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Rubrica di Mauri N.2: Cacciatrici solitarie…

Parliamo di vespe. Ma non di quelle che vivono in grandi società ordinate e aggressive come calabroni, polisti, vespule, quanto piuttosto di alcuni gruppi di imenotteri aculeati che cacciano le prede in solitudine per fornire il cibo alle proprie larve. All’interno della famiglia degli Sfecidi, si riconoscono facilmente le femmine del genere Sceliphron, insetti allungati con il corpo nero macchiato di giallo, sempre in movimento e che costruiscono i loro nidi di fango e argilla nei punti più strani e bizzarri degli ambienti urbanizzati. In Italia sono presenti 5 specie di queste vespe muraiole dalle abitudini simili, anche se due di queste risultano aliene e in grado di colonizzare il nostro paese già negli anni 90. Una, S. caementarium, è originaria del Nord e Centro America, l’altra S. curvatum, proviene dall’india e dall’Asia centrale. Non si sa bene come sono arrivate da noi, ma molto probabilmente i loro nidi erano attaccati a materiali provenienti da questi lontani paesi. I più temerari fra i disinfestatori avranno provato a staccare queste “celle pedotrofiche” dalle pareti e, incuriositi, rompendo lo strato di fango, si saranno trovati in mano….un pugno di ragni paralizzati! Le madri infatti vanno alla ricerca continua di questi aracnidi, li pungono con l’aculeo velenoso e li trasportano al nido, dove diventeranno cibo fresco per le larve, di colore giallastro. Alcuni studi hanno evidenziato che esistono delle preferenze alimentari, a livello specifico e di dimensioni delle prede. Generalmente vengono catturati ragni di dimensioni medie (4-7 mm di lunghezza) e che hanno un’attività “aerea” in quanto producono la classica ragnatela oppure si nascondono e stazionano sulla vegetazione (fiori, foglie, cortecce). I ragni prettamente “terricoli”, come ad esempio le licose (tarantole) vengono invece ignorati, anche se abbondanti, probabilmente perché difficili da catturare e particolarmente aggressivi. Gli Sceliphron possono pungere, come tutti gli aculeati, ma questo capita di rado e solamente se pesantemente infastiditi e/o manipolati.

Talvolta nei giardini, nei parchi, oppure lungo il margine dei boschi e nelle spiagge ancora seminaturali si osservano delle grosse vespe nere con macchie e strisce giallo/arancio che possono provocare disagio e paura nelle persone che non conoscono questi insetti. Si tratta di imenotteri della famiglia Scoliidae, che raggruppa in Italia oltre una decina di specie, tipiche soprattutto di ambienti caldi mediterranei. I maschi sono più piccoli, con antenne piuttosto lunghe, mentre le femmine, con il capo molto più grosso, possono raggiungere la lunghezza di alcuni cm. Le femmine del genere Megascolia possono superare i 5 cm e sono le vespe più grandi d’Europa: vengono chiamate volgarmente “vespa mammuth”, anche perché, oltre alle dimensioni, sono insetti docili e poco aggressivi, nonostante siano munite di un pungiglione importante. Quindi non dobbiamo preoccuparci se le scorgiamo perlustrare il terreno oppure alimentarsi di polline e nettare sulle infiorescenze, con preferenza per quelle di colore azzurro, blu, violaceo! Sono impollinatori di alcune specie di fiori e addirittura una orchidea selvatica che cresce in Sicilia e in Sardegna, simulando l’odore e la “forma dell’addome” di una femmina della specie Dasyscolia ciliata, è in grado di ingannare il povero maschio il quale, cercando di accoppiarsi, permette invece l’impollinazione alla pianta: nell’Italia peninsulare, dove non è presente questo particolare insetto, l’orchidea si riproduce solamente per via vegetativa.

In realtà il ruolo ecologico di questi imenotteri di grandi dimensioni è la ricerca e cattura nel sottosuolo di larve di grossi coleotteri (scarabeo rinoceronte, cetonie, cervo volante, “maggiolini”, ecc.). Una volta individuata la preda, la vespa, con l’aiuto delle grosse mandibole, scava nel terreno e punge l’ospite, sul quale, ormai paralizzato, depone un uovo: anche in questo caso la larva che schiuderà avrà un pasto sicuro e completo.

È chiaro, da queste brevi informazioni, che le vespe solitarie non sono “pane per i denti” di un disinfestatore professionale, il quale ha il compito di rassicurare il cliente sui reali rischi – praticamente nulli oppure limitati a particolari circostanze – di essere punti. E questi insetti, se non molestati, continueranno a svolgere in natura la loro attività, senza interferire con la vita di tutti i giorni degli essere umani.