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Rubrica di Dario – N.2: Associare due principi attivi migliora l’efficacia di un rodenticida?

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L’associazione di più principi attivi è una pratica diffusa nel pest control, e riguarda per lo più famiglie di biocidi diverse dai rodenticidi, soprattutto gli insetticidi. In questi ultimi, infatti, si assiste spesso alla combinazione di due principi attivi nello stesso formulato, e ciò viene fatto per rispondere a due diverse esigenze, combinando quindi sostanze diverse. Il primo obiettivo è quello di combinare un’azione abbattente ad una residuale, garantendo quindi sia una buona efficacia iniziale del biocida che un suo effetto prolungato. Il secondo è quello di impedire lo sviluppo di fenomeni di resistenza, ed in questo caso ad essere abbinati sono soprattutto principi attivi di diverse famiglie. La probabilità che un individuo sia resistente a due diverse famiglie di principi attivi, infatti, è molto bassa.

Viene a questo punto spontaneo domandarsi se questi ragionamenti siano applicabili o meno anche per i rodenticidi, soprattutto in considerazione del fatto che in commercio esistono formulati che prevedono proprio l’abbinamento di due principi attivi. Negli scorsi decenni in commercio esistevano formulati che contenevano l’abbinamento di warfarin e sulfachinossalina, un farmaco veterinario, sulla cui maggior efficacia rispetto alla formulazione contenente il solo warfarin, tuttavia, non vi era accordo unanime.

Attualmente vi sono in commercio formulati che abbinano due differenti anticoagulanti, il cui valore aggiunto, a detta dei distributori, consisterebbe nella minore probabilità di sviluppare resistenza. In realtà, l’associazione di due principi attivi anticoagulanti non comporta alcun vantaggio. Si tratta, infatti, di principi attivi della stessa famiglia, provvisti del medesimo meccanismo d’azione, la cui associazione non garantisce quindi alcun beneficio aggiuntivo rispetto all’azione del più potente dei due per aggirare il fenomeno della resistenza.

Almeno in teoria, l’unica associazione che potrebbe avere senso (fermo restando che necessiterebbe di essere opportunamente sperimentata) sarebbe quella fra un anticoagulante ed uno dei vecchi veleni acuti, provvisti, questi sì, di meccanismi d’azione differenti. Tuttavia, come noto, i rodenticidi acuti non sono disponibili sul mercato, e tale possibilità rimane, appunto, solo teorica. Qualora fosse possibile, comunque, comporterebbe la rinuncia al principale punto di forza degli anticoagulanti, e cioè quello del ritardo con cui si manifestano i sintomi dell’intossicazione rispetto all’ingestione della dose letale, che è poi la chiave del loro successo.