ZEFIRO 300, NUOVO SISTEMA GERMICIDA PER AMBIENTI CONFINATI

Prima di riportare quelli che sono gli aspetti tecnici di questo nuovo sistema di disinfezione dell’aria ambiente ideato da Colkim, ci sembra corretto effettuare una premessa per inquadrare il contesto di applicazione di questa macchina. Infatti, la situazione legata a questa pandemia che tutti stiamo vivendo, pone l’accento sul problema del possibile contagio nei luoghi confinati e quindi della disinfezione da operare in questi ambienti per renderli sicuri. Tutto questo per permettervi di valutare al meglio quelle che sono le peculiarità ed i possibili campi di applicazione di Zefiro.

Partiamo dal concetto di contaminazione generata dai microrganismi patogeni, comprendendo in questa classificazione anche i virus, che pur non potendo essere considerati dei veri e propri organismi viventi, in quanto non in grado appunto di vivere e riprodursi autonomamente, sono a tutti gli effetti annoverati in questa classificazione. Possono farlo soltanto all’interno di una cellula ospite che può essere di origine batterica, vegetale o animale.

La contaminazione, in senso generale, può avvenire in cinque differenti modalità: per via orale, quindi attraverso il trasferimento della saliva; ematica, attraverso il sangue; per contatto; per via sessuale e per via aerea.

Nel caso specifico dei Coronavirus, la contaminazione può avvenire soltanto per tre di queste cinque vie: per via orale, per contatto e per via aerea; quest’ultima via di contaminazione, quella definita come aerogena, è stata stimata essere responsabile del 25% del totale delle infezioni e di fatto si è rivelata la principale via di diffusione del Sars – Cov2.

Come ormai è risaputo, i coronavirus hanno una morfologia rotondeggiante, con un diametro di circa 0,1 micron (circa 600 volte più piccolo del diametro di un capello umano); sono costituiti da un involucro di proteine, il capside, che è ricoperto a sua volta da una seconda  membrana, il pericapside, sul quale sono presenti delle caratteristiche proiezioni allungate costituite da una particolare e ormai famosa proteina, chiamata Spike, che determina la caratteristica struttura a corona di questi virus. Sono proprio queste proiezioni allungate che consentono al Sars-Cov2 di riconoscere specifici recettori posti sulle cellule ospite che ne permettono l’ingresso e quindi di procedere all’infezione. Naturalmente, il capside racchiude il materiale genetico virale, che nei coronavirus è rappresentato dalla molecola dell’RNA la quale, una volta introdotta, costringerà la cellula ospite a produrre copie del virus infettante.

Ritornando quindi, al concetto di contaminazione per via aerea, l’agente infettante viene veicolato sostanzialmente attraverso la saliva, semplicemente respirando, parlando o, peggio ancora, tossendo o starnutendo.

Questo aerosol di saliva, potenzialmente infetta, è composta da numerose migliaia di goccioline (chiamate droplets) che possono assumere, in base alla temperatura e all’umidità dell’ambiente, dimensioni diverse: quelle più grandi (> 5 micron) possono restare sospese pochi minuti e cadendo infettano in massima parte le superfici, mentre quelle più piccole (< 5 micron) possono restare in sospensione nell’aria diverse ore (anche fino a 3) e sono le più insidiose, essendo responsabili delle gran parte delle contaminazioni. A questo punto è facile immaginare che se con il semplice respiro produciamo tra 50 e 5.000 goccioline, con lo starnuto si arriva a produrne addirittura circa 30.000 che oltretutto vengono disperse, grazie all’impeto dello starnuto, a distanze notevoli se non opportunamente intercettate da una mascherina o dalla piega del braccio.

Descritto, se pur a grandi linee, il possibile scenario di contaminazione, se siamo in presenza di un ambiente potenzialmente infetto si deve procedere alla sua sanificazione.

Nella sua accezione più generale sappiamo che il termine sanificazione riguarda il complesso di procedimenti ed operazioni atti a rendere salubri determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o disinfezione e/o disinfestazione, ovvero mediante il controllo ed il miglioramento delle condizioni del microclima come possono essere la temperatura e l’umidità.

Per quello che ci interessa in questa sede possiamo accennare a due sole azioni fondamentali da compiere, che sono:

  • la pulizia (o detersione), che ovviamente, consiste nella rimozione dello sporco visibile da oggetti e superfici e di solito viene eseguita manualmente o meccanicamente usando acqua con detergenti e/o prodotti enzimatici. Una pulizia accurata è di fondamentale importanza prima di passare alla successiva fase della disinfezione poiché i materiali inorganici e organici come grasso, polvere etc. interferiscono con l’efficacia di tutti i disinfettanti. Considerate che una pulizia accurata di superfici e suppellettili riesce a rimuovere circa il 90% dei microorganismi presenti in un ambiente.
  • la disinfezione consiste in un processo in grado di eliminare la maggior parte dei microrganismi presenti nell’ambiente (sia su oggetti inanimati che, come vedremo, nell’aria), ad eccezione delle spore, forme cellulari specializzate per la sopravvivenza anche in condizioni ambientali avverse che alcuni batteri sono in grado di produrre. I fattori che influenzano l’efficacia della disinfezione sono molti ed includono: la carica organica ed inorganica presente; il tipo ed il livello di contaminazione microbica; la concentrazione ed il tempo di esposizione al germicida; la natura fisica degli oggetti e delle superfici da disinfettare (ad es. porosità del materiale, presenza di fessure, fori, etc.), la temperatura e l’umidità relativa dell’ambiente.

In genere, si focalizza l’attenzione sulla contaminazione delle superfici da parte dei droplets che dopo aver viaggiato nell’aria possono direttamente raggiungere soggetti suscettibili nelle immediate vicinanze, come anche depositarsi su oggetti o superfici che diventano quindi, fonte di diffusione del virus.

Studi sui coronavirus, suggeriscono che il tempo di sopravvivenza di questi patogeni sulle superfici, in condizioni sperimentali, oscilla da poche ore fino ad alcuni giorni, in base al tipo di  materiale interessato, alla concentrazione della carica virale presente, all’umidità e alla temperatura dell’ambiente interessato.

In realtà, viene poco evidenziata la modalità di contaminazione aerea; basti considerare che le particelle più piccole, come abbiamo detto, posso rimanere nell’aria addirittura per qualche ora prima di depositarsi sulle superfici. Quindi, hanno tutto il tempo di posarsi sugli esseri umani presenti o addirittura di introdursi all’interno delle loro vie aeree tramite il respiro.

Pertanto, una corretta ed efficace disinfezione dovrà mirare ad un intervento di tipo integrato che prevede un abbattimento della carica batterica e virale dell’aria ed una sanificazione delle superfici.

Per operare una corretta disinfezione si può considerare l’impiego di due tipologie di mezzi distinti: quelli chimici e quelli fisici.

Nel primo caso si impiegano disinfettanti liquidi, come i Cloroderivati, il Perossido di idrogeno, gli Alcoli sia etilico che isopropilico, i Fenoli, i Sali quaternari d’ammonio, etc.

Mentre nel secondo, i mezzi fisici, vengono compresi sostanzialmente il calore e le radiazioni UV-C, ed in particolari situazioni i filtri HEPA ed i filtri elettrostatici.

L’importante distinzione tra le due categorie è rappresentata dall’impossibilità di impiegare i mezzi chimici in presenza di persone e possono creare ceppi batterici resistenti, mentre i mezzi fisici possono essere usati in presenza di persone e non creano ceppi resistenti.  Unica distinzione è che i raggi UV-C debbono essere opportunamente schermati perché dannosi alla salute.

 

Fig.1

Su quali basi scientifiche poggia la tecnologia di Zefiro?

Zefiro impiega proprio i raggi UV-C per operare la disinfezione dell’aria ambientale.

Nel panorama delle onde elettromagnetiche, generate dal Sole, solo una parte è rappresentata dalla luce che noi riusciamo a vedere (è indicata al centro del piccolo schema di Fig.1), quindi esistono molte altre radiazioni elettromagnetiche caratterizzate da lunghezze d’onda diverse che noi assorbiamo tutti i giorni. Luce che appunto noi non riusciamo a vedere.

Man mano che la lunghezza d’onda si accorcia, cioè ci spostiamo verso sinistra nel grafico, la radiazione è più energetica. Non è indicato in figura, ma dopo le bande dei raggi ultravioletti abbiamo i raggi X (quelli che vengono impiegati per farci le radiografie) ed infine i raggi gamma che sono quelli più energetici, responsabili in parte della morte delle persone durante le esplosioni nucleari.

Quindi, subito dopo la banda visibile abbiamo la radiazione ultravioletta che si divide, sempre in base alla lunghezza d’onda, in raggi UVA, UVB e UVC.

La banda UVA è quella che, per intenderci, ci rende abbronzati d’estate; la banda UVB favorisce alcuni processi fotochimici necessari alla vita come l’assimilazione della vitamina D; la banda UVC è quella che ci interessa maggiormente perché c’è una particolare lunghezza d’onda (circa 260 nm) che ha la maggiore capacità di alterare il materiale genetico delle cellule, e quindi anche quello dei microrganismi, e si può vantaggiosamente impiegare per ridurre la carica patogena presente nell’aria.

Tra l’altro questa lunghezza d’onda è anche relativamente facile da produrre con delle lampade a vapori di mercurio a bassa pressione, purché ovviamente, siano adeguatamente schermate in modo da non investire le persone presenti. Queste radiazioni, infatti possono provocare nelle persone eritemi cutanei, arrossamenti e lesioni corneali, fino all’insorgenza di tumori della pelle in base al tempo di esposizione e all’intensità della radiazione.

Quindi Zefiro aspira l’aria ambiente e, obbligandola a passare in un labirinto forzato dove viene illuminata da una dose massiccia di radiazioni, è in grado di denaturare il materiale genetico di tutti i patogeni aspirati, siano essi batteri, lieviti, funghi, virus e spore con una percentuale di efficienza molto elevata (si arriva ad abbattere il 99,99% dei microorganismi).

Fig. 2

Nello specifico, lo vedete in Fig.2, si tratta di:

– un contenitore simile ad uno split di un condizionatore, che racchiude le sorgenti luminose della potenza necessaria per ottenere il risultato voluto, perché abbiamo la sicurezza che la radiazione non fuoriesca grazie a particolari schermi ottici brevettati;

– un ventilatore, il più silenzioso possibile, che aspira l’aria dalla parte anteriore, dove è posizionato un filtro antipolvere, che evita il passaggio di particelle grossolane che potrebbero creare problemi di efficacia alla macchina;

– infine l’aria aspirata e disinfettata fuoriesce nella parte superiore della macchina.

Quindi, con questa disposizione delle componenti principali, possiamo impiegare tutta la potenza effettivamente necessaria per avere un’azione germicida efficace; al suo interno l’irraggiamento dell’aria avviene lambendo le lampade, dove l’intensità della radiazione è massima. Quest’ultima viene ulteriormente concentrata con l’impiego di specchi in alluminio ottico che riflettono circa il 90% della radiazione totale.

Considerate che l’efficacia delle radiazioni va al contrario con il quadrato della distanza. Cosa significa?

Se si raddoppia la distanza dalla sorgente luminosa non si ha solo la metà dell’efficacia, ma ne ho un quarto, se la triplico ne ho un nono, quindi se ho l’efficacia del 100% a 10 cm di distanza, ad 1 metro avrò l’1%. Quindi, è di fondamentale importanza che l’aria da disinfettare passi il più vicino possibile alla sorgente di luce. Nel caso di Zefiro siamo intorno ai 4 cm.

L’effetto disinfettante è cumulativo:

– se il 90% dei germi viene ucciso in un primo passaggio, il restante 10% al passaggio successivo viene di nuovo ridotto del 90% e così via. Se si lascia funzionare la macchina 24 ore su 24 abbiamo un effetto disinfettante veramente buono.

Inoltre, questa apparecchiatura è stata registrata come Dispositivo Medico attivo di Classe 1. Ovviamente per godere di questa definizione, emessa dal Ministero della Salute, ha dovuto essere scrupolosamente investigata dai tecnici dell’Istituto Superiore di Sanità.

Vi ricordiamo qual è la definizione di Dispositivo Medico: è uno strumento utilizzato in medicina per finalità diagnostiche o terapeutiche. Per intenderci, la TAC è un dispositivo medico. Quindi, è un’apparecchiatura certificata a tutti gli effetti.

 Ci sembra superfluo riportare in questa sede uno ad uno tutti gli studi che da più di 30 anni sono stati effettuati per indagare, capire e come dire dimostrare le interazioni che i raggi ultravioletti, ed in particolare quelli di tipo C, hanno sul materiale vivente. Ormai è risaputo che nelle cellule riescono ad operare tutta una serie di mutazioni, che alla base hanno l’interferenza con le molecole di DNA e RNA (attaccano le basi pirimidiniche in essi contenute)  che costituiscono il materiale genetico delle cellule, cioè quelle molecole che sottintendono alla vita.

Quindi, denaturando queste molecole, qualsiasi essere vivente è destinato a morte certa. Anche i virus, che in questo momento ci interessano da vicino, contenendo materiale genetico e poco altro, sono senz’altro suscettibili a queste radiazioni.

Vi riportiamo solo alcune notizie che riteniamo più salienti a supporto di quanto esposto:

Recentemente alcuni ricercatori dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) in collaborazione con il Dipartimento di fisiopatologia medica dell’Università di Milano, stanno realizzando dei filtri a raggi UVC da applicare agli apparecchi di ventilazione in terapia intensiva. Normalmente queste macchine impiegano dei filtri a membrana HEPA che dopo alcune ore di funzionamento debbono essere sostituiti, con un costo economico ed ambientale notevole.

Infatti, uno dei grossi problemi legati a questa epidemia è che l’aria espulsa ad ogni respiro dai pazienti, carica delle famose goccioline, contamina l’ambiente di degenza.  Si consideri che ad ogni respiro si emette circa mezzo litro di aria contaminata (720 lt/die).  Con l’impiego di filtri a raggi UVC si avrebbe innanzi tutto una disinfezione più accurata, una spesa minore e l’assenza o quasi di rifiuti pericolosi sempre di difficile gestione.

Per quanto riguarda invece l’ufficialità Italiana si riportano integralmente alcune frasi riportate nei periodici rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel n.25 del 15 maggio scorso viene scritto:

La radiazione UV-C ha la capacità di modificare il DNA o l’RNA dei microorganismi impedendo loro di riprodursi e quindi di essere dannosi. Per tale motivo viene utilizzata in diverse applicazioni, quali la disinfezione di alimenti, dell’acqua e dell’aria”.

Ed ancora:

Studi in vitro hanno dimostrato chiaramente che la luce UV-C  è in grado di inattivare il 99,9% dei virus dell’influenza posti in aerosol, e questo è stato dimostrato in studi condotti anche sui virus MERS e SARS COV 1 umani”.

A maggiore supporto circa l’efficacia del metodo, il rapporto conclude con l’auspicabile futuro impiego standardizzato, quindi come procedura di base, nella disinfezione degli ambienti ospedalieri.

Un gruppo di ricerca dell’Università di Milano ha pubblicato i primi articoli scientifici sull’efficacia dell’irraggiamento con raggi UVA-UVB ed UVC proprio sul Sars Cov2, fornito loro dall’Istituto Spallanzani di Roma, con risultati molto interessanti, che dimostrano la straordinaria efficacia dei raggi ultravioletti, soprattutto di tipo C,  su questo virus.

Fig.3

Nella Fig.3 vengono riportate visivamente quelle che potrebbero essere le possibili istallazioni di Zefiro. Quindi, la camera d’albergo, piuttosto che il ristorante, ma anche il bar e soprattutto gli uffici e le sale d’aspetto.

I luoghi di maggior rischio di contaminazione sono gli ambienti in cui le persone stazionano per più ore. Infatti, un possibile portatore del virus, o di qualsiasi altra malattia infettiva, con il solo respiro fa sì che miliardi di agenti infettanti vengano espulsi. Questi microrganismi in un ambiente confinato si accumulano fino ad arrivare a livelli di concentrazione elevati in cui anche una persona, con un sistema immunitario in ordine, ha difficoltà a non contaminarsi.

 

 

Fig.4

È bene riportare (Vedi Fig.4) alcune notizie tecniche della macchina. Solo una merita un piccolo approfondimento:

  • Zefiro ospita tre lampade della potenza di 95 watt ognuna per un totale di 285 watt di cui 243 watt vengono completamente convertiti in raggi UV-C generando una sorgente luminosa molto potente

 

Fig. 5

Ricapitolando quelli che sono i punti di forza della macchina (Vedi Fig.5), possiamo dire che:

  1. Grazie all’impiego di mezzi fisici per la disinfezione dell’aria, Zefiro non diffonde sostanze chimiche che potrebbero, dopo un certo lasso di tempo, creare ceppi di batteri resistenti dando luogo a possibili allergie;
  2. Contemporaneamente i raggi UVC nocivi per la salute umana vengono totalmente schermati, in maniera tale da poter impiegare tutto l’irraggiamento necessario all’uccisione dei patogeni all’interno della macchina;
  3. Non comportando nessun effetto collaterale, la disinfezione può essere effettuata in presenza di persone, per cui la carica patogena viene costantemente controllata, perchè mentre si rilascia viene in massima parte disattivata senza mai raggiungere livelli preoccupanti per la salute umana;
  4. Zefiro necessita della sostituzione del vassoio delle lampade ogni anno ed anche della sostituzione del filtro Hepa ogni 15 giorni. Filtro posto nella parte anteriore della macchina.

Si consideri che la luce UV-C viene emessa per circa 9.000 ore, quindi circa un anno di funzionamento ininterrotto.

Il terzo punto appena riportato, merita un approfondimento:

Se noi abbattiamo la carica patogena dell’aria mentre la sua concentrazione sta crescendo ne avremo sicuramente un vantaggio, si è dimostrato infatti, che i parametri del contagio sono:

il tempo di esposizione al patogeno, ma anche e soprattutto l’intensità del contagio.

Se veniamo esposti a livelli bassi anche se per lungo tempo, il nostro sistema immunitario riesce per così dire a “smaltire” l’infezione, mentre se veniamo esposti, anche se per breve tempo, a livelli importanti, le probabilità di contrarre la malattia aumentano vertiginosamente.

Ora, i sistemi chimici non possono essere usati in presenza di persone, ne consegue che i locali subito dopo l’intervento registrano un costante incremento di contaminazione che aumenta, fino alla sanificazione successiva.  Sapete tutti che l’azione del disinfettante si esplica al momento in cui viene impiegato, la sua azione termina in genere nel giro di pochi minuti. Questo tipo di disinfezioni vengono definite come sistemi ON/OFF proprio perché funzionano per pochi minuti e poi si interrompono. Con l’applicazione di questi sistemi fisici invece, la carica patogena viene costantemente controllata senza mai raggiungere dei livelli preoccupanti.

Una volta posizionato, Zefiro aspira l’aria ambiente dalla parte frontale facendola passare attraverso il filtro anteriore per togliere tutte le particelle di polvere grossolana che potrebbero creare delle microscopiche zone d’ombra ai microrganismi e quindi non garantire la piena efficacia dell’irraggiamento seguente.

Poi l’aria viene fatta passare attraverso le lampade e fuoriesce dalla parte superiore disinfettata.

La macchina è in grado di trattare, come detto, 300 metri cubi l’ora e può essere fornito con un supporto da pavimento per renderlo in un certo senso, portatile in base ai bisogni del momento.

Ma, concentriamoci per un attimo sul discorso del dimensionamento, abbiamo detto 300 metri cubi ora.

Normalmente per assicurare una buona efficacia di trattamento degli ambienti comuni (nelle camere operatorie si arriva a 16 ricambi ora) dovrebbero essere assicurati dai 3 ai 4 ricambi ora, quindi ogni unità sarà in grado di trattare efficacemente, considerando un’altezza dei soffitti mediamente di 3 metri, all’incirca 33 metri quadrati di superficie.

C’è però da operare una distinzione, non tutti gli ambienti hanno lo stesso afflusso di persone per cui avremo probabilità diverse di contagio e questo deve influenzare necessariamente il dimensionamento. Per cui avremo situazioni nelle quali questa metratura potrà essere aumentata ed altre in cui dovrà essere ridotta.

Abbiamo cercato di realizzare, in questa prima fase, una macchina più versatile possibile in modo da poter rispondere alle richieste di una più vasta gamma di utenti.

Colkim ha intenzione, nel medio termine, di creare una vera e propria linea Zefiro, con altri apparecchi di potenze ed impieghi diversificati in modo da poter rispondere a tutte le esigenze del mercato.

Come abbiamo già detto, la manutenzione dell’apparecchio consiste nella sostituzione del filtro anteriore che dovrà essere cambiato ogni 15 giorni, ma questo rappresenta un’operazione molto facile e veloce. I filtri sono esterni, magnetici, per cui con un semplice scatto si opera la sostituzione. I 24 filtri occorrenti alle sostituzioni annuali vengono forniti con l’acquisto della macchina.

Anche il modulo delle lampade deve essere sostituito una volta l’anno ed è compreso nel pacchetto di manutenzione annuale insieme ai 24 filtri.

Zefiro ha una garanzia illimitata; Colkim, in accordo con il costruttore, ha voluto con questa decisione dimostrare la completa affidabilità e qualità della macchina. Ovviamente per macchine la cui efficienza sia stata gestita e garantita dalla sostituzione dei filtri e del vassoio delle lampade.

 

 

I 5 buoni motivi per utilizzare Avion® Scarafaggi Gel

Advion Scarafaggi Gel è un’esca che unisce una matrice brevettata altamente appetibile ad un principio attivo unico, l’Indoxacarb, per il controllo completo di tutte le più importanti specie di scarafaggi. 

 1. Appetibilità 

Diversi studi hanno dimostrato che Advion Scarafaggi Gel è estremamente appetibile, piú della maggior parte dei gel presenti sul mercato. L’esca si mantiene stabile, appetibile ed efficace per almeno tre mesi dopo l’applicazione. 

In aggiunta, la sua formulazione è stata specificamente sviluppata per vincere l’avversione all’esca in gel mostrata da alcune popolazioni di scarafaggi. Syngenta è impegnata a monitorare qualsiasi cambiamento nella reazione degli insetti, per garantire la massima efficacia delle sue esche anche negli anni a venire. 

Fonte dati Syngenta Brasile: https://www.youtube.com/watch?v=IL0Ujl_tjkA 

2. Efficacia 

Advion Scarafaggi Gel è l’unico prodotto sul mercato che ha dimostrato un’efficacia potenziata grazie alla trasmissione terziaria.  

Questo permette un controllo migliore degli scarafaggi rispetto ai prodotti che portano alla sola trasmissione secondaria. 

3. Effetto domino e trasmissione terziaria 

ll leggero ritardo dell’effetto letale del principio attivo contenuto in Advion Scarafaggi Gel fa sì che le blatte, una volta consumata l’esca, abbiano il tempo di ritornare nel loro rifugio e contaminare altri individui. Il risultato è una significativa riduzione dell’infestazione ottenuta, nell’esclusivo caso di Advion Scarafaggi Gel, grazie ad un doppio effetto domino (trasmissione secondaria e terziaria). 

4. Controllo di un’ampia varietà di scarafaggi 

Advion Scarafaggi Gel è stato formulato specificamente per risultare appetibile alla maggior parte di scarafaggi infestanti tra cui: 

  • Blattella germanica (Blattella germanica) 
  • Scarafaggio nero (Blatta orientalis) 
  • Blatta americana (Periplaneta americana) 

5. Sicurezza 

Grazie al processo di bio-attivazione, gli enzimi interni dello scarafaggio convertono la molecola di Indoxacarb nella sua forma letale. Questa attivazione metabolica fa sì che l’Indoxacarb distingua efficacemente tra insetti bersaglio e organismi non bersaglio, come i mammiferi, cosí da consentire ai professionisti della disinfestazione di gestire al meglio il controllo degli insetti infestanti e i suoi effetti sull’ambiente. 

 

 

La mosca delle soffitte, Pollenia rudis

Il termine volgare anglosassone relativo a Pollenia rudis (“cluster fly” – mosche a grappoli e “attic fly” – mosche delle soffitte) deriva dalle abitudini degli individui alati di passare l’inverno in grande numero negli ambienti protetti. La specie si riconosce per la presenza di setole giallastre sul protorace e per le ali tenute a riposo sul dorso parzialmente sovrapposte una sull’altra.Talvolta centinaia o migliaia di individui si ammassano nelle parti superiori degli edifici all’interno di cavità nei muri, solai, soffitte, sottotetti, quasi sempre esposti a sud e a sud-ovest. Questi sono gli adulti dell’ultima generazione estiva (le larve sono parassiti nel terreno di lombrichi) i quali, all’avvicinarsi delle temperature più fredde, tendono a penetrare nelle abitazioni attraverso piccole fessure presenti nei cornicioni e nella copertura del tetto oppure insinuandosi nelle discontinuità dei serramenti di porte e finestre. Tale comportamento è legato alla progressiva diminuzione della temperatura esterna fra il giorno e la notte: le mosche si riposano sui muri riscaldati dal sole e, al tramonto, infestano i locali più idonei. Attratte dalla luce, solitamente si riuniscono in gran numero in prossimità dei vetri delle finestre e dei lucernari, dove risultano particolarmente fastidiose e moleste nelle giornate invernali insolitamente tiepide.

Con l’aumento delle temperature primaverili il fenomeno dello “svernamento” tende generalmente a scomparire, in quanto gli insetti che sono sopravvissuti si disperdono all’esterno, al fine di raggiungere luoghi più adeguati per l’alimentazione e l’attività riproduttiva.

Non è chiaro perché un edificio venga pesantemente infestato ed un altro, adiacente, simile per dimensioni, colore, età non lo sia. In ogni caso il fenomeno, nel tempo, potrà verificarsi di nuovo. Di conseguenza i fenomeni di svernamento nelle case non sempre dipendono da situazioni ambientali contigue al luogo infestato: i focolai larvali possono essere lontani e, per quanto riguarda Pollenia rudis, specie con forme giovanili nascoste nel terreno, rimangono praticamente sconosciuti e ingestibili.

Lotta e prevenzione

Sfortunatamente, una volta che gli insetti hanno colonizzato un edificio, risulta particolarmente arduo eliminarli. Quanto più grande e complessa è una struttura, tanto più è difficile ottenere risultati soddisfacenti. Anche dopo ogni trattamento spaziale possiamo osservare delle mosche in attività. Risulta più importante invece trattare le cavità e fessure colonizzate dai Ditteri con prodotti residuali oppure catturare direttamente gli insetti con un aspiratore. In molti casi l’utilizzo di una lampada luminosa è particolarmente indicato, specialmente se i siti di svernamento non vengono individuati.

Il metodo migliore per controllare queste invasioni è semplicemente quello di impedire agli infestanti di colonizzare gli ambienti antropici. Oltre a particolari attività d manutenzione e ristrutturazione dell’edificio, è necessario conoscere per quella determinata area geografica il periodo in cui è più probabile l’inizio del fenomeno. Una buona regola è quella dei trattamenti preventivi sui muri e sulle superfici a rischio, quelle più calde, a fine agosto-settembre: le formulazioni insetticide come “microincapsulati e sospensioni concentrate sembrano particolarmente indicate.

In alcuni paesi del Nord Europa viene utilizzata la lavanda come repellente nei confronti di questi insetti molesti.

 

DISINFEZIONE

Troppa informazione crea disinformazione!

In questo periodo il tema della disinfezione è all’ordine del giorno: se ne parla nella maggior parte delle trasmissioni televisive, nonché sul web e sui social.
Questa estrema attenzione porta purtroppo a veicolare messaggi e informazioni poco chiare e a volte sbagliate. Possiamo dire che la troppa informazione crea paradossalmente disinformazione.

Gli attori professionali coinvolti in prima persona in queste attività, si sentono inevitabilmente abbandonati, costretti a dover operare senza regole chiare, a navigare senza rotta in un terreno pieno di rischi.

Quello che noi consigliamo è di concentrarsi su quanto di più ufficiale vi è al momento, e che vi alleghiamo qui di seguito perché possiate leggerlo.

Scarica il Rapporto dell’ISS 
Scarica le linee guida di ANID

Vi invitiamo inoltre a consultare il sito del Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/portale/home.html che si sta adoperando a far chiarezza in questo mare di notizie poco attendibili. Non da ultimo ha istituito uno spazio dedicato alle Fake News, in cui elenca sinteticamente quali sono le notizie puramente false.

Sperando di aver fatto cosa gradita, vi ricordiamo anche l’appuntamento del Colkim Comunity Room di questa sera – Giovedì 14 Maggio alle ore 19,00 – in cui tratteremo anche noi il tema della disinfezione, con il prezioso aiuto di esperti di livello.
Per tutti i dettagli: http://www.colkim.it/it/iscrizione-ai-webinar/

Ora più che mai è indispensabile lavorare con professionalità, e per farlo non rimane altro che basare le proprie strategie di disinfezione sulle poche ma certe linee guida emanate dalle Autorità competenti ed Enti Associativi di riferimento.
Partner affidabili, insieme a momenti di formazione e informazione di livello, possono essere il corollario ideale.
#Colkimaltuofianco

Notrac Blox: comparative evaluation of the palatability of rodenticide baits through experimental field tests

Thanks to Giulia Sozio and Paolo Sposimo, of the NEMO Srl company, for the development and elaboration of this technical report.

Thanks also go to our friend and trusted professional Dr. Dario Capizzi, who guided us in the project.

TECHNICAL REPORT

Currently, the control of rodent populations is achieved, in almost all cases, by the administration of rodenticide baits. In order to be accepted and ingested by the target populations, these baits must be formulated in such a way as to guarantee adequate palatability.

The aim of the experimentation is to evaluate the palatability of 4 formulations of rodenticide baits with different composition.

The assessment of the palatability of the formulations was carried out through food choice experiments, consisting of field administration and subsequent statistical analysis of consumption (grams of bait consumed) detected over time by the target rodent populations.

The four products to be compared are all 0.005% bromadiolone paraffinated blocks + denatonium benzoate:

Product “A”, Product “B” and Product “C”: formulations of Italian producers.

Product “D”: NOTRAC BLOX (from the American company Bell Labs).

The study was carried out in Rome in two different areas (Picture 1):

• an Equestrian Club (hereinafter referred to as the “Riding School”), located along the banks of a river, in the middle of the metropolitan area.

• an Agricultural Cooperative, an agricultural area located in a Nature Reserve, just outside Rome (hereinafter referred to as “Agricultural Company”).

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Fig. 1. Aree di studio e posizioni degli erogatori: a sinistra l’Azienda Agricola e a destra il Maneggio
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Pict. 1. Study areas and Bait Stations positions: on the left the Agricultural Company and on the right the Riding School

Before starting the experiment, an inspection was carried out to confirm the presence of rodents in both areas with the positioning of 6 bait stations in each one, checked after 3 days (Stables) and 4 days (Farm). In both areas, the presence of rats (Rattus sp.) and mice (Mus musculus) was confirmed, therefore the experiment continued with positioning of the remaining bait stations.

Experimental design and positioning of the bait stations

The baits were administered in both areas with the same experimental design. The products, anchored to the specific pins, were placed in the bait stations in pairs, with 2 blocks per product positioned alternately (eg ABAB). Each pair therefore represented a direct comparison between two products, or trials. The pairs were assorted so that the six possible combinations were represented in equal numbers (N = 8; Table 1). Based on this design, each individual trial was replicated 8 times, and each formulation was administered in a total of 24 bait stations.

The bait stations have been positioned opportunistically in points deemed suitable or reported by local staff (e.g. along the banks of the river, inside huts with feed or cereals, near the stables, etc.). 12 points were selected in each area, and 2 stations 1-10 meters apart were positioned near each point, assorted so that all 4 products were available at each point (for example: around point 1 a station with AB products and one with CD products was positioned). This has been done to increase the chances that each rodent could come into contact with all four products and be subjected to at least two comparison trials.

Where necessary, the bait stations were anchored to the ground with wire, and coarse salt was also inserted inside them to limit the interference of slugs and snails. The use of insecticidal bait for ants was not necessary.

Time schedule and controls protocol

The bait stations were checked on alternate days 5 times (plus an initial 0 check for 12 stations to confirm the presence of rodents; Table 2).

At each check, a bait station was defined “visited” when there were clear traces of consumption (reduction of the bait, clear grooves of the incisors) or rodent excrement inside (Picture 2). The residual baits were weighed using a spring balance (precision 1 g) to quantify their consumption, obtained by difference with respect to the weight of the previous check. The blocks worn for more than half of their weight have been replaced to ensure greater product availability. Finally, the position of the baits inside the stations was reversed at each check to exclude any effects due to the position and / or experience of the rodents (for example, if at the first check the products were positioned according to the ABAB scheme, at the subsequent check their position was reversed, according to the BABA scheme).

Data analysis

The data were analyzed at different levels:

BAIT STATIONS INSPECTIONS: in this phase the probability of visiting the bait stations  was analyzed (1 = visit, 0 = non-visit), regardless of the quantity of bait consumed. The results are therefore to be referred to the effect of the attractiveness of the baits towards rodents, who are pushed to enter the station and possibly taste the product.

Statistical analysis: binomial models with the glmer function (lme4 package) on the open access R software. Error structure: random = 1 | bait station / control.

CONSUMPTION: this figure reflects the degree of preference of the rodent towards the products. Once entered in the bait station, the rodent will tend to consume more what is most palatable. This analysis was carried out at the level of:

– Total consumption, obtained from the total sum of consumption in the 10 days of the test. The results give a measure of how much the products are consumed overall compared to each other in multi-day administrations.

Statistical analysis: analysis of variance with the functions lme (nlme package) and anova; post-hoc test with the glht function (multcomp package) on R. Error structure: random = 1 | bait station.

Statistical analysis: testing the differences with the lme (nlme package) and anova functions on R. Error structure: random = 1 | bait station / control.

RESULTS AND DISCUSSION

Species detected

The excrements and signs of consumption attributable to rats (Rattus sp.) and mice (Mus musculus) were detected in the bait stations, with a greater abundance of signs of rats in the riding area. We report the direct discovery of a specimen of Rattus sp. (probable R. norvegicus) died near a bait station placed near the river bank at the stables. It was not possible to proceed with an autoptic examination of the specimen, however its finding near the bait station, the presence of very marked grooves of the incisors on the residue of the bait blocks, and the presence of traces of blood inside the bait station, make it highly probable that the rat died following the ingestion of the baits. Despite the discovery of a (probable) specimen of R. norvegicus, it cannot be excluded that there were also individuals of R. rattus in the area. In the riding area, the presence of mice was also detected directly following the escape, on two occasions, of individuals who were inside the bait stations during the check. The same direct sighting of mice during the control took place in the area of ​​the farm, where a dead specimen of M. musculus was found inside one of the bait stations, with traces of blood on the tail (Picture 2).

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Fig. 2. Esempi di tracce di consumo rinvenute all’interno degli erogatori
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Pict. 2. Examples of traces of consumption found inside the Bait Stations

The visits of the Bait stations

In the 10 days of administration, 37 bait stations out of 48 (77%) were visited at least once, of which 18 at the farm and 19 at the riding school. For unidentifiable reasons, 11 bait stations have never been visited and have therefore been excluded from consumption analyzes. The inclusion of such data would in fact have influenced the results by incorrectly reducing the differences between the products, since zero consumption would not have been attributable to the same palatability but rather to the absence of a visit.

The visits to the bait stations were generally more frequent in the riding area, where, however, they gradually decreased during the 5 controls. On the farm, however, visits to the bait stations have remained at lower but more constant levels over time. In both areas there was an increase in visits to control 2 (see also the results relating to bait consumption).

In general, there has been a reduction in visits to regulators over time, probably due to the death of individuals following the intake of the rodenticide.

Visits to bait stations containing different products seem to follow the same type of trend over time, with the exception of product B which, following a larger initial increase, seems to decrease faster. Statistical analyzes, however, did not reveal significant differences in the visit rate by product
(p> 0.05).

Therefore, there does not seem to be a product that attracts rodents better or earlier than the others.

It should be noted that these results refer exclusively to the attractiveness of the products, that is, to the probability that a rat visits the bait station regardless of the extent of consumption (analyzed in the following paragraphs).

Consumption trend

Total consumption (sum of consumption of all bait stations) had a similar trend in the two areas (Picture 3), with a first increase in control 2 and a subsequent gradual decrease. This trend, which reflects that of visits to the bait stations, is probably due to the overcoming of the initial mistrust by rodents, followed by the progressive death due to the consumption of baits.

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Pict. 3. Total bait consumption (sum of all Bait Stations) in the two areas at each control.

Differences between products – Overall level

Overall, consumption reveals a clear pattern, similar in both areas, where product D was the most consumed and product B the least consumed. There is also a certain variability in consumption between different bait stations, showing a highly heterogeneous situation with some highly frequented and consumed stations, and others much less (Picture 4).

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Pict. 4. Total consumption of the four products (sum of all Bait Stations and all controls)

The analysis of variance confirms that the differences in total consumption between products are statistically significant overall (p <0.0001), and the result does not differ in the two areas (product interaction * area: p> 0.5).

Post-hoc tests reveal that the only non-statistically significant differences are those between product A and products B and C. Between A and B the absence of significance could depend on the size of the sample and not on a real absence of differences, also whereas between A and C the difference is significant.

Overall, therefore, the consumption ranking is D> C = A ≥ B.

SUMMARY OF RESULTS AND CONCLUSIONS

There was a peak in visits to the bait stations and consumption at the second checkup, followed by a gradual reduction over time (probable overcoming of the initial distrust followed by death by ingesting rodenticides).

There does not appear to be a product that induces rodents to visit a station more frequently or earlier than the others.

The product that denotes the greatest palatability, both overall and compared individually with other products, is Notrac Blox.

The differences between the products are the same regardless of the area and control, testifying to the general validity of the test results.

 

Il monitoraggio della Cimice Asiatica

La cimice asiatica (Halyomorpha halys) è una specie invasiva che negli ultimi anni ha colonizzato il Nord e alcune aree del Centro Italia. E si appresta ad invadere anche il Sud! Questo insetto (famiglia Pentatomidae), come le classiche cimici verdi e marroni nostrane, durante il periodo più freddo dell’anno tende a insediarsi in ambiente urbano, occupando in gran numero zone asciutte e riparate come porticati, abitazioni, palestre, magazzini, aziende alimentari, ecc. Tuttavia questo grosso fastidio temporaneo per la popolazione è ben poca cosa rispetto al danno economico nel settore agrario, determinato dagli attacchi di questo infestante a numerose piante coltivate (cereali, ortive, alberi da frutta, ornamentali) e forestali. Adulti e forme giovanili tendono a perforare con l’apparato boccale i tessuti vegetali della pianta ospite, provocando problemi rilevanti alla maturazione dei frutti e produzione di semi, con eventuale trasmissione di fitopatogeni. Già ad aprile gli adulti tornano in attività, abbandonando i ricoveri invernali, e nel mese successivo vengono deposte le prime uova (alcune centinaia). In Europa si osserva un’unica generazione all’anno, mentre in Italia di norma ce ne sono due, parzialmente sovrapposte. In un contesto di lotta integrata, è chiaro che il monitoraggio risulta fondamentale per conoscere le dinamica di popolazione e la distribuzione spaziale della cimice asiatica a livello locale. Indubbiamente il sistema PHEROCON di Trecè risulta molto efficace per un approccio conoscitivo, soprattutto se le trappole adesive innescate con il dispositivo per l’emissione del feromone specifico di aggregazione vengono fissate orizzontalmente sulla vegetazione e risultano ben esposte. In presenza di alberi ed arbusti l’altezza ottimale è di circa 2 m dal terreno, preferendo i rami principali e il tronco, mentre sulle piante erbacee i sistemi di cattura vanno ancorati, magari su un tutore oppure un paletto di legno, a circa 1 metro dal suolo. Si posizionano almeno due trappole per sito da controllare, preferendo i margini del frutteto e specialmente le siepi di confine, dove è più facile individuare l’infestante prima che abbia già colonizzato l’area produttiva. Il controllo deve essere effettuato settimanalmente e l’attrattivo va sostituito ogni 3 mesi: il periodo di attività della cimice asiatica in campo può durare da aprile/maggio fino ad ottobre, dipendendo dalle condizioni ambientali e dal tipo di coltura. Purtroppo la lotta a questo fitofago risulta complessa e di difficile soluzione. Attualmente vengono usati prodotti chimici fitosanitari, associati a specifiche reti anti-insetto, ma il futuro sembra associato alla lotta biologica, con l’utilizzo dei parassitoidi in grado di attaccare le uova della cimice. La specie più promettente è Anastatus bifasciatus, piccolo imenottero autoctono allevato in alcune biofabbriche e disponibile già da maggio di quest’anno per la prima immissione sperimentale negli ambienti agricoli da bonificare.
Altri articoli che menzionano questo infestante:

Voi chiedete, noi rispondiamo: quale trappola scegliere per eliminare le mosche svernanti (Pollenia rudis) in locali infiammabili?

La trappola Titan® 300 è progettata per far fronte a grandi infestazioni di insetti volanti e può essere efficacemente utilizzata contro la Pollenia rudis. L’unità è conforme alle relative norme europee e, come tale, ha superato tutti i test di sicurezza. È interamente realizzata in metallo, solida e adatta per applicazioni professionali.

L’uso in locali in cui una supervisione giornaliera è difficile, combinata con una potenziale grossa infestazione di mosche, porta alla necessità di rimuovere il vassoio di raccolta dell’unità e di collocare al suo posto, al di sotto della trappola, una grande scatola non infiammabile per raccogliere le mosche morte.

Se il vassoio non viene rimosso, gli insetti morti possono accumularsi e toccare la griglia elettrificata aumentando il rischio di incendio.

L’installazione deve essere conforme al manuale di istruzioni fornito con l’unità.

Inoltre, occorre prendere nota dei seguenti suggerimenti:

  • Non installare mai l’apparecchiatura in un’area in cui esiste il rischio di esplosione a causa dell’elevata concentrazione di polvere / vapori nell’aria (zone Atex)
  • Installare la trappola in modo tale che la distanza tra la grande scatola di raccolta non infiammabile e l’unità sia sufficiente per evitare il rischio che il mucchio di insetti morti raggiunga la griglia di cattura
  • La scatola di raccolta, preferibilmente in metallo, dovrebbe essere abbastanza grande da catturare tutti gli insetti morti successivamente alla loro elettrocuzione sulla griglia di uccisione
  • Non dovrebbe esserci materiale infiammabile attorno al lato inferiore dell’unità
  • La scatola di raccolta dovrebbe essere svuotata regolarmente e la trappola deve essere controllata, in particolare la griglia elettrificata
  • Una valutazione dei rischi di incendio nei locali deve essere condotta dai proprietari o dai tecnici responsabili.

Liberamente tradotto dal Blog di PestWest

La battaglia dei tubi

Per molti anni, PestWest ha unito scienza e tecnologia applicativa per fornire una vasta gamma di Trappole a luce UV professionali e specializzate. Componente essenziale di questa gamma, e parte dell’impegno di PestWest nella “scienza degli insetti volanti”, è l’innovazione della gamma di tubi a luce ultravioletta (UV) Quantum BL che risponde alle specifiche più elevate.
Mantenendo il tema “verde”, è stata fatta una scelta di risparmio energetico per ridurre il consumo di energia già nel 1997, quando PestWest si rivolse alla Sylvania Lighting International (SLI) per sviluppare una nuova lampada per attrarre le mosche.
Fino a quella data, lo standard industriale accettato era il BL350 basato sulla tecnologia al fosforo allora disponibile.
SLI ha applicato le conoscenze acquisite da un’ampia ricerca sponsorizzata da PestWest in collaborazione con entomologi ed è nata la tecnologia dei tubi Quantum BL.
I fosfori utilizzati nella gamma Quantum BL sono sempre stati al 100% senza piombo. Fino a poco tempo fa, solo le guarnizioni che contenevano gli elementi di filamento all’estremità delle lampade erano fatti di vetro al piombo a causa del punto di fusione più basso e anche questo ora è cambiato.
Allo stesso modo, la quantità di mercurio utilizzata per ogni lampada è il più basso livello raggiungibile coerentemente con tecniche di produzione affidabili.
PestWest e SLI, da oltre un decennio, hanno utilizzato il fosforo su base acqua a basso impatto ambientale, con l’ulteriore vantaggio di mantenere alta l’emissione di UVA.
Quindi le lampade Quantum BL sono sempre state ecologiche, anche prima che fosse di moda essere “verdi”.
La distribuzione dello spettro di luce UV prodotta dalle lampade Quantum BL è progettata per adattarsi perfettamente allo spettro di sensibilità della mosca domestica. Inoltre, le lampade Quantum BL offrono una maggiore resa di luce UV rispetto alle lampade standard che attraggono più insetti e coprono un’area più ampia.
Uno sguardo più ravvicinato alla gamma Quantum BL rivela che PestWest ha sempre tenuto come principale obiettivo l’HACCP fornendo a queste lampade un rivestimento infrangibile. Uno dei migliori materiali per i rivestimenti infrangibili è il FEP: sicuramente è quello più costoso ma è il migliore che l’industria offre e viene utilizzato esclusivamente nella gamma di lampade UV di alta qualità PestWest.
Il rivestimento FEP è caratterizzato da un’ottima resistenza agli urti e garantisce la conservazione del vetro. Non si scioglie, non si scheggia, e non scolorisce o sgocciola ed è conforme alle disposizioni internazionali IEC 61549 riguardanti i rivestimenti dei tubi infrangibili.
Caratteristiche principaliQuantum BL350 BL
Senza piombo
Mercurio ridotto
Fosfori a base acquosa
Distribuzione ottimale dello spettro
Elevata emissione di UVA
Resistente alla frantumazione
Varie dimensioni e lunghezze

DIMINUZIONE DELLE EMISSIONI DI RAGGI UVA NEL TEMPO
Lo studio sull’emissioni di luce UVA riportato nel grafico sopra compara i tubi Quantum® di PestWest con diversi tubi UVA BL368 di varie marche

Linee Guida BASF®: Fourmidor®, esca per il controllo delle colonie di formiche 

  • Effetto a cascata del fipronil a basso dosaggio
  • Formulazione melata per una grande appetibilità
  • Soluzione pratica per il controllo dell’intera colonia di formiche
  • Utilizzo semplice e veloce sia in ambienti interni che esterni

Utilità del fipronil a basso dosaggio

Fourmidor® introduce nel mercato professionale Italiano del controllo delle formiche la potenza insetticida e la grande affidabilità della sostanza attiva fipronil, già utilizzata nell’esca di riferimento nella lotta agli scarafaggi, il Goliath® Gel.

Il fipronil è un insetticida della famiglia dei Fenil-pirazoli e funziona a dosaggi molto bassi.

A differenza di altri attivi come organofosfati, carbammati e piretroidi, il fipronil agisce sul canale del cloro regolato dal GABA (Acido Gamma-Ammino-Burittico) fra i neuroni, diminuendo l’inibizione periodica degli impulsi elettrici e portando alla morte per sovraeccitazione gli insetti obiettivo del trattamento.

Questo rende particolarmente prezioso il suo utilizzo anche nelle strategie di controllo che mirano a ridurre lo sviluppo di resistenza agli insetticidi.

Irresistibile formulazione in gel liquido, simile alla melata degli afidi

Fourmidor ® è efficace contro le più comuni specie di formiche, tra cui  ad esempio le formiche nere (Lasius niger) e le Lasius flavus, oltre ad altre diverse altre specie della sotto-famiglia Formicinae.

Fourmidor ® ha una formulazione in gel liquido, simile al miele, in quanto le ricerche e l’esperienza hanno confermato che le formiche sono molto più attratte dalle esche piuttosto liquide a base di carboidrati, invece che da quelle in gel più solidi. Data l’altissima appetibilità, quest’esca viene consumata velocemente dalle formiche, che tra l’altro non riescono a rilevare la presenza del principio attivo, e mantiene la sua attrattività ed efficacia per un lungo periodo di tempo.

Fourmidor®, che agisce sia per contatto sia per ingestione, viene raccolto dalle formiche operaie e rapidamente portato nel nido perché l’intera colonia se ne possa nutrire, secondo un comportamento di condivisione del cibo noto come trofallassi. E’ proprio grazie a questo processo di condivisione del cibo che la sostanza attiva presente nel Fourmidor® arriva a tutti i membri della colonia e permette il raggiungimento del controllo completo.

Fourmidor ® è un’ esca insetticida professionale che permette di controllare le infestazioni di colonie di formiche in modo completo.

Fourmidor ® è una formulazione pronta all’uso a base di un insetticida altamente efficace, il fipronil, che permette di ottenere risultati duraturi.

Fourmidor ® sfrutta il comportamento alimentare delle formiche per permettere un controllo rapido e completo di tutta la colonia.

Fourmidor ® grazie alle sue pratiche cartucce, permette di effettuare trattamenti mirati, economici e con un basso impatto ambientale.

Controllo rapido dell’intera colonia

La concentrazione allo 0,05% di fipronil è attentamente bilanciata per far sì che le formiche che consumano il Fourmidor® abbiano il tempo sufficiente per condividere il prodotto con tutta la colonia prima di soccombere.

Le ricerche dimostrano che l’insetticida inizia ad avere un effetto letale tra le 12 e le 24 ore dall’ingestione. Formiche operaie, larve e le regine muoiono dopo un consumo anche ridotto di prodotto, portando all’eliminazione dell’intera colonia in 10-14 giorni.

Soluzione pratica e veloce per trattamenti sia in ambienti interni che esterni

Fourmidor ® è un’esca insetticida per formiche venduta in formulazione gel liquido pronto all’uso e permette un’applicazione mirata, facile e veloce nelle aree infestate senza necessità di diluizione o di utilizzo di apparecchiature spray.

Il prodotto è stato pensato per l’uso sia all’interno che intorno agli edifici residenziali e commerciali.

Non sono necessari particolari requisiti o precauzioni per garantire la sicurezza durante applicazioni, manipolazioni o per lo stoccaggio.

Il contenuto ridotto di principio attivo, nonché l’utilizzo mirato, rendono Fourmidor® un prodotto con un impatto ambientale molto ridotto.

Utilità e convenienza

Fourmidor ® viene venduto in confezioni da 25 g a garanzia di un’applicazione
molto comoda e veloce.

Si consiglia di applicare una goccia di circa 3-4 mm di diametro (del peso approssimativo di 0,03g) ogni 30 cm lungo i camminamenti delle formiche.

Per ottimizzare l’azione, le gocce devono essere posizionate su superfici orizzontali e non assorbenti o porose. Nelle applicazioni all’aperto, i punti esca dovrebbero essere protetti dalla pioggia utilizzando coperture idonee, ove possibile.

Si consiglia di controllare le aree trattate ogni 1-2 settimane dall’applicazione iniziale. Se dopo tale periodo si nota ancora attività da parte delle formiche nonostante il consumo totale dell’esca, significa che si è in presenza di un’infestazione particolarmente vasta o impegnativa, può pertanto rendersi necessaria un’ulteriore applicazione di prodotto.

In condizioni normali, ciascuna cartuccia da 25 g di Fourmidor® è sufficiente per trattare infestazioni che si estendono su circa 250 metri di camminamenti delle formiche.

Linee Guida BASF®: approfondimento sul Goliath® Gel per il controllo degli scarafaggi

Il prodotto di riferimento nel controllo degli scarafaggi

  • Rapidi risultati e persistenza nel tempo
  • Effetto a cascata per il controllo dell’intera colonia
  • Basso dosaggio per una maggiore convenienza e sicurezza
  • Applicazione facile, rapida e precisa

Basso dosaggio a favore della convenienza

La particolare modalità d’azione del principio attivo fipronil consente di ridurre il trattamento con Goliath® Gel di almeno il 60% rispetto a qualsiasi trattamento con prodotti alternativi presenti in commercio.

Grazie alla speciale pistola dispensatrice di prodotto, si riescono a posizionare molto bene e con precisione piccoli punti esca anche nei luoghi meno accessibili.

I punti esca di Goliath® Gel risultano estremamente stabili e inodori. Questo, insieme al fatto che in caso di contatto
con la pelle il fipronil viene assorbito molto lentamente, fa sì che aree sensibili come ambienti domestici e luoghi pubblici possano essere trattate con il minimo disturbo per persone o animali domestici.

Effetto a cascata per conseguire il controllo della colonia

Il vantaggio di Goliath® Gel consiste nel fatto che prima di morire le blatte avvelenate (per contatto e per ingestione) ritornano ai propri rifugi, dove gli altri scarafaggi si nutriranno delle loro feci e dei loro resti.

Lo speciale principio attivo Fipronil, viene prontamente trasferito da uno scarafaggio all’altro e la sua particolare modalità d’azione ne prolunga l’attività anche dopo diversi trasferimenti da uno scarafaggio all’altro.

In tal modo aumenta il numero di scarafaggi uccisi da un singolo punto esca grazie al cosiddetto “effetto a cascata” che aumenta proporzionalmente alle dimensioni della popolazione. Tale effetto permette inoltre che il fipronil raggiunga anche le ninfe e le femmine con ooteca che raramente si allontanano dai loro rifugi, ottenendo così il controllo completo dell’infestazione.

L’effetto duraturo di Goliath® Gel è ulteriormente potenziato dalla sua particolare formulazione che, una volta posizionata, rimane appetibile, stabile e attiva fino a 12 settimane, fornendo un’ulteriore protezione dalla ricolonizzazione di popolazioni non trattate eventualmente presenti nelle vicinanze.

  • Goliath® Gel è la soluzione che permette di ottimizzare il costo del trattamento anti-scarafaggi.
  • Goliath® Gel è una formulazione pronta all‘uso a base di fipronil, un insetticida di avanzata concezione che esplica un‘azione rapida e potente.
  • Goliath® Gel si applica con facilità e rapidità, e permette di conseguire il controllo degli scarafaggi in modo  veloce, duraturo ed economico.
  • Goliath® Gel si applica in modo mirato e grazie alla sua particolare formulazione agisce anche nelle aree più critiche degli ambienti da trattare.

Azione rapida e affidabile

L’effetto duraturo di Goliath® Gel è ulteriormente potenziato dalla sua particolare formulazione che, una volta posizionata, rimane appetibile, stabile e attiva fino a 12 settimane, fornendo un’ulteriore protezione dalla ricolonizzazione di popolazioni non trattate eventualmente presenti nelle vicinanze.

E’ attivo contro le principali specie di scarafaggi, tra le quali Blatella Germanica, Blatta Orientalis, Periplaneta Americana e Supella Longipalpa (scarafaggio dei mobili).

Un singolo punto esca da 0,03g di Goliath® Gel è in grado di uccidere 1000 scarafaggi grazie all’effetto cascata ed alla sua formulazione estremamente appetibile, anche in presenza di altre fonti di cibo.

Ciò significa che l’alimentazione inizia rapidamente dopo l’applicazione e che gli scarafaggi muoiono entro poche ore da una singola ingestione.

Il prodotto di riferimento nel controlo degli scarafaggi

Goliath® Gel contiene 0,05% di fipronil in un’esca in gel stabile e molto appetibile. È disponibile in cartucce da 35g, contenenti ognuna un quantitativo di gel sufficiente per produrre oltre 1100 punti esca da 0,03g. La frequenza di applicazione consigliata varia in funzione del tipo di scarafaggio e del livello di infestazione.

Frequenze di applicazione raccomandate di Goliath® Gel (punti esca richiesti*)
Tipo di scarafaggio Infestazione normale Infestazione pesante
Blattella germanica1 punto/m22 punti/m2
Blatta orientalis2 punti/m23 punti/m2
Periplaneta americana2 punti/m23 punti/m2

*  Punto esca standard di 0,03g per metro quadrato di superficie da trattare.

In situazioni standard e per infestazioni “normali” da Blattella germanica, si raccomanda di utilizzare un numero di punti esca come riportato nella tabella sottostante.

Dosaggi consigliati di Goliath® Gel in ambienti domestici e commerciali
Situazione Punti esca richiesti**
Appartamento – cucina 10 – 25 punti
Appartamento – bagno Fino a 12 punti
Appartamento – altre stanze Fino a 12 punti
Cucina commerciale ** 100 – 300 punti
Bar/ ristorante ** 60 – 100 punti

* Punto esca da 0,03 g
** Si presumono dimensioni medie (40-50 coperti)

Con questo presupposto, un tubetto da 35g di Goliath® Gel sarà sufficiente per trattare più di 20 appartamenti o diversi locali di ristorazione di grandi dimensioni.
La pulizia preliminare delle aree da trattare migliorerà l’azione di Goliath® Gel minimizzando eventuali altre fonti di alimentazione.
Durante, prima e dopo il trattamento con Goliath® Gel non devono essere usati altri insetticidi repellenti per evitare che gli scarafaggi siano scoraggiati dal cibarsi di quest’esca.