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Rubrica di Dario n.11: Addio alle postazioni fisse? (Seconda parte)

La necessità di un intervento così dirompente si è posta essenzialmente per due motivi: il primo risiede nella scarsa propensione dei professionisti ad adottare strategie integrate, che cioè prevedano, accanto all’uso di rodenticidi, anche interventi sulla capacità portante dell’ambiente e misure di esclusione. Troppo spesso, infatti, si vedono imprese svolgere le attività di controllo in modo acritico e superficiale, senza approfondire la natura del problema. Ciò ha fatto sì che le esche rodenticide fossero considerate una panacea, ossia il sistema in grado di risolvere sempre e comunque un problema. In realtà, nella maggior parte dei casi risultati molto migliori si potrebbero ottenere eliminando le condizioni ambientali all’origine dell’infestazione con semplici interventi di bonifica o di esclusione, applicando le esche rodenticide solo in determinati punti e per un periodo limitato.

Il secondo motivo coincide con la risposta alla seconda delle domande poste, e riguarda il rischio ambientale connesso con l’uso degli anticoagulanti. Si sa che la tossicità degli anticoagulanti è elevata anche nei riguardi delle specie non bersaglio, e l’esca è consumata anche da insetti (blatte, formiche, cavallette, etc.) e molluschi (lumache, chiocciole), che a loro volta possono essere mangiati da predatori. A testimonianza di ciò, va ricordato che la stessa Commissione Europea, nell’autorizzare l’uso degli anticoagulanti, dichiara che tale autorizzazione si rende necessaria, nonostante gli elevati rischi che tali sostanze presentano, in ragione dell’importanza economica e sanitaria dei roditori.

Rimane una domanda fondamentale cui rispondere: come devono regolarsi i professionisti, alla luce di queste nuove tendenze? Volendo interpretare la dicitura in etichetta in modo ragionevole, senza rigidità, si potrebbe sostenere che di norma i trattamenti devono avere una durata definita, al termine della quale proseguono le attività di monitoraggio e controllo con mezzi diversi dai rodenticidi, quali esche virtuali (utili solo per il monitoraggio) e, soprattutto, trappole. Un segnale di questa “intercambiabilità” dei metodi di controllo è chiaramente visibile nelle tendenze di mercato, con un sempre maggiore numero di modelli di erogatori di esche rodenticide che prevedono l’alloggiamento di trappole al loro interno.

Eventuali problemi non risolti, testimoniati da consumi o segni di presenza che permangono in alcune zone, possono essere affrontati con interventi localizzati. In questo senso, sarebbe auspicabile che ci fosse una possibilità di deroga, a ben precise condizioni. La conditio sine qua non dovrebbe essere quella di aver prima esperito tutte le opzioni realisticamente possibili nel ridurre le risorse presenti nell’ambiente. Se all’inizio ciò, come d’altronde avviene in occasione di tutti i cambiamenti sostanziali, comporterà una certa fatica, anche mentale, da parte del professionista ad accettare la novità e adeguarsi, è indubbio che il settore conoscerà nel suo complesso una sostanziale evoluzione, con un incremento della professionalità e della qualità dei servizi.

ambush