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Rubrica di Mauri N.1: Muri di primavera

Con l’inizio della primavera, quando le giornate non sono ancora troppo calde e il disinfestatore comincia a programmare la sua attività, non è difficile incontrare sui muri e sui tetti ancora umidi alcuni artropodi poco conosciuti, ma che in alcuni casi possono creare fastidio alle persone, mettendo in allarme i proprietari degli stabili. Generalmente i “bruchi sui muri”, pelosi e con notevole capacità di spostamento, appartengono alla famiglia degli Arctiidae (Sottofamiglia Lithosinae). Gli adulti sono farfalle anonime, con colori omogenei, dal grigio al giallastro, che a riposo tengono le ali anteriori, strette ed allungate, molto aderenti al corpo, dando l’impressione di trovarsi di fronte a piccoli bastoncelli di legno. La specie più comune del nostro paese è Eilema caniola che in questi ultimi anni ha evidenziato esplosioni demografiche: le larve, caratterizzate da una serie di tubercoli giallastri circondati da ciuffi di brevi peli, con proprietà moderatamente urticanti sulla pelle, possono arrampicarsi a centinaia sulle pareti esterne delle abitazioni, talvolta penetrando anche all’interno delle case dei centri storici. Questo problema si può osservare soprattutto in luglio – agosto, nei periodi più caldi, ma negli ultimi anni è stato segnalato anche in aprile, con le larve che hanno trascorso l’inverno alla ricerca di un ambiente idoneo per impuparsi e per dare origine, nel mese di maggio, alla prima generazione. La specie in questione, come la altre del gruppo, si nutre di licheni che crescono sulle rocce, sui muri, sui tetti. Di conseguenza queste invasioni sono legate ai parametri ambientali come temperatura ed umidità che agiscono direttamente sulle larve, presenti in microhabitat difficili, oppure sullo sviluppo delle piante nutrici.

Un altro insetto che trascorre l’inverno nascosto in fessure, anfratti sui tronchi, nel terreno, e talvolta nelle abitazioni, è un piccolo coleottero crisomelide, Galerucella luteola, di colore giallastro con alcune caratteristiche striature scure. Verso aprile-maggio gli adulti, lunghi 6-8 mm, lasciano in massa i rifugi invernali, divenendo così particolarmente visibili per raggiungere le piante di cui si nutrono come olmi e salici. Qui si accoppiano e depongono le uova. Le larve, molto voraci, raggiungono la maturità in 15-20 giorni. Durante l’estate compare le seconda generazione, seguita talvolta da una terza in autunno. E sono proprio questi individui a creare scompiglio nelle aree urbane.

Inoltre con i primi caldi i terrazzi, i sottotetti, i davanzali, i lucernari, vengono colonizzati da piccoli organismi rossi, lunghi 1-1,5 mm, molto veloci ed estremamente fastidiosi soprattutto perché se schiacciati macchiano irreversibilmente pareti, vestiti, tessuti. Sono acari (Balaustium murorum) predatori di minuscoli invertebrati che si sviluppano su muschi e licheni aderenti ai tetti, nelle caditoie, nelle fessure dei muri, ecc. La loro comparsa è legata alle superfici riscaldate dal sole; con il sopraggiungere dell’ombra spariscono, apparentemente svaniti nel nulla, per poi ricomparire quando le condizioni favorevoli si ripresentano. In Italia risultano inoffensivi, mentre in altre regioni possono pungere l’uomo, provocando reazioni cutanee più o meno evidenti.

Sempre in questo periodo troviamo invece degli insetti di colore rosso acceso, con puntini neri, che si nascondono nelle fessure e in mezzo alla vegetazione dei giardini. Si tratta di forme giovanili della cimice rossa e nera, Pyrrhocoris apterus, che quando raggiunge la maturità presenta il dorso simile a “una maschera tribale africana”.

Non è facile controllare gli “infestanti dei muri esterni”, proprio a causa dei particolari ambienti frequentati e delle popolazioni particolarmente abbondanti. I trattamenti con insetticidi residuali possono tamponare il problema, ma difficilmente lo risolvono. È preferibile essere chiari con il cliente, senza promettere i miracoli. Anzi, certe volte risulta più utile parlarne, accennando alle problematiche e alla biologia delle specie, piuttosto che intervenendo chimicamente. Potenzialmente otterremo dei vantaggi significativi di immagine che a lungo termine si potranno trasformare in risorse economiche. D’altra parte questi piccoli invertebrati, così come sono apparsi, altrettanto improvvisamente tenderanno a scomparire e a non interferire più (almeno per un po’!) con le attività umane di tutti i giorni.