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Rubrica di Dario – N.6: Come scegliere la formulazione (Seconda e ultima parte)

Con queste premesse, sembrerebbe un compito facile scegliere la formulazione, ma in realtà non lo è. D’altronde, se così non fosse, chiunque potrebbe efficacemente improvvisarsi disinfestatore, anche un padre di famiglia, cui basterebbe entrare in una rivendita di prodotti agricoli o in una ferramenta per ottenere risultati paragonabili a quelli di un professionista.

È quindi necessario che i professionisti stessi acquistino consapevolezza della complessità della scelta di un prodotto, trappola, erogatore o formulato che sia, possibilmente con argomentazioni che vadano al di là di un generica constatazione del tipo: “ha sempre funzionato”, oppure: “uno vale l’altro”, e quindi: “tanto vale scegliere quello che costa di meno”.

I criteri per operare la scelta della formulazione devono necessariamente basarsi sulla sicurezza dell’esca e sulla sua appetibilità, ma anche la durevolezza è un fattore importante, soprattutto laddove gli interventi siano eseguiti ad un mese o più di distanza.

I blocchetti offrono la massima sicurezza, visto che possono essere fissati con facilità, e il roditore non può portarne via che poche briciole. Ciò permette anche di valutare i consumi con buona accuratezza: ciò che manca nell’erogatore è stato necessariamente consumato. Quindi, pesando il blocchetto residuo si ottiene una stima affidabile del quantitativo consumato. Le bustine, dal canto loro, possono sì essere fissate, ma anche strappate e portate via, rendendo così più difficile valutarne il consumo effettivo.

L’appetibilità dei blocchetti, generalmente buona, è però mediamente inferiore rispetto alle bustine. E non potrebbe essere diversamente, visto che i blocchetti contengono paraffina, sia pure in piccole quantità. Quindi, in presenza di forte competizione alimentare (ad es. mangimifici, allevamenti), la scelta potrebbe cadere proprio sulle bustine di pasta.

Dimentichiamo invece ogni valutazione sul colore e sull’aroma. Per quanto riguarda il colore, i roditori, non avendo una gran vista, non notano differenze nella colorazione di un’esca. Sono poi sempre stato convinto che l’aroma abbia importanza solo per il professionista, che si sente più sicuro nell’aprire una confezione da cui fuoriesce un intenso profumo di fragola oppure di nocciola. Si tratta infatti di aromi artificiali, realizzati per l’odorato umano e non per quello dei roditori, i quali sono attratti solo dall’odore degli appetenti, essenzialmente dai cereali.

Il terzo aspetto è costituito dalla durevolezza, e cioè dal lasso di tempo per il quale l’esca mantiene una sufficiente appetibilità. Nel caso in cui gli interventi siano frequenti, questo fattore diventa trascurabile, altrimenti la durata dipende dalle condizioni ambientali. I blocchetti sono più resistenti all’umidità, alla polvere e alle basse temperature, e in condizioni normali possono mantenersi appetibili per anni, mentre le bustine di pasta si mantengono meglio in presenza di temperature elevate, ma essendo composte di grassi, la loro durata è comunque inferiore.

Infine, visto che talvolta si rende necessario cambiare il principio attivo (ad esempio perché si ha il sospetto che la popolazione di roditori sia resistente a quello utilizzato), diventa importante considerare i principi attivi con cui è disponibile una data formulazione. Sarebbe auspicabile che l’esca fosse il più simile possibile a quella da sostituire, meglio se dello stesso produttore, ed è quindi bene affidarsi ad una formulazione che sia disponibile in almeno due distinti principi attivi, uno più sicuro (bromadiolone o difenacoum, meno tossici per le specie non bersaglio) e uno più efficace (ad es. brodifacoum).