto “lontani parenti” degli insetti. Millepiedi e centopiedi non sono naturalmente la stessa cosa! Appartengono entrambi al gruppo dei Miriapodi, ma a due classi diverse: i primi sono Diplopodi, i secondi Chilopodi.

Non è poi così difficile distinguerli ad un occhio attento: i millepiedi ad esempio hanno un corpo rotondo, cilindrico, e sono dotati di moltissime zampette ventrali (fino a più di cento paia), due per ogni segmento. Generalmente i “millezampe” vivono nel terriccio umido, sotto le pietre e il legno marcescente, nutrendosi di materiale vegetale in decomposizione, di radici, addirittura di foglie verdi in contatto con il terreno, frutti caduti e, in casi particolari, di deiezioni animali e invertebrati morti. Se disturbati, si arrotolano a spirale su se stessi e tramite particolari ghiandole possono produrre sostanze repellenti e maleodoranti. Le loro abitudini sono poco conosciute e spesso passano inosservati in quanto prettamente notturni. Un elevato tasso di umidità è fondamentale per la loro sopravvivenza a causa di una cuticola particolarmente permeabile. Le uova, dopo la fecondazione interna, vengono deposte in un ammasso nel terreno talvolta in una specie di camera preparata dalla femmina stessa. Dopo la schiusa, la larva mobile possiede solamente 3 paia di zampe. Durante ogni muta (7-10 fino allo stadio di adulto) il numero di zampe e di segmenti tende ad aumentare, variando da specie a specie. La maturità sessuale viene raggiunta dopo 1-2 anni, talvolta anche dopo 4-5. In Italia le specie più comuni, anche se di difficile identificazione (Ordine: Julida, Polydesmida, Glomerida, Polyxena), sono lunghe anche qualche centimetro.

Una caratteristica di questi animali del suolo, nota in tutto il mondo, è la capacità di migrare e creare enormi agglomerati di individui: negli ambienti urbane si ritrovano sui muri in calcestruzzo, sui piloni, sui marciapiedi e sulle pareti esterne di case e magazzini. Pensate che in Giappone ne hanno stimati fino a 15.000 per metro quadro! Le ragioni di queste invasioni sono spesso sconosciute, anche se talvolta sono legate a condizioni ambientali avverse come forti precipitazioni, ricerca di un ambiente più favorevole per passare l’inverno o la stagione estiva, modifica dell’habitat a livello locale. In ogni caso i picchi di attività si evidenziano in autunno e in primavera, talvolta anche in estate.

Non è facile risolvere queste problematiche, anche se la manutenzione del verde può prevenire o ridurre le infestazioni. Ammassi di foglie, legno e potature della vegetazione devono essere rimossi in quanto potenziali rifugi e allo stesso tempo vanno evitati ristagni d’acqua che si formano durante le fasi di irrigazione del giardino.

Se tuttavia i nostri “amici” diventano particolarmente abbondanti, i piretroidi residuali risultano particolarmente efficaci per le applicazioni sul perimetro esterno dell’edificio, sui muri e all’interno di cavità, fori, fessure nel cemento, rifugi ideali per questi invertebrati che non amano la luce. In presenza di lettiera compatta e detriti organici, il prodotto insetticida difficilmente riesce a penetrare al di sotto di questi substrati per colpire gli esemplari che qui si sono nascosti. Nelle abitazioni, in caso di colonizzazioni, se gli infestanti non muoiono velocemente perché disidratati, è importante trattare ambienti umidi come seminterrati, intercapedini, battiscopa, stanze da bagno, ecc.

I millepiedi sono sempre stati considerati innocui, ma alcune ricerche piuttosto recenti hanno evidenziato che potrebbero avere anche un’importanza sanitaria in quanto nel loro intestino sono state identificate diverse specie di Batteri patogeni opportunisti, in grado di provocare infezioni soprattutto nelle categorie di persone più deboli e negli immunodepressi.

Disinfestando 2017: Il resoconto

Senza dubbio l’edizione, appena conclusa, della 5^ Expo-Conference ha raggiunto un risultato che assegna alle attività di Pest Control le dimensioni che effettivamente rivestono nella economia del nostro Paese.

OLTRE 1850 PARTECIPANTI!!

Questa affluenza colloca la Fiera Italiana della Disinfestazione e Derattizzazione al secondo posto nelle rassegne europee inferiore soltanto al Parasitec dello scorso novembre, dove l’attrattività “turistica” di Parigi influisce certamente più del centinaio di presenze in meno registrate a Rimini.

Colkim, come ogni anno, è voluta essere presente con un proprio stand, per poter incontrare i clienti e mostrare loro alcune delle interessanti novità di questo 2017!

Il nostro stand ha voluto celebrare l’arrivo della Primavera che porta nuovo vigore, vitalità, colori e luce, oltre a risvegliare anche il settore della Disinfestazione Professionale.

I colori molto vivaci e positivi dell’allestimento, oltre a riprendere la grafica del nostro catalogo 2017, rappresentano lo spirito con cui Colkim si approccia a questo nuovo anno, convinta che l’annata di tutti gli Operatori del nostro settore potrà essere altrettanto vivace e positiva.

Noi siamo pronti a supportarvi al meglio delle nostre possibilità, garantendovi assistenza tecnica qualificata, nuovi prodotti che finalmente crediamo possano riempire lacune di mercato, uno staff attento alle vostre esigenze, una squadra al vostro servizio!

La stessa squadra che avete potuto incontrare in fiera, e con la quale ci auguriamo possiate incontrarvi ancora nel corso dell’anno, per sviluppare insieme un progetto di lavoro sostenibile e profittevole.

A questo punto, con un ricordo positivo dei due giorni di Rimini, torniamo a buttarci a testa bassa nel nostro lavoro, rimboccandoci le maniche per essere pronti al meglio al totale risveglio della natura… e quindi all’inizio della vera e propria stagione lavorativa!

Nella prossima uscita vi descriveremo i dettagli di tutte le novità del nostro catalogo 2017.

Buon lavoro da tutti noi!

Rubrica di Mauri N.6: Fin dove arriverà la cimice asiatica…

Ci risiamo. Un altro insetto “alieno” che non fa parte della fauna italiana sta invadendo il nostro paese. Si tratta della famosa cimice asiatica – detta anche “cimice marmorizzata bruno-grigia” – (Halyomorpha halys) e tutti la descrivono come un flagello per l’agricoltura! Originaria dell’Asia orientale, ha velocemente invaso gli Stati Uniti, il Canada e buona parte dell’Europa Centrale ed Orientale. Per caso è stata scoperta nel 2012 in provincia di Modena (dal gruppo di ricerca coordinato dalla Prof.ssa Lara Maistrello dell’Università di Modena-Reggio Emilia che se ne sta occupando) e in pochi anni ha conquistato tutto il Nord Italia, con sporadiche segnalazioni nelle regioni del Centro. Addirittura nel 2016 è arrivata in Sardegna. Anche il disinfestatore se ne è accorto: fra le classiche cimici verdi e marroni che si insediano in autunno in prossimità di finestre, porticati, magazzini e abitazioni private, ce ne sono altre, più strane, che formano ammassi di centinaia di individui. Questa specie si distingue più in dettaglio per la presenza di macchiette “bianco-giallastre” su pronoto e scutello, linee scure sulle membrane alare, bande chiare su antenne e zampe. Naturalmente i trattamenti con formulazioni microincapsulate/sospensioni concentrate a base di piretroidi sono efficaci anche per questi parassiti.

Il problema principale però è legato alla capacità di questi “Rincoti Pentatomidi” di attaccare numerose piante coltivate (cereali, ortive, alberi da frutta), ornamentali e spontanee. Adulti e forme giovanili, quest’ultime caratterizzate da spine ai lati del capo e del torace, tendono a pungere specialmente i fiori e i frutti della vegetazione ospite, determinando danni rilevanti al loro sviluppo naturale e maturazione. Si stima che nelle regioni settentrionali oltre il 40% della produzione di pere e kiwi abbia subito gravi perdite, ma problemi sono stati osservati anche su mele, pesche, susine, kaki, uva, pomodoro, noci e nocciole, soia e mais, ecc. In Europa si osserva un’unica generazione all’anno, mentre in Italia sono nella norma due generazioni di sviluppo. Ad aprile gli adulti svernanti tornano in attività e nel mese successivo vengono deposte alcune centinaia di uova.

Il timore principale è che la specie possa insediarsi anche negli ecosistemi mediterranei, con il rischio alle coltivazioni tipiche di questi ambienti: in Francia e Grecia è già presente, nella penisola Iberica è appena stata segnalata e…in Italia meridionale e Sicilia la stanno aspettando! Gli scambi commerciali e il trasporto passivo dei viaggiatori, sembra con i loro bagagli, contribuiscono all’espansione di questa specie, in quanto è stato dimostrato con analisi del DNA che si possono avere episodi invasivi successivi, con origine diversa.

In campo agrario l’infestante viene monitorato con trappole a feromoni di aggregazione e controllato, per quanto possibile, con reti anti-insetto e prodotti chimici fitosanitari. E si spera che qualche predatore naturale possa fermare la sua avanzata. Intanto è stato individuato un parassitoide specifico, dal nome impronunciabile (Ooencyrtus telenomicida), lungo meno di 1 mm e in grado di attaccare le uova della cimice. In laboratorio una sola femmina può parassitare in 24 ore oltre 2/3 dell’intera covata dell’ospite e da un solo uovo nasceranno diversi individui di questo minuscolo imenottero. Quest’anno verrà sperimentata l’efficacia dell’insetto in campo e nel 2018 potrà essere allevato nelle biofabbriche per applicazioni dirette di lotta biologica. La tecnologia in questo caso ci aiuterà: il lancio dei contenitori con le uova del parassitoide pronte a schiudere sarà mirato e verrà effettuato nell’area da bonificare, con un volo prestabilito, da un drone, quando le condizioni ambientali saranno più favorevoli allo sviluppo della cimice asiatica. E in questo momento l’invasore sarà più vulnerabile!

Rubrica di Dario n.20: L’importanza di una corretta informazione da parte del professionista

Tra le capacità di un professionista, oltre a quella di sapere affrontare dal punto di vista tecnico le situazioni che possono di volta in volta presentarsi, vi è sicuramente la capacità di comunicare con il cliente e di trasmettergli le informazioni essenziali. Come vedremo, ciò è fondamentale per diversi aspetti.

Il più delle volte, infatti, il cliente finale è una persona del tutto estranea, per competenze ed esperienze professionali, al settore del controllo dei parassiti, e non ha quindi tutti gli strumenti per valutare criticamente le informazioni ricevute. Oltre agli aspetti etici, di certo non trascurabili, non bisogna sottovalutare neppure le implicazioni negative che possono derivare da una scorretta informazione al cliente, sia essa causata da un’effettiva carenza da parte del professionista o, nei casi peggiori, dalla sua malafede.

Il primo aspetto da considerare è quello di evitare di creare eccessive aspettative nel cliente. Infatti, assicurare la risoluzione in breve tempo di un problema non è mai corretto, visto che gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo, e anche la situazione più facile può riservare sorprese. Una rassicurazione che spesso capita di sentire riguarda il timore che, in seguito al trattamento, si possano rinvenire animali morti all’interno dell’appartamento. “Non è possibile” – si dice da parte del professionista con tono sicuro – “i roditori si sentono soffocare e vanno a morire all’esterno”. Nulla di più inesatto, visto che non esistono rodenticidi che provocano un senso di soffocamento ai roditori, e neppure di claustrofobia.

Altro aspetto che occorre sottolineare è la pericolosità delle sostanze utilizzate per gli animali non bersaglio e, naturalmente, per gli esseri umani. Alla domanda del cliente sul rischio per il proprio cane, talvolta si sente rispondere che il prodotto contiene una sostanza che lo rende sgradevole agli animali diversi dai topi e dai ratti.

Anche qui, inesatto, ma anche pericoloso, visto che il denatonio benzoato risulta amaro solo per gli esseri umani, non per gli animali domestici, che quindi se ingeriscono l’esca non ne avvertono il sapore sgradevole. In questo caso, tuttavia, a parziale giustificazione del professionista, occorre considerare che tale inesattezza è riportata nero su bianco sull’etichetta del rodenticida (peraltro autorizzata dal Ministero della Salute), ed anche in alcune recenti disposizioni ministeriali.

Infine, un aspetto che viene spesso trascurato è quello delle informazioni riportate sui cartelli di segnalazione affissi in corrispondenza delle postazioni con le esche. Spesso si leggono informazioni assai vaghe sul principio attivo utilizzato, genericamente individuato come “anticoagulante”. Ciò è estremamente incompleto, e potrebbe causare problemi in caso di incidente: nel malaugurato caso in cui un cane dovesse nutrirsi dell’esca, il veterinario non avrebbe le informazioni necessarie per valutare la gravità dell’intossicazione, vista la grande differenza di tossicità dei vari anticoagulanti: ricordiamo che la differenza di tossicità acuta nei confronti del cane che esiste fra warfarin e brodifacoum (in termini di DL 50) è dell’ordine di almeno 100 volte a favore di quest’ultimo! È fondamentale, invece, che sul cartello siano indicati il principio attivo e la sua concentrazione nell’esca.

Tutti questi aspetti inerenti la corretta comunicazione delle informazioni, sebbene spesso trascurati, sono estremamente importanti, e anche tramite essi si misura la capacità professionale degli operatori del settore del pest control.

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Disinfestando 2017

Disinfestando Pestitaly 2017, 5° Expo-conference della Disinfestazione italiana, si svolgerà l’8 e il 9 marzo 2017 nella consueta location del Pala Congressi di Rimini e vedrà la partecipazione di imprese e professionisti del settore provenienti non solo dal territorio nazionale, ma anche da diversi paesi europei ed extracontinentali.

La manifestazione si svilupperà in 3 grandi ambiti: l’area espositiva nella consolidata Sala della Piazza che vedrà la presenza di aziende fornitrici, leader a livello nazionale ed internazionale, di prodotti ed attrezzature per il Pest Control, l’area convegni e, da quest’anno, la nuova area, naturale ampliamento della Piazza, denominata Domus,dove troveranno spazio altri espositori, le riviste italiane ed estere del settore, la zona associativa ANID e CEPA e le rappresentanze delle maggiori fiere europee del settore quali Parasitec e PestEx.

Leggi tutto sul bellissimo sito realizzato quest’anno: www.disinfestando.com

Come sempre, è meglio registrarsi online per evitare code.

Ci vediamo a Rimini!

 

Nuovi depositi Arco: sempre più vicini ai clienti

Dopo soli 4 mesi di rodaggio, possiamo affermare che il trasferimento della nostra logistica presso Arco Spedizioni ha avuto successo: i tempi di consegna sono molto più veloci e la precisione di consegna non ha subito variazioni.

A questo punto ci sentiamo pronti per la seconda parte del progetto: attraverso i depositi di Arco, vogliamo scegliere alcune città italiane e realizzare dei piccoli magazzini Colkim che terranno a disposizione articoli che potremmo definire “di prima necessità”, in modo che le consegne siano ancora più veloci e che, previo accordo, i clienti stessi possano andare a ritirare il materiale necessario anche in piccoli quantitativi.

Le due città pilota sono Cagliari e Catania. Sono state privilegate perchè, per ovvie ragioni, i tempi di recapito in queste zone sono molto più lunghi rispetto al resto d’Italia.

Per primi, i clienti siciliani e sardi potranno iniziare a testare la velocità e anche la possibilità di ritirare direttamente presso il deposito Arco di competenza.

L’obiettivo di Colkim è quello di essere sempre più vicina ai clienti e di facilitare  chi è sempre troppo preso dal lavoro e non riesce a organizzare bene il magazzino.

Evidentemente non potranno esserci tutti gli articoli del nostro catalogo ma, sempre nell’ottica di essere di supporto ai clienti, sarà possibile anche decidere congiuntamente i prodotti che più facilmente potranno essere richiesti dai disinfestatori della zona.

Per qualsiasi informazione in merito a questo progetto, potrete contattare il nostro Customer Service o l’agente di zona (in questo caso è il Dott. Carmelo Capizzi che si occupa sia della Sicilia che della Sardegna).

Questo servizio sarà disponibile da Gennaio 2017 e, non dubitate, nel corso dell’anno avremo altre città italiane che potranno agevolare i clienti con la medesima modalità.

Per informazioni e ordini contattare:

Customer Service: Tel. 051.799.445

Carmelo Capizzi: Tel. 380.704.58.54

I nuovi depositi Colkim:

ARCO CAGLIARI

Località Truncu Is Follas
09032 Assemini (CA)

ARCO CATANIA

Via Brucoli 20/B
Contrada San Giuseppe La Rena
95121 Catania (CT)

Rubrica di Dario N.19: Montecristo, come è andata a finire? (Seconda e ultima parte)

La soluzione prospettata è stata quella di distribuire le esche in pellets (a base di brodifacoum) lanciandole da elicotteri, una metodologia utilizzata con successo in molte isole oceaniche, e anche nel Mediterraneo. Le esche avrebbero dovuto essere lanciate in inverno, quando la loro degradazione risulta estremamente rapida per le piogge, in un periodo in cui non ci sono uccelli di passo né nidificanti. Per le capre si è costruito un recinto, dove rinchiuderne un nucleo onde garantire la sopravvivenza della popolazione.

A gennaio 2012 tutto era pronto, ed il primo lancio è avvenuto senza problemi particolari. Benché i lanci previsti fossero tre, distanziati un mese circa uno dall’altro, è stato necessario eseguirne solo un secondo, che peraltro ha interessato una parte limitata dell’isola.

Oggi, a distanza di oltre tre anni, è possibile dire che l’intervento è stato coronato da successo: i ratti sono scomparsi, le berte nidificano con successo, e la loro colonia è aumentata considerevolmente in termini di coppie nidificanti. Per quanto riguarda le capre, benché si siano registrate alcune perdite, la popolazione è tornata rapidamente al livello di prima dell’intervento, ed è facile osservarle mentre si aggirano a piccoli gruppi sulle rocce dell’isola. La colonia di gabbiano reale (specie peraltro abbondante in tutte le isole italiane, che nidifica anche nelle grandi città, e che spesso si alimenta nelle discariche) è diminuita, ma il calo si è verificato a distanza di due anni dall’intervento, e quindi non è chiaro se la causa sia da ricercarsi nell’intervento stesso o in qualche altro fattore (chiusura di qualche discarica nella terraferma, etc). Nessun impatto è stato invece riscontrato su rapaci e corvi imperiali.

Quale lezione abbiamo imparato da questo progetto, il cui esito è stato giudicato di grande successo dalla stessa Unione Europea?

In primo luogo, che con una adeguata preparazione e solide basi tecniche è possibile risolvere i problemi ambientali, almeno quelli confinati nel ristretto ambito di un’isola.

In secondo luogo, che i progetti così articolati devono essere valutati nel loro complesso, e non solo dal punto di vista emotivo di chi si ferma alle possibili conseguenze nell’immediato sulle popolazioni non bersaglio (che peraltro non ci sono state), senza valutare i benefici nel medio e lungo periodo.

In conclusione, come afferma anche l’Unione per la Conservazione della Natura (IUCN), in questi progetti le eventuali perdite di animali non bersaglio costituiscono l’inevitabile prezzo da pagare per conseguire benefici ben più grandi. La sfida che ci attende nell’immediato futuro è quella di mantenere l’isola libera dai ratti il più a lungo possibile.

Rubrica di Mauri N.5: Scorpioni e pseudoscorpioni

È quasi inverno. In questi giorni è difficile pensare ad aracnidi come gli scorpioni, simbolo di ambienti caldi e deserti, eppure in qualche abitazione qualcuno li ha notati! Qualche segnalazione in Centro Italia è stata fatta addirittura all’esterno, sui muri e in prossimità del tetto. Non è così strano in quanto con le basse temperature rallentano semplicemente il metabolismo, e diventano attivi di notte, muovendosi alla ricerca di piccole prede. Hanno otto zampe, una “coda” con l’aculeo del veleno e un paio di grosse chele (pedipalpi) con le quali spesso catturano piccoli invertebrati come collemboli, “pesciolini d’argento”, grilli, blatte, piccoli ragni, “porcellini di terra” (crostacei oniscidi), trattenuti e poi sminuzzati da 2 piccole appendici (cheliceri) situate in prossimità della cavità orale.

Questi cacciatori possono fare anche un pasto alla settimana o digiunare per mesi; utilizzano l’apparato del veleno soprattutto a scopo di difesa e per immobilizzare grossi insetti.

In Italia, dopo complesse analisi genetiche, e morfologiche, sono state individuate numerose specie appartenenti al genere Euscorpius (per alcuni ricercatori almeno 13!), di difficile identificazione e lunghe dai 2 ai 6 cm. Alcune hanno addirittura una distribuzione piuttosto limitata: una specie vive nell’isola di Montecristo e un’altra in provincia di Napoli, isole comprese!

I giovani sono generalmente di colore chiaro, mentre gli adulti possono variare dal nero al marrone molto scuro, anche se alcune popolazioni sono di colore giallastro. Gli accoppiamenti avvengono in primavera/estate: dopo una gestazione di 7-13 mesi, la femmina “partorisce” 5-30 piccoli, biancastri e lunghi pochi mm. La madre li trasporta sul dorso per diversi giorni, fino al completamento della seconda muta. Quindi i giovani si allontanano e raggiungono la maturità sessuale dopo 1-2 anni. Durante il giorno si nascondono negli anfratti bui e umidi degli ambienti naturali, ma diverse specie frequentano con successo gli ambienti urbani, colonizzando in particolare legnaie, muretti a secco, fessure di abitazioni antiche, scantinati, infissi vetusti di porte e finestre, massi e legname umido a contatto con il terreno. Generalmente sono timidi, inoffensivi e tendono a fuggire; solamente in pochi casi possono pungere. Se ciò accade, il dolore è piuttosto intenso, come quello di una puntura di un’ape o di una vespa, ma raramente si possono riscontrare sintomi più seri.

In presenza di una infestazione, è necessario bonificare prima di tutto l’ambiente esterno, eliminando ed allontanando i potenziali rifugi degli scorpioni come materiale accatastato, pietre, rami e cortecce Un trattamento chimico (formulazioni: microincapsulati/sospensioni concentrate) sul perimetro, in crepe, cavità e su parte dei muri, fino ad un’altezza di 1-2 m, permetterà di risolvere o minimizzare nel tempo il problema. All’interno dei locali, oltre a disinfestazioni mirate nelle aree critiche e all’utilizzo di fumogeni e/o bombolette autosvuotanti, se gli individui sono presenti in numero limitato possono essere posizionate delle semplici trappole a colla lungo i potenziali passaggi e in prossimità degli accessi con l’area esterna.

Pochi invece conoscono gli pseudoscorpioni, appartenenti alla fauna tipica del suolo. Sembrano scorpioni in miniatura (1-8 mm), ma sono privi della “coda” e dell’aculeo.

Sono eccellenti predatori di minuscoli artropodi come larve, acari, collemboli, psocotteri e, anche se sfuggono alla vista, non è così raro scoprirli negli ambienti domestici e in qualche azienda alimentare. Ad esempio Chelifer cancroides e Chthonius sp. si trovano sovente nelle abitazioni, in punti molto umidi come i bagni, sotto vecchi giornali e nei nidi di piccoli volatili, mentre Cheiridium museorum, anche se si riscontra in ambienti simili, non disdegna vecchie biblioteche e collezioni museali.

Diversi anni fa alcuni studi del Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università di Catania avevano evidenziato all’interno di vecchi magazzini contenenti grano rovinato e in cattive condizioni igieniche numerosi individui di Withius piger, i quali predavano soprattutto larve di tribolio. Un altro curioso comportamento di questi inoffensivi cacciatori è quella di spostarsi da un sito all’altro utilizzando come mezzo di trasporto insetti (ditteri, coleotteri, imenotteri), mammiferi ed uccelli. Di fatto sono come autostoppisti che, senza farsi notare e “aggrappandosi” con le loro appendici, si fanno dare un passaggio su lunghe distanze!

Schede di sicurezza: quando applicabili e quando no

SCHEDE DI SICUREZZA: VALIDITA’ E CONFORMITA’ LEGISLATIVA

Le schede dati di sicurezza (SDS) sono documenti sintetici che riportano in modo conciso tutte le caratteristiche chimico-fisiche, tossicologiche, ambientali di una sostanza chimica o di una miscela, e la relativa classificazione.

Le SDS sono obbligatorie se i preparati/miscele sono classificati pericolosi in accordo con il Regolamento CE 1272/2008 (CLP).

Attualmente, e fino al 1 giugno 2017, le SDS per le miscele pericolose possono essere conformi a più di un riferimento normativo.

Infatti, secondo l’Art. 2 Reg. 2015/830 (fatto salvo l’articolo 31, paragrafo 9, del regolamento CE n. 1907/2006): “le schede dati di sicurezza fornite ai destinatari anteriormente al 1° giugno 2015 possono continuare ad essere utilizzate e non è necessario che siano conformi all’allegato del suddetto regolamento fino al 31 maggio 2017”.

Di conseguenza, al momento è possibile trovare sul mercato SDS che riportano diverse date di aggiornamento, ma comunque da ritenersi valide.

Riportiamo di seguito per chiarezza le diverse possibilità che potrete trovare:

  • SDS conformi al Regolamento 2015/830: SDS emesse o revisionate dopo il 1 giugno 2015 (classificazione ed etichettatura CLP);
  • SDS conformi all’Allegato I del Reg. 453/2010: per i prodotti che erano già stati immessi sul mercato prima del 1 giugno 2015 con classificazione (ed etichetta) secondo DPD (la SDS riporterà la doppia classificazione CLP e DPD solo nella sezione 3.2);
  • SDS conformi all’Allegato II del Reg. 453/2010 modificato: per i prodotti che erano già stati immessi sul mercato prima del 1 giugno 2015 con classificazione secondo CLP (la SDS riporterà la doppia classificazione secondo DPD e CLP nelle sezione 2.1 e 3.2 – mentre nella sezione 2.2 relativa all’etichetta deve essere riportata la classificazione secondo CLP).

Le SDS non hanno quindi una “scadenza”: l’unico requisito che devono soddisfare è l’aggiornamento all’ultima normativa vigente. Tale aggiornamento deve essere immediato da parte del fornitore se vi sono nuove informazioni relative alla classificazione, alle misure di gestione del rischio o autorizzazioni/restrizioni specifiche.

SCHEDE INFORMATIVE DI SICUREZZA: QUANDO APPLICABILI E QUANDO NO

In base a quanto stabilito dagli artt. 31e 32 del Regolamento Reach, per tutti i prodotti non classificati pericolosi in base ai criteri del Regolamento 1272/2008 (CLP), non è prevista la redazione della Scheda dati di Sicurezza.

Di conseguenza, in virtù delle disposizioni legislative vigenti, Colkim metterà a disposizione per i suoi clienti una Scheda Informativa di Sicurezza (SIS) e non una scheda dati di sicurezza (necessaria solo per i prodotti pericolosi).

Le SIS riporteranno le principali informazioni utili all’utilizzatore, come di seguito elencate:

  • Nome commerciale del prodotto;
  • Breve descrizione e usi consigliati;
  • Composizione;
  • Utilizzo in sicurezza;
  • Metodi di trattamento dei rifiuti.

Al fine di fornire un servizio aggiornato e tempestivo ai propri clienti, Colkim renderà disponibili nell’area pubblica di questo sito le SDS e le SIS sempre aggiornate e conformi. 

Rubrica di Dario n.18: Montecristo, come è andata a finire? (Prima parte)

La notizia appare su molti quotidiani e siti web di informazione nel gennaio del 2012: sull’isola di Montecristo, nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, si sta per abbattere un bombardamento di esche avvelenate per eliminare i ratti. Si usano espressioni forti, si parla di bombardamento, appunto, ma anche di disastro ambientale imminente, e così via.

In quelle fasi nessuno -anche chi, come il sottoscritto, ha partecipato attivamente all’intervento- è riuscito a far sentire come avrebbe dovuto la propria voce. Com’era possibile, d’altronde, quando fioccavano esposti alla magistratura, interrogazioni parlamentari bipartisan, comunicati di fuoco di associazioni animaliste e ambientaliste (peraltro solo alcune contrarie all’intervento)?

Adesso che, a più di tre anni di distanza, le acque si sono calmate, proviamo a ragionare insieme su cosa effettivamente è stato fatto e quali risultati si sono ottenuti.

Partiamo dal problema: i ratti sono giunti sulle isole nei secoli scorsi, portati dalle imbarcazioni e diffondendosi rapidamente. È ben noto che essi costituiscono un fattore di grave rischio per gli ecosistemi autoctoni. Nel caso specifico di Montecristo, i ratti esercitavano una predazione spietata sui pulcini della berta minore, un uccello tutelato a livello internazionale, e in declino proprio a causa della predazione dei ratti. Per chi volesse constatare con i propri occhi la veridicità tale predazione, può vedere il video (piuttosto scioccante, a dire il vero, e non adatto alle persone sensibili) girato sull’isola di Pianosa dal Parco Nazionale. Va detto che l’azione dei ratti non si esercita solo sulle berte, ma anche su piante ed altre specie animali, come è stato dimostrato in studi condotti su isole di tutto il mondo.

Il Parco Nazionale, responsabile della tutela delle specie minacciate e degli ecosistemi dell’isola, insieme a Corpo Forestale dello Stato (UTB di Follonica), ISPRA e Nemo srl, hanno messo in campo mezzi e uomini per risolvere il problema, ottenendo un finanziamento LIFE alla Commissione Europea.

Un pool di esperti, di cui ho avuto l’opportunità di fare parte, è stato incaricato di progettare l’intervento, che presentava molte difficoltà, soprattutto a causa delle grandi dimensioni dell’isola (oltre 1000 ettari) e della sua orografia molto accidentata (la cima più alta è di oltre 600 m), con ampi settori dell’isola inaccessibili. Inoltre, sull’isola è presente una popolazione di capre di origine molto antica, e altre specie di uccelli (gabbiani, gheppi, falchi pellegrini, corvi imperiali, etc). Come riuscire, quindi, a distribuire le esche in modo uniforme sull’isola, eliminando i ratti e riducendo quanto più possibile l’impatto sulle altre specie?